martedì 11 gennaio 2011

News letter Gennaio-Agosto 2011 + Patagonia di Dicembre


Cari Tutti,
eccoci qui con le Dolomiti strapiene di buona neve che continua a scendere dal cielo.
Da oggi la mia newsletter sarà inserita nel mio blog e potrà essere consultata da tutti spontaneamente e su invito via email alla mia mailing list per cercare di essere meno invadente possibile. A questo proposito mi scuso con chi la riceve senza volerlo.
SCIALPINISMO
Sta avendo buon esito l'itinerario scialpinistico dal Pordoi a Cortina in 3 giorni uscito sulla Rivista del CAI di dicembre scorso e che propongo su richiesta di piccoli gruppi con prezzo a partire da 2 persone. Cliccando sulle proposte evidenziate andate direttamente alla scheda dettagliata.
A proposito di Scialpinismo, oltre alle Dolomiti, propongo con data 2-5 aprile la traversata dell' Oberland Bernese, un "must" da sempre! L'Oberland Bernese è, secondo me, il gruppo montuoso dalle dimensioni più "himalayane" delle Alpi.
Nelle Dolomiti sono possibili le gite giornaliere con le pelli di ogni impegno e lunghezza, anche per chi volesse avvicinarsi a questa meravigliosa attività con l'uso combinato degli impianti per raggiungere belle cime con poca salita e lunghe discese. Insomma ce n'è per tutti i gusti!
ICE CLIMBING
Nelle gole di Sottoguda, a Colfosco e dintorni le Cascate di Ghiaccio sono formate benissimo. Sia per gli esperti che per chi volesse iniziare metto a disposizione l'attrezzatura senza costo aggiuntivo.La falesia del Sas Dlacia (S.Cassiano Alta Badia) raggiungibile con gli sci dalla pista Armentarola o camminando 20 min. è ottimamente attrezzata.
CIASPE
Oltre alle gite giornaliere su richiesta propongo il week end 12-13 febbraio nel Regno di Fanes terminando a Cortina che rappresenta una delle più belle gite delle Alpi tutte per la bellezza del luogo in cui si svolge assieme all'accoglienza strepitosa del rifugio Fanes.
FREERIDE
Per tutta la stagione invernale nelle Dolomiti propongo Giornate di Freeride di diverso impegno e tipo. Vedere la scheda dettagliata.
Sci a La Grave in Francia, uno dei più bei posti al mondo per sciare, infatti non esiste neppure una pista! la notte tra il 27 e il 28 febbraio nevicherà. X info scrivetemi. Date: (quindi) 27 e 28 febbraio!
Il 7 e 8 maggio in Marmolada presso il Rifugio Pian dei Fiacconi Stage fuoripista di SCI-TELEMARK-SNOWBOARD con guide alpine e maestri di sci. Ski test e serata musicale con la rock band Frozen Rats (di cui mi onoro di far parte!)
TREKKING
Sardegna Selvaggio Blu in versione Classica e "Soft" dal 22 al 27 aprile con due guide per due gruppi. Il più bel trek italiano, oltre che il più impegnativo, è ormai per me garanzia di qualità assoluta dopo averlo in parte ideato e percorso oltre 25 volte. Se amate il trekking questo è il massimo che possiate desiderare: provare per credere!
Nepal-Campo Base dell' Annapurna dal 6 al 17 aprile. Si tratta di un trek dall'impegno fisico non banale ma dalla bellezza straordinaria a causa della varietà del paesaggio.La "modesta" altitudine massima (4200m) lo rende fattibile in pochi giorni di cammino e l'itinerario presenta diverse varianti ed è ad anello (non è l'Annapurna Circuit!) consentendo di visitare molti luoghi: tutti molto suggestivi. .
Nepal-Alto Mustang 4-15 agosto. A piedi nel deserto del regno di "LO" tra Daulagiri e Annapurna su ottimi sentieri. Consigliato anche per famiglie con figli dai 9 anni in su. Click sul nome del programma per andare alla scheda dettagliata.
SPEDIZIONI
Patagonia Volcan LAUTARO dall 1 al 18 dicembre 2011. Una cosa particolare per scialpinisti particolari (fattibile anche con splitboard) in uno dei posti più incredibili della terra.
SERATE-CONFERENZE
In occasione del 130ennale del CAI Ligure presenterò dall' 1 al 3 marzo a Sanremo, Savona e Genova il mio filmato GUIDA ALPINA Visione autocritica tra avventura e realtà di una professione affascinante quanto difficile. Sul sito Cai ligure presto i dettagli.

Infine vorrei ringraziare i miei sponsor
per gli ottimi materiali che mi forniscono per la mia attività professionale e personale in montagna, e che vi consiglio a occhi chiusi, certo della loro ottima qualità.
Informazioni e iscrizioni info@marcellocominetti.com ++39.327.7105289



domenica 19 dicembre 2010

LETTURE "CONTRO" PER PICCOLI E GRANDI

Qualche anno fa, appena sbarcato da un volo proveniente da Buenos Aires, venni invitato a cena a casa di amici ai quali avevo promesso che avrei portato qualcosa di tipico da mangiare.
Mi presentai con una scatola di Baci Perugina e mi sentii dire: ma questo non è un cibo tipico argentino!? Come no, risposi, in Argentina ne vanno ghiotti tutti, quindi laggiù è diventato un dessert tipicissimo. Ormai di tipico non esiste quasi più nulla e la scatola di Baci l’avevo comprata nell’aeroporto di Fiumicino.
Esordisco con questo episodio per parlare di due libri identici ma diversi, uno per bambini, uno no. Trovateci voi la relazione.
Il primo s’ intitola L’Albero, scritto da Shel Silverstein (ed.Salani) e racconta di un albero, che diventa amico di un bambino che gioca ai suoi piedi. Il bambino cresce e chiede all’albero un sacco di cose: di incidere sul suo tronco il nome della fidanzata, di dargli i suoi rami per fare il fuoco per scaldarsi, di mangiarne ovviamente i frutti, fino a chiedergli il suo tronco per costruirsi una barca per fuggire e, infine, di potersi sedere, ormai vecchio, sul suo ceppo. Ogni volta l’albero è felice di aiutare il suo amico e questo approfitta senza indugi di tanta disponibilità. E’ la benevolenza innata della Natura verso la cupidigia umana che la sfrutta finché può.
La stessa contrapposizione Natura magnanima-Uomo sfruttatore la ritroviamo, nelle pagine estreme di Enrico Manicardi e il suo tomo di oltre 500 dense pagine: Liberi dalla Civiltà, (ed. Mimesis) un saggio pesante che rende leggeri.
Manicardi prima di tutto provoca ma illustra anche dettagliatamente il perché del suo scagliarsi contro ogni forma di civiltà cui l’uomo si sia dedicato da quando da cacciatore-raccoglitore si è trasformato in agricoltore stanziale.
Secondo Manicardi è soprattutto la paura che regola ogni rapporto interno alla nostra società odierna. Economia, tecnologia, religione, dominio politico e addirittura cultura, vengono analizzate dalle origini fino alle conseguenze attuali e vengono ricondotte alla paura insita nell’essere umano che si aggrega, allea, prega, conta, calcola, esamina, studia, mangia e immagazzina al fine di allontanare lo spettro della morte considerando la Natura un mezzo per proteggersi, quando non da cui difendersi, ottenendo chiaramente l’effetto opposto.
Il libro propone soluzioni difficilmente praticabili, estreme come poche ma ben pianificate, pur nella loro solo apparente assurdità. Soluzioni che fanno pensare di doverci dirigere lungo strade diverse da quelle che ci hanno portato inutilmente dove siamo oggi.
Entrambi i libri mettono l’accento sull’importanza di un’armonia individuale con la Natura da cercare davvero lontano da dove l’abbiamo trovata fin’ora.
Leggendoli mi sono sentito profondamente d’accordo. Li consiglio a voi e ai vostri figli.
Due regali da farsi e da fare al posto dell’IPad o della PS3, per cambiare, ognuno nel suo piccolo, direzione e andare verso il sole.

venerdì 3 dicembre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

Egidio Nicora Fotografo in Genova

Passeggiare dopo una nevicata col cielo ancora grigio di nuvole grasse tra le tombe del cimitero di Staglieno o scansare i cavalli imbizzarriti di un’antica corsa ippica sarda e selvatica non per turisti.
Passare la notte tra i mercanti di pesce del mercato di Piazza Cavour o seguire un gruppo di scalatori di sassi.
Imbarcarsi su una lancia di pescatori di tonni, spiare la vestizione di una sposa o bazzicare intorno a una gozzo in costruzione – tutto con la macchina fotografica al collo – è quello che fa Egidio Nicora, fotografo e filosofo genovese.
Il bello è che poi queste storie per immagini prendono corpo nel fiume di parole che Egidio racconta e che mette per iscritto.
Me lo vedo mentre parla in genovese coi pescatori dandogli soddisfazione che lui ricambia con la sua.
Io Egidio lo conosco abbastanza bene. E’ anche il padrino di mio figlio e qualche anno fa ci siamo incontrati a Buenos Aires.
Per raccontare le sue storie e fare le sue foto a lui non serve andare lontano, ne trova di fantastiche in ogni posto e se le racconta come sa fare lui quasi tutte le foto che ha scattato non serve neppure vederle.
Egidio è un fotografo che fa le foto ma che riuscirebbe a fartele vedere anche solo con le parole.
Lui le foto le vende perché deve camparci, ma secondo me, potrebbe campare scrivendo le sue storie o raccontandole a una platea, come un attore che non deve recitare nessuna parte, se non quello che ha visto e sentito: la verità.

Quella volta a Buenos Aires era sulle tracce di antichi liguri divenuti argentini. Ristoratori e tangueros, bibliotecari e ingegneri, musici e commercianti. Li aveva scovati tutti, in una città di 12 milioni di abitanti lunga più di 100 kilometri che lui girava a piedi. Sì, perché aveva sentito dire che tra i taxisti c’erano dei ladri che ti portavano in una via secondaria, ti davano una fraccata di botte e poi ti derubavano.
Lui non girava con troppi soldi in tasca ma le macchine fotografiche le aveva sempre e non voleva rischiare di farsele rubare.
E poi non parlava una parola di spagnolo pur essendo stato in Argentina per un sacco di tempo, e cercava di esprimersi in dialetto genovese così da farsi riconoscere e la cosa funzionava a meraviglia. I discendenti dei vecchi genovesi li trovava tutti, anche perché non aveva difficoltà a parlare di qualsiasi cosa con chiunque. Era gennaio, l’equivalente del nostro luglio in fatto di temperature, e tutta quella strada a piedi con i sandali gli aveva scavato profonde piaghe nella carne, ma lui non è certo quello che si lamenta.

Egidio è un fotografo che se inizia un discorso che gli interessa –e sono davvero poche le cose che non lo interessano- si scorda di essere lì per fare le foto e se ne va senza averle fatte perché si è portato via i fatti e le parole che a lui bastano. Le foto le farà un’altra volta, quando non si sarà distratto con le parole sue e degli altri.

Per due giorni mi ha portato dai suoi conoscenti argentini che si esprimevano nel dialetto genovese che avevo sentito parlare da mia nonna e che ci chiedevano se a Genova ci fosse ancora questa o quell’altra cosa che noi neppure sapevamo fossero mai esistite.
Abbiamo mangiato le troffie al pesto, i bianchetti e la focaccia, ritrovandoci, uscendo di casa, a la Boca o in una laterale della 9 de Julio.
Ma gli antichi genovesi d’Argentina sono sparsi dappertutto e alcuni da visitare erano a Rosario, solo qualche ora d’auto dalla capitale. In 5 in una Fiat 127 che in Argentina si fabbrica ancora e si chiama ironicamente, Fiat Spazio, il viaggio senz’aria condizionata era stato epico.
Dopo i convenevoli e le foto di rito la Fiat Spazio, parcheggiata al centro di un immenso spiazzo soleggiato era lì ad aspettare i suoi passeggeri per riportarli a Buenos Aires. Egidio che lo racconta è una scena degna di una commedia del teatro dell’ opera. Dopo essersi schiacciati nell’abitacolo per partire, Egidio ha un mancamento per il caldo. Niente niente, non è niente, ho solo un po’ caldo, andiamo pure.
L’ho incontrato la sera che vagava per Palermo con i piedi piagati con la Voigtlaender Bessa a tracolla e alla mia domanda sul perché di tant’aria stravolta iniziò dicendomi: te la ricordi la Fiat 127.....?

http://www.egidionicora.it/ il suo web




giovedì 20 maggio 2010

L' ULTRAFORZA

Ogni alpinista racconta, anche se nessuno glielo chiede, come si è appassionato alla montagna. Io non avevo un nonno guida alpina e neppure un padre o un cugino che lo fosse, ma avevo uno zio un po' speciale.
La cuorisità che poi si tramutò in passione per la montagna credo mi sia piombata addosso in tenera età ascoltando le gesta di mio padre durante la guerra, che non combattè, ma visse da vicino quando era ragazzino sulle montagne del bellunese. Il suo paese si trova lungo la Via Tilman, tanto per intenderci, e non è distante da dove vivo. Il freno lo pose mia madre che diceva che avere uno come Bonatti in famiglia sarebbe stata una vera disgrazia. Quando ebbi l'età, andai sui monti e mi piacque fin da subito.
A casa di mio zio Bruno, quello ritratto accucciato per primo a sinistra, c'era appunto questa foto fissata sotto al vetro di una scrivania stile liberty di colore chiaro e che ricordo come qualcosa di mitico. Infatti mio zio si riprometteva di portarmi su quella cima dove si era immortalato con i suoi amici escursionisti, una volta fossi stato più grande.
La foto è del '64 e io sono nato tre anni prima.
Il cappello alpino, rientrato a casa per miracolo sulla sua testa assieme a qualche scheggia di granata conficcata in un braccio dalle rive del Don e dalla battaglia di Nikolajewka, lo indossava ogni qualvolta c'entrassero delle montagne. E lui, che era genovese che di più non si poteva, provava orgoglio per essere uno che andava in montagna vestito da alpinista di quei tempi.
Lo zio Bruno ne aveva fatte di tutti i colori in vita sua, e stare a sentire i suoi racconti era uno spasso, specie quelli ambientati in montagna, sovente in situazioni tragicomiche. Gli piacevano le auto sportive e siccome dai miei ricordi ne possedette una soltanto, faceva correre le altre come se lo fossero. Io pensavo che la pubblicità di una marca di benzina dell' epoca: "con Api si vola" l'avessero studiata pensando a lui, perchè era il suo motto quando si sedeva alla guida.
Con sua moglie, la mitica zia Terry, come la chiamava affettuosamente lui, costituivano una coppia esilarante e preoccupante: lui guidava come un pazzo e lei non se ne allarmava mai perchè non avendo la patente e solo poche diottrie, ogni manovra, anche la più spericolata, le sembrava normale.
Lo zio Bruno da giovane era stato un atleta.
Aveva partecipato a due Olimpiadi nella nazionale italiana di lotta libera, restando per qualche anno come campione italiano in carica e aveva un fisico che ricordava Johnny Weissmueller, quello di Tarzan, e faceva cose dove occorreva una forza titanica senza sforzo alcuno. Mi diceva che aveva il dono dell' Ultraforza, una sorta di superenergia che poteri ai miei occhi occulti , gli avevano conferito in gioventù.
La cima su cui fu scattata la foto era quella della Tofana di Rozes che oggi è la montagna che sta poco sopra casa mia e che più mi piace. Sulla Tofana ci salgo almeno una decina di volte l'anno anche da solo, per allenarmi, per pensare e farmi venire idee solitamente belle. La Tofana mi vuole bene come fosse mia madre, lo sento.
L'altra montagna dolomitica che lo zio Bruno mi ha fatto amare senza volerlo è il Sas dla Crusc, perché andava in vacanza in un albergo che sta proprio ai suoi piedi e costringeva me e i miei genitori a prendere l'aperitivo durante l'enrosadira (quando in estate, al tramonto le pareti si tingono di rosa) , cosa che oggi va di moda nei locali della Val Badia più "in", ma che negli anni sessanta nessuno ostentava. Quando negli anni '80 feci il servizio militare mi capitò di dovere fare il saluto a una vecchia bandiera sgualcita appartenente al 6° Reggimento Alpini che stava in una teca nell' ufficio del mio Comandante di allora, senza sapere bene il perché. Sulla base in legno del mobile lessi Nikolajewka 26 gennaio 1943 e capii che il saluto se lo meritava ricordando la foto che ritraeva lo zio con altri soldati in Russia sul libro Centomila gavette di ghiaccio. Non si capiva se nella foto fosse lui davvero, ma io ci credevo.
Lo zio Bruno se ne è andato pochi giorni fa, poco dopo la zia Terry, che aveva deciso di lasciare questo mondo sulla strada di casa dopo essersi dedicata alla sua passione settimanale: il cinema.
Saranno sulla loro decappottabile a correre sulle nuvole a tutta velocità e vedranno le Dolomiti da molto più in alto.

sabato 9 gennaio 2010

SERATE A TRENTO IL 7/5 & A MILANO IL 13/5 C/O PATAGONIA STORE

Al Filmfestival della Montagna di TRENTO alle ore 21 del 7 maggio 2010 sono invitato a una serata dedicata alla professione di Guide Alpina assieme ad altri illustri (molto più di me) professionisti. Qui i dettagli.

Dopo la serata, che qui potete vedere in parte, resta la solita impressione positiva che il padre di tutti i filmfestival di montagna sa lasciare. Mi è solo in parte spiaciuto dovere sostenere la fetta più "leggera" della serata che poteva coinvolgere maggiormente il numeroso pubblico presente e approfondire di più i temi toccati.

Come di consueto eccoci all'appuntamento annuale al negozio Patagonia di Milano in Cso. Garibaldi 127 (tel 02-86453590 clicca qui per arrivarci) dove il 13 maggio 2010 alle ore 19 presenterò il nuovo video "LA MONTAGNA E' SOLO LO SFONDO" su oltre 25 anni di attività di guida di montagna in diversi paesi del mondo. Se ne volete un assaggio verbale leggetevi il post precedente: A questa parte densa ne seguirà una più light in cui vedremo Patagonia No Watches No Pads sul bouldering a El Chaltén.
Per l'occasione ai presenti verrà offerto lo sconto del 10% su eventuali acquisti. Ingresso libero.
Infine, quello fotografato qui non sono io bensì mio padre Enrico che uso come logo, visto che sembra una persona seria e affidabile!
Patagonia store su facebook
Patagonia Store Milano sito ufficiale

giovedì 19 novembre 2009

LA MONTAGNA E' SOLO LO SFONDO


Sono nato 15 anni dopo l’ultima guerra, a Genova, nel bel mezzo del centro storico più grande del mondo.
Con la guerra sono cresciuto perché i miei genitori me ne parlavano spesso. Guai a non mangiare il pane e se un pezzo cadeva per terra e bisognava buttarlo via, prima lo si baciava, come per salutare un parente caro in partenza.
A Genova c’ erano una sacco di macerie dietro a recinti di tavole con cartelli con su scritto : divieto d’ accesso. Ce n’era uno vicino a casa mia, era un cumulo di costruzioni bombardate dagli aerei americani, prima che diventassero nostri amici e oggi è un quartiere universitario.
Dalla finestra di camera mia vedevo i bacini di carenaggio del porto, con le navi in riparazione, e sullo sfondo l’ampiezza dell’ orizzonte.
Prima del porto, c’era una caserma dei pompieri che vedevo spesso in esercitazione.
Si arrampicavano su una torre da cui si lanciavano su un telo, correvano e srotolavano manichette, facevano acrobazie che stavo a guardare finché non la smettevano.
Da grande mi sono appassionato al viaggio e alle scalate. Ecco: credo che tutto sia partito dalla vista di quella finestra.
Ho vissuto sempre in maniera semplice, dando alle cose il loro vero valore, complice il pragmatismo che regnava a casa nostra arricchito anche da un totale rifiuto dello spreco e di ciò che non si credeva indispensabile. Tirchieria la chiamano gli ignoranti, perché in realtà è parsimonia, dote rara fagocitata dalla corsa alla crescita.

Quando a 5 anni mi mandarono al catechismo mi ricordo di una maestra alta e secca che si chiamava Lidia e che era la sorella del prete.
Ci disse con la massima naturalezza che Dio c’ era sempre stato e sempre ci sarebbe stato. Alzai la mano perché non mi era chiaro.
Ero piccolo ma lo ricordo come fosse ora.
Lidia mi ripeté quello che aveva appena detto aggiungendo: perché è così.
Io replicai. Mi potevo spiegare, assieme a molti altri misteri simili che avevo ascoltato, che ci fosse uno immortale, uno che aveva la barba bianca, era vecchio –così era raffigurato Dio sul libretto- e mai moriva, ma da qualcosa doveva pur essere nato.
La risposta fu identica all’ affermazione irremovibile di prima: Dio c’ è sempre stato e sempre ci sarà!
Mi faceva male la testa, mi sembrava che il cervello si torcesse su se stesso quando provavo a tornare indietro nel tempo immedesimandomi in Dio, che per me era un vecchio canuto condannato a non stare tranquillo.

Le mie prime letture furono un libro di favole dei fratelli Grimm, di cui mi piaceva l’ odore delle pagine ingiallite, stampato alla fine dell’800. Poi ci furono le letture scolastiche, e in prima media lessi il diario scritto da Pigafetta sul viaggio intorno al mondo di Magellano. Quello sì che era un bel libro, avventuroso e interessante come un vero viaggio.
Poi lessi “Un anno sull’ altipiano” di Lussu e anche i racconti sulla guerra mi appassionavano. Nel frattempo mia nonna mi regalò una vecchissima copia di “Le mie Prigioni” di Silvio Pellico, che leggevo di quando in quando. Tutti questi libri, in verità pochi, li ho ancora.
A casa c’ erano Cuore, I ragazzi della via Paal, Piccole Donne, Tom Sawyer : li iniziavo e li lasciavo perdere dopo poche pagine.
Poi mi toccò leggere I promessi sposi e anche lì feci una domanda all’ insegnante, che era: ma fu Renzo Tramaglino a raccontare questa storia a Manzoni per poterla scrivere così dettagliatamente?
La risposta fu del tipo di quelle datemi al catechismo, almeno per l’ effetto che provocò in me. Mi disse che era un romanzo, una storia ambientata in posti e situazioni reali ma totalmente inventata. Chissà perché bisognava inventare una storia quando nella realtà ce ne sono già così tante di belle e di brutte?
A 14 anni l’alpinismo si impadronì totalmente dei miei interessi assieme alla fotografia e alla pesca, ma era sulle montagne che volevo andare appena possibile. Mi scarrozzavano degli amici più grandi che avevano la macchina e un po’ di esperienza, così ogni domenica tornavamo a casa più o meno vivi.
Francesco, il più carismatico, mi prestò un libro dicendomi che era bellissimo e mi sarebbe piaciuto di sicuro.
Lo divorai, perché raccontava di due cordate che scalavano una parete nel gruppo del Monte Bianco che conoscevo e si parlava di chiodi e moschettoni ma anche di idee e sentimenti. Dopo qualche giorno Francesco mi chiese se allora il romanzo che mi aveva dato mi piaceva? Romanzo? Vuoi dire che quella non è la vera storia della prima salita della Via Jackson sulla nord delle Droites? Mi cadde in testa il mondo. Per me l’ alpinismo era praticamente tutto e la sua storia mi ha sempre appassionato, ma la storia è qualcosa che è accaduta davvero e non il frutto della fantasia di qualcuno che magari non aveva stretto quegli stessi appigli ma aveva sempre visto quella parete col binocolo dal fondovalle.
Certo che per raccontare una storia così ci vuole una grande capacità, ma, secondo me, ce ne vuole molta di più per salire quella parete e poi raccontarne con magia.

La comunicazione si è compressa nei tempi dall’ invenzione del telegrafo. Ha accelerato con il telefono, poi con il fax, dopo più di 70 anni, e dieci anni più tardi è arrivato internet. E siamo a oggi. Non abbiamo il tempo di immaginare perché la notizia che aspettiamo arriva prima. Soffriamo meno a volte, ma spesso invece siamo sottoposti a un carico di informazioni di cui solo poche hanno, per ogni singolo, importanza.
Quando Jules Verne scriveva del suo Viaggio al centro della Terra poteva lavorare tantissimo con l’ immaginazione, così come Salgari e poi tutta la letteratura fantastica da Asimov a Crichton. Ma già i nostri contemporanei dovevano immaginare meno cose perché la Luna si era già vista, l’uomo volava e il mio libro patinato “Il mondo del futuro” era già vecchio quando è nato mio figlio maggiore. Eppure quando lo leggevo c’ erano cose che mai avrei potuto immaginare che venissero inventate, usate e buttate. Il pc è una di queste. Ditemi se è poco!

L’immaginazione si è fusa con la comunicazione in tempo reale e chi narra deve ricorrere a qualcosa che non sia il viaggio di Marco Polo o dibattere sull’ esistenza dello Yeti, perché la terra è stata esplorata già tutta e le vicende ambientate nei giorni nostri devono proporre elementi che catturino l’attenzione e i sentimenti, anche per vendere più copie e incrementare gli indici d’ ascolto, nella logica imperante della crescita a tutti i costi.

Oggi in pochi sognano una casa per viverci all’ ultimo piano in Manhattan, piena di automatismi. I più sognano una casa col prato intorno, il cane che abbaia al posto del ring elettronico del campanello, e spazio, tanto spazio e magari anche un po’ di silenzio. Le pareti di legno e il fuoco nel caminetto scoppiettante. In vacanza la gente cerca questo, suppongo perché gli piace, no?
Oggi per immaginare la bellezza occorre fare marcia indietro, ripercorrere quello che c’ è già stato, forse arrivare a pensare che Dio c’ è sempre stato senza arrovellarsi come succedeva a me da piccolo.
Oggi accetto di più che milioni di esseri umani pensino rassegnati una simile boiata solo per fugare la paura della morte e soprattutto della vita che hanno intorno. Me lo spiego, ma non lo condivido. Esattamente come quando avevo 5 anni.

Oggi i sentimenti esistono ancora ma sono strozzati dalla velocità con cui scorrono anche quando sono veri e profondi. Stiamo attenti, rallentiamo e non succederà nulla di male.
Raccontare storie di oggi funziona perché siamo tutti un po’ (io no) alla ricerca di un piedistallo su cui non vacillare. Ci accontentiamo, ecco. Ci accontentiamo di quello che ci arriva, non andiamo a cercare noi quello che ci serve di solito, visto che ci arrivano milioni di cose e noi possiamo scegliere. Ma non è la stessa cosa di quando le cerchiamo noi e poi le troviamo e le teniamo strette a noi con amore, e pure gelosia a volte, e se capiamo che sono grandi e ci fanno respirare. Breathe in the Air non è solo una bella canzone, è un inno alla vita e una poesia maledettamente terribile e reale. Come un racconto di Verne, contiene moltissima immaginazione legata alla speranza delle cose più banali di tutti i giorni, quelle che tutti capiscono e vivono e che soprattutto fanno vivere.
Un romanzo attuale sopravvive solo perché un malcontento diffuso ci imbavaglia. Uno ci si immedesima soprattutto se la storia è truce. Uno che va a comprare il latte non fa scalpore mentre se lo stesso salta dalla finestra alla parkur dopo essersi trombato la vicina prima di farsi una canna e andare a scuola, questo si che convince e cattura.

D’altronde non ricordo più quale famoso, che non vuol dire anche bravo e buono, scrittore disse che se scrivi qualcosa che poi non legge nessuno è come non averla scritta. Nulla di più falso. Scrivendo si fermano i ricordi prima di tutto per se stessi, i lampi di pensiero, le sensazioni che possono non tornare più, come nella fotografia. Ma la fotografia, per fermare un ricordo o comunque un fatto, ha bisogno di soggetti reali, anche elaborati a volte, ma che esistono.
E’ forse l’ unica cosa a cui giova la velocità. Quella dell’ otturatore. La Contax di Robert Capa negli anni ‘50 aveva il tempo più veloce pari a un cinquecentesimo di secondo quando una mina antiuomo nell’allora Indocina, oggi Vietnam, ridusse in polvere entrambi. Oggi una reflex che quasi tutti possono permettersi ha il sensore che viaggia a un/16.000 di secondo, ma sapete quant’è?

Di pari passo le storie si sono svuotate di immaginazione e riempite di fatti presi dalla realtà piatta e manipolata per renderla appetibile al lettore di oggi, uno che spesso ha fretta, poco tempo, problemi sessuali, detesta il suo lavoro e il capufficio, si dimentica dei figli se non quando gli può comprare un regalo. Uno scrittore odierno di successo si destreggia con davvero pochissima fantasia e immaginazione –già che non esistono quasi più- infilando storie di sesso qua e là per risollevare l’attenzione precipitata sospinta da fatti assolutamente insignificanti che riempiono pagine e pagine. Come se un libro si vendesse a peso. Cosa che è proprio così, più pagine ci sono più è alto il prezzo. Sarà democratico ma è pure parecchio ignorante. Preferirei leggere meno e pagare più caro qualcosa che mi mostri che la vita, bella o brutta che sia, ha una faccia lenta e umana, senza consumo, non necessariamente estrema ma capace di emozionarmi come la storia di Pigafetta o quella di Mohammed Alì, che rispettivamente il giro del mondo l’aveva fatto davvero e che Foreman a Kinshasa al tappeto ce lo aveva lasciato eccome, nonostante tutto.
mc

sabato 14 novembre 2009

PORTER PROGRESS UK




L'Associazione inglese di volontariato Porter Progress si (pre) occupa di garantire ai portaori dell' Himalaya, che tutti i turisti e alpinisti utlizzano durante i loro trekking e spedizioni, un'adeguata cultura e protezione in tutti i sensi, della loro vita di lavoratori e di esseri umani.


Troppo spesso viaggiatori e alpinisti, anche di fama, approfittano di queste persone semplici, lemosinando sulle tariffe, senza assicurarli come si converrebbe se assunti tramite regolare agenzia locale, e assurdamente cercando di sottopagarli. Il tutto alla fine si traduce per questi meschini sfruttatori, nel risparmio di poche decine di dollari, dopo averne speso qualche migliaio per il loro viaggio. A Roma li chiamano i "risparmi di Maria Calzetta".


Quello del portatore è un lavoro indispensabile in quelle valli dove non esistono strade, e comunque in quei paesi, secondo i nostri standard: poveri, dove il someggio a spalle di ogni oggetto (anche il più pesante) è l' unica forma pratica e di economia dei trasporti.


I portatori fanno una vita durissima e la loro ignoranza sovente li rende vittime di sfruttamento e di esposizione a rischi oggettivi enormi sui sentieri di montagna.


Un trekker o un alpinista responsabile si accorge subito del delicato equilibrio- in tutti i sensi -di questi esseri umani, che tutto ciò possiedono spesso lo portano addosso, e rendono possibili viaggi in regioni remote a persone che senza di loro non potrebbero di certo muoversi (pavoneggiandosi occasionalmente) come fanno.


Personalmente, sono ormai molti anni che ogni volta che viaggio verso l' Himalaya o le Ande organizzo una piccola raccolta di abiti usati, occhiali da sole e scarpe che lascio ai portatori con cui lavoro. Raccomando ai partecipanti di usare indumenti di cui vogliono disfarsi per poi lasciarli ai portatori. Un vecchio pile che qui non useremo mai, laggiù è prezioso! Sono poche cose ma almeno so e vedo che vanno nelle mani di chi ne ha bisogno e non nella rete di grosse organizzazioni umanitarie dai mille tentacoli e segretari scaldasedie.


PORTER PROGRESS UK ha una sede a Kathmandù, dove passo spesso, e soprattutto ha un presidente che si chiama TOBY GEE.


Con Toby ho affrontato la desolazione delle tempeste patagoniche dello Hielo Continental più di una volta, ho sofferto e gioito della vita in più di un' occasione e so che persona è.


La "banca dei vestiti" istituita da PORTER PROGRESS UK è gestita da volontari e so per certo che dà i vestiti esattamente a chi ne ha bisogno con un sistema che non lascia spazio a speculazioni. Possiamo aiutare PORTER PROGRESS molto facilmente. Se conoscete l' inglese andate sul sito dell' Associazione http://www.porterprogress.org/


Mi auguro di riuscire a istituire una PORTER PROGRESS ITALY con un sito in italiano, quanto prima.


Nel mio piccolo cerco di sensibilizzare gli appassionati di montagna e non solo, proiettando il video US & THEM realizzato nel 2008 in Nepal che ritrae il duro lavoro del portatore in Himalaya. Anzi, se volete organizzare una serata contattatemi, se già non lo conoscete, scoprirete un problema non lieve che solo un' adeguata informazine può risolvere, mentre vedrete splendide immagini di quei posti. Se ognuno dal "suo piccolo" e dal suo "interno" facesse qualcosa, si potrebbero risolvere innumerevoli problemi del mondo. Pensateci.


Grazie!

sabato 17 ottobre 2009

CHI SIAMO


MARCELLO COMINETTI e MARTA TRUCCO


Sono entrambi nati a Genova ma hanno deciso di vivere a La Court nella Valle di Livinallongo, il posto più spettacolare delle Dolomiti.
Both born at Genoa but they decide to live in La Court, the most beautiful place in the Dolomites.







Settsass Dolomiti
Marcello è Guida di montagna UIAGM/IFMGA dal 1984 e non si stanca mai di salire (e scendere) sulle montagne più belle e remote del mondo.He is an international mountain & ski guide and spent his life climbing and skiing on the best and remote mountain in the world.


Marpha
Annapurna-Nepal
Marta cura libri per bambini, ama la vita all’aria aperta, gli animali selvatici, i viaggi e la vista dalla finestra di casa.Dal 2024 è Guida di Media Montagna e organizza trekking tutto l'anno nelle Dolomiti e in giro per il mondo. 
She is a writer and editor for children's book. She love the outdoor life, wild animals, to travel and the view from home's windows.Hiking Guide from 2024, she organize hikes in the Dolomites and worldwide.



Insieme hanno cinque figli. Together they have 5 sons.



Arthur, Isa, Sandra e Clara

Tommaso is a Mountain
and Road bike Guide.

domenica 16 agosto 2009

ANNAPURNA CIRCUIT 8-25 novembre 1515€/pers.

ANNAPURNA CIRCUIT

Il NEPAL centrale è caratterizzato dall’Annapurna Himal e dalla pittoresca cittadina di Pokhara adagiata sulle sponde del suggestivo lago Pewa Tal. Nel 1950 l’Annapurna fu il prmo 8000 ad essere scalato dall’uomo e la pubblicità che n’è derivata ha fatto conoscere questo massiccio a livello mondiale. Per questo è diventata una delle prime mete turistiche ad essere frequentata dai trekkers e l’area meglio organizzata e più sicura del Nepal.
La catena dell'Annapurna, delimitata dai corsi del Marsyandi e del Kali Gandaki, occupa il centro dell'Himalaya nepalese estendendosi per una lunghezza superiore ai 70 chilometri. I paesaggi che offre variano dalle foreste subtropicali, ai boschi d'alta montagna, ai pascoli alpini, allo sterile paesaggio gelato delle alte quote.
D'estremo interesse sono inoltre le popolazioni che abitano le vallate sui diversi versanti del massiccio, i Gurung, i Manangi, i Thakali, i cui differenti usi e costumi rendono molto diversi fra loro i numerosi villaggi che s'incontrano lungo il tragitto. Molto belli i vari Gompa (templi/monasteri) di tipo tibetano che s'incontrano nella zona di Manang e Muktinat, il complesso di templi di quest’ultima è meta dei pellegrini di tutto il continente indiano.
Il percorso di trekking prevede il giro attorno al massiccio dell'Annapurna fino a Jomosom. Richiede circa 12 giorni di camminata più un paio di giornate di riposo e/o gite d'acclimatazione, ed offre paesaggi e natura molto simili a quelli del vicino Tibet, a quote comprese fra gli 820 m. di Besi Sahar da dove inizia l'itinerario ed i 5415 m. del passo di Thorung La, il punto più alto toccato dal percorso.
Boschi di rododendro, pino azzurro, risaie e terrazze coltivate accompagnano il percorso al quale fanno da cornice le cime di 8000 metri dell'Annapurna e moltissimi picchi alti fra i 6000 e gli 8000 metri, fra cui spiccano l'Himalchuli, il Manaslu, il Lamjung Himal, il Tilicho, il Dhaulagiri I e il Gangapurna.
La zona è regolarmente abitata e sentieri e servizi sono buoni. Si dorme nei lodges, i tipici alberghetti locali (vedi foglio informazioni Nepal). Le tappe possono a volte essere anche lunghe ma la geografia del terreno permette di acclimatarsi molto bene (più facilmente che salendo al Campo Base dell’ Everest per es.) consentendo di salire con molta gradualità e in quanto la permanenza in alta quota (al di sopra dei 4000 m) è breve.
Itinerario facile tecnicamente e consigliato per escursionisti normalmente allenati a percorrere itinerari alpini.

Stagione migliore: apr-mag/ott-dic
Paese Nepal Pernottamenti: 11 n. lodge – 4 n. htl
Tipo: trekking su sentieri Date indicative: 8-25 novembre 2011
Durata: 17 gg. Accompagnamento: guida alpina UIAGM
Impegno: per normali escursionisti Prezzo: vedi sotto
Altitudine : 850/5416 Note: suppl.singola su rich.

Programma giornaliero
Eventuali richieste di modifica a preventivo accettato (sia aggiungendo servizi che togliendo servizi) rispetto al programma pubblicato hanno un costo fisso di 170€, escluso il costo dei servizi eventualmente aggiunti.

G Programma Pernott. Sistem. Quota in m.
1 Partenza dall’Italia con volo di linea.
2 Arrivo a Kathmandu e trasferimento all’hotel. Sistemazione e cena libera. Hotel B&B 1.300
3 Kathmandu. Giornata di visita libera della città.
4 Partenza di prima mattina in bus privato e trasferimento Kathmandu-Besisahar e quindi Bhulbule. Arrivo e sistemazione in hotel. Lodge FB 840
5 Trek Bhulbule - Jagat. Il sentiero si sviluppa lungo la valle scavata dal fiume Marsyangdi con su e giù, attraverso le risaie terrazzate e la foresta sub-tropicale ed entra quindi nel territorio dell’Annapurna Conservation Area. Lungo il percorso s’incrociano parecchi villaggi Gurung (l’etnia prevalente dell’area), mentre la vista spazia sulle montagne circostanti, tra cui Manaslu e Ngadi Chuli. Arrivo al villaggio di Ngadi, molto gradevole ed attorniato di campi di riso. Pernottamento in lodge. Avvicinandosi a Jagat sentiero è stato scavato nella roccia, ma rimane largo e ben sicuro. Arrivo al villaggio, abitato - come per la maggior parte dei villaggi dell’area – da popolazione di origine tibetana. Jagat infatti significa “stazione daziaria”, ed era nel passato un posto di raccolta tasse per il commercio del sale dal Tibet che
scendeva lungo la valle Marsyangdi. Lodge FB 1.300
6 Trek Jagat-Dharapani. Si prosegue scendendo verso il letto del fiume, che si attraversa in corrispondenza di Chamje. Si risale quindi – prima con dolcezza, poi in maniera più ripida - attraverso campi di riso, rododendri, e bambù mentre il fiume scompare sotto enormi massi. L’arrivo a Tal segna l’ingresso nel distretto di Manang; qui la valle si apre in un grande plateau che ospita campi di granoturco, orzo e patate. Il sentiero prosegue fino ad attraversare di nuovo il Marsyangdi e a raggiungere Dharapani. Tutti i villaggi da qui a Kagbeni hanno chorten di ingresso ed uscita e l’influenza tibetana si fa sempre più evidente. Lodge FB 1.860
7 Dharapani-Chame. Il cammino prosegue ed attraversa Bargarchhap, il primo villaggio del trek che presenta la tipica architettura tibetana. Il villaggio venne semi-distrutto nel 1995 da una grande valanga, provocata da eccezionali precipitazioni nevose, le stesse che causarono le famigerate valanghe nell’est del Nepal e che provocarono un gran numero di vittime. Si prosegue attraverso foreste di pini ed abeti fino al bivio che divide in due il sentiero. L’itinerario normale segue il sentiero basso sul fiume. Si attraversa il villaggio di Khoto, che dà accesso alla valle di Nar Phuu, remota e protetta da accessi controllati. Chame è
il centro amministrativo del distretto di Manang.. Lodge FB 2.670
8 Trek Chame-Pisang. Il sentiero prosegue per un po’ quasi piano e rilassante, in foresta. Si raggiunge quindi l’impressionante Paungda Danda, un’enorme massiccio roccioso che si erge per oltre 1500 metri dal fiume. Di qui si può ammirare anche l’Annapurna II ed il Pisang Peak. Con un ultima parte pianeggiante si raggiunge Pisang. Lodge FB 3.200
9 Trek Pisang-Manang. La regione si presenta ora molto più arida; il massiccio dell’Annapurna fa infatti da “ombrello” proteggendo il territorio a nord dalle massicce precipitazioni monsoniche che caratterizzano la aree a sud. Il sentiero sale ora lungamente su una cresta vegetata; dalla sua sommità si ha un’ottima vista della valle di Manang dell’Annapurna e del Tlicho Peak (7.134 m.). Si prosegue con andamento variato, in un paesaggio arido, caratterizzato da grandi muraglie di roccia gialla, erose in pinnacoli vicino al sentiero e dall’enorme mole dell’Annapurna a sud. Manang è posto in un plateau e vi si trova ogni genere di negozio, oltre ad un presidio dell’Himalayan Rescue Association. Lodge FB 3.540
10 Manang. Giorno di riposo o acclimatamento con escursioni nei dintorni, di vario livello. E’ possibile salire la cresta a nord del villaggio per godere una vista eccellente dell’Annapurna IV, II e del Tarke Kang; oppure si può raggiungere il lago glaciale che origina dal ghiacciaio del Gangapurna. Lodge FB 3.540
11 Trek Manang-Thorong Phedi. Il sentiero risale la valle attraversando rade foreste di ginepro e rosa selvatica; è questo terreno per gli yak che pascolano numerosi. Si arriva infine a Thorung Phedi, un alpeggio tra le rocce. Lodge FB 4.450
12 Trek Throung Phedi-Muktinath via Thorung La, 5.416 m. Lunga giornata con attraversamento del passo. Il sentiero sale subito con decisione su morene e creste, spesso con andamento ripido, ma ben segnato. Il passo è marcato da un tradizionale chorten e bandierine di preghiera; la vista è mozzafiato: l’intera catena dell’Annapurna, Gangapurna ed infinite altre vette sopra i 6.500 metri. La discesa è lunga e ripida ed offre ottima vista del Dhaulagiri che si erge isolato attraverso la valle della Kali Gandaki. Arrivo a Muktinath con
sentiero tranquillo. Lodge FB 5.416
3.760
13 Trek Muktinath-Jomsom. L’ultima tappa discende la valle lungo un facile sentiero. Jomsom non offre particolari attrattive, ma è il centro amministrativo della Kali Gandaki e, come tale, offre ogni genere di ristorante, lodge e negozi, oltre all’aeroporto che lo collega con Pokhara. Lodge FB 2.720
14 Volo per Pokhara di primo mattino. Arrivo e sistemazione in hotel. Giornata a disposizione per visita libera della città. Pokhara, pur essendo un centro di grande attrazione turistica, e quindi in stagione piuttosto affollata, mantiene grande fascino, dato sia dal magnifico lago su cui si affaccia, il Phewa Tal, che dalla posizione ai piedi dei più bei massicci himalayani di tutto il Nepal. Hotel B&B 980
15 Volo Pokhara-Kathmandu di primo mattino. Arrivo e transfer all’hotel. Giornata a Disposizione per visita libera dei dintorni di Kathmandu (Bakhtapur e Patan). Hotel B&B 1.300
16 A seconda del volo, mattinata a disposizione. Nel pomeriggio trasferimento all’aeroporto ed imbarco sul volo per l'Italia.
17 Arrivo in Italia.

Prezzo a persona €1515
IL PREZZO SU INDICATO NON INCLUDE IL VOLO AREREO
INFO
VOLO AEREO
Il costo varia tra gli 800€ e i 1000€ a persona in classe economy, dipendendo dal momento della prenotazione.

Quota di iscrizione: 50€, Include l'assicurazione medico-bagaglio Mondial Assistance, l'invio a domicilio dei documenti di viaggio e la guida Nepal Lonely Planet.

Pagamenti: all’atto della prenotazione dovrà essere corrisposta la quota di acconto pari al 40% dell’ammontare dell’intero pacchetto (servizi + volo). Il saldo dovrà essere versato 30 giorni prima della data di partenza.

La quota comprende
- Guida Alpina dall’Italia esperta del luogo: Marcello Cominetti e tutte sue spese.
- Trasferimenti aeroporto-hotel-aeroporto.
- Sistemazioni in Hotel a Kathmandu (3 notti) e Pokhara (1 notte), camera doppia, Bed and
Breakfast (B&B), come da programma.
- Trasporto via terra Kathmandu-Besisahar.
- Voli Jomsom-Pokhara e Pokhara-Kathmandu.
- Sistemazione in lodge, pensione completa (FB) per l’intera durata del trek, come da
programma.
- Guida locale / Sirdar (equipaggiamento, cibo, trasporto, assicurazione, stipendio).
- 1 Portatore a testa per equipaggiamento personale (equipaggiamento, cibo, trasporto,
assicurazione, stipendio).
- Trekkers’ Information Management System (TIMS) fee.
- Annapurna Conservation Area Project (ACAP) fee.
- Cena culturale alla fine del viaggio.

La quota non comprende
- Volo internazionale A/R in classe economica.
- Tasse aeroportuali in Nepal.
- Attrezzature personali.
- Visto per il Nepal (40 US$, ottenibile direttamente all'arrivo all'aeroporto).
- Pasti in hotel a Kathmandu e Pokhara.
- Tutte le visite a musei, monasteri, spettacoli, etc.
- Extra in genere, mance, bevande e tutto quanto non menzionato in "La quota comprende".


-Su richiesta può essere stipulata Polizza Annullamento Viaggio-


Organizzazione tecnica del viaggio
Il Nodo Infinito Tour Operator Internazionale/Modena Italia

Data la particolare natura delle nostre proposte di viaggio, i programmi giornalieri vanno considerati come una traccia guida. Una serie di fattori variabili che contraddistinguono il viaggiare in regioni d’alta montagna in aree remote (proibitive condizioni atmosferiche, frane, interruzione delle comunicazioni, ecc.) possono mettere a repentaglio la sicurezza dei partecipanti e conseguentemente imporre modifiche agli itinerari programmati. E’ facoltà dell’organizzatore, apportare tutte quelle modifiche al programma che le esigenze di sicurezza richiedano, e pertanto, l’esercizio di tale facoltà non risponde né alla voce modifica del viaggio da parte dell’organizzatore ai punti 8 e 9 né alle clausole recesso al punto 6.

• Prenotazioni - La prenotazione potrà effettuarsi solo in seguito ad accettazione da parte del consumatore delle presenti condizioni generali. L’accettazione delle prenotazioni è subordinata alla compilazione dell’apposito modulo d’iscrizione, che costituisce a tutti gli effetti il contratto di viaggio ed all’effettuazione del relativo pagamento, con conseguente conclusione del contratto solo nel momento in cui l’organizzatore inviera’ la conferma al cliente, anche per via telematica.
• Pagamenti – all’atto della prenotazione dovrà essere corrisposta la quota di acconto pari al 40% dell’ammontare dell’intero pacchetto (servizi + volo). Il saldo dovrà essere versato 30 giorni prima della data di partenza. Per le prenotazioni in epoca successiva alle date sopra indicate, l’intero ammontare dovrà essere versato al momento della prenotazione.
• Prezzo – il prezzo del pacchetto turistico è determinato nel contratto. Esso potrà essere modificato, al massimo del 10% del prezzo totale del pacchetto, fino a 20 giorni precedenti la data fissata per la partenza e soltanto in seguito a variazioni di: costi di trasporto, incluso il costo del carburante; diritti e tasse su alcune tipologie di servizi turistici, quali imposte, tasse di atterraggio, di sbarco o d’imbarco nei porti o negli aeroporti; tasso di cambio applicato al pacchetto in questione.
• Recesso del consumatore – il consumatore puo’ recedere dal contratto, senza pagare il corrispettivo del recesso di cui infra, nelle seguenti ipotesi:
• aumento del prezzo di cui al precedente art. 3 in misura eccedente il 10%;
• modifica significativa di altro elemento essenziale del contratto (per tale intendendosi qualunque variazione su elementi oggettivamente configurabili come fondamentali al fine della fruizione del pacchetto turistico complessivamente considerato) proposto dall’Organizzatore dopo la conclusione del contratto stesso ma prima della partenza e non accettata dal consumatore.
Nel caso in cui al precedente comma, il consumatore ha alternativamente diritto:
• ad usufruire di un altro pacchetto turistico di importo equivalente, o, se non disponibile, superiore senza supplemento di prezzo, ovvero di importo inferiore, con restituzione della differenza di prezzo;
• alla restituzione della sola parte di prezzo già corrisposta. Tale restituzione dovrà essere effettuata entro sette giorni lavorativi
dal momento del ricevimento della comunicazione della decisione di chiedere il rimborso.
Il consumatore dovrà dare comunicazione della propria decisione ( di accettare la modifica o di recedere) entro e non oltre due giorni lavorativi dalla proposta di aumento e di modifica. In difetto di espressa comunicazione entro il termine suddetto, la proposta formulata dall’Organizzatore si intende accettata.
Al consumatore che recede prima della partenza dal contratto al di fuori delle ipotesi elencate ai precedenti commi del presente articolo saranno addebitate, a titolo corrispettivo per il recesso, le somme di seguito riportate:
15% della quota di partecipazione sino 30 giorni di calendario prima della partenza
30% della quota di partecipazione da 29 a 21 giorni di calendario prima della partenza
50% della quota di partecipazione da 20 a 11 giorni di calendario prima della partenza
80% della quota di partecipazione da 10 giorni di calendario a 3 giorni lavorativi (escluso il sabato) prima della partenza.
100% della quota di partecipazione dopo tali termini.
• Annullamento del pacchetto turistico - L’Organizzatore può annullare il contratto quando non sia stato raggiunto il numero minimo previsto di partecipanti e sempre che ciò sia portato a loro conoscenza in forma scritta via posta o via telematica almeno 15 giorni prima della data prevista, oppure a causa di forza maggiore.
• Obblighi dei partecipanti - I partecipanti dovranno essere muniti di passaporto individuale o di altro documento valido per tutti i paesi toccati dall’itinerario, nonché dei visti di soggiorno e di transito e dei certificati sanitari che fossero eventualmente richiesti. Essi inoltre dovranno attenersi all’osservanza delle regole di normale prudenza e diligenza, a tutte le informazioni fornitegli dall’organizzatore, nonché ai regolamenti e alle disposizioni amministrative o legislative relative al pacchetto turistico. I partecipanti saranno chiamati a rispondere di tutti i danni che l’organizzatore dovesse subire a causa della loro inadempienza alle sovraesaminate obbligazioni. Il consumatore comunicherà altresì per iscritto all’organizzatore, all’atto della prenotazione, quei particolari desiderati che potranno eventualmente formare oggetto di accordi specifici sulle modalità del viaggio, sempre che ne risulti possibile l’attuazione.
• Regime di responsabilità - L’organizzatore risponde dei danni arrecati al consumatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale delle prestazioni contrattualmente dovute, sia che le stesse vengano effettuate da lui personalmente che da terzi fornitori dei servizi, a meno che provi che l’evento è derivato da fatto del consumatore (ivi comprese iniziative autonomamente assunte da quest’ultimo nel corso dell’esecuzione dei servizi turistici) o da quello estraneo alla fornitura delle prestazioni previste in contratto, da caso fortuito, da forza maggiore, ovvero da circostanze che lo stesso organizzatore non poteva, secondo la diligenza professionale, ragionevolmente prevedere o risolvere. L’Organizzatore, inoltre, è responsabile, per la riservatezza dei dati comunicati dal consumatore, esclusivamente dal momento in cui questi pervengono nella banca dati e non durante la loro trasmissione.
• Obbligo di assistenza - L’organizzatore è tenuto a prestare le misure di assistenza al consumatore imposte dal criterio di diligenza professionale esclusivamente in riferimento agli obblighi a proprio carico per disposizione di legge o di contratto.
• Reclami e denunce - Il consumatore, a pena di decadenza ai sensi dell’art. 19 n. 2 D. Lgs. 111/95, deve denunciare per iscritto, sotto forma di reclamo, all’organizzatore le difformità e i vizi del pacchetto
• turistico, nonché le inadempienze della sua organizzazione o realizzazione, all’atto stesso del loro verificarsi o, se non immediatamente riconoscibili, entro 10 giorni dalla data del previsto rientro presso la località di partenza.
Assicurazione contro le spese di annullamento e di rimpatrio - Se non espressamente comprese nel prezzo, prima della partenza è possibile stipulare presso gli uffici dell’organizzatore speciali polizze assicurative contro le spese derivanti dall’annullamento del pacchetto, infortuni e bagagli. Sarà altresì possibile stipulare un contratto di assistenza che copra le spese di rimpatrio in caso di incidenti e malattie.


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MARCELLO COMINETTI Guida Alpina
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