ALTA VIA GR.GUERRA WW1 HAUTE ROUTE 3-10 settembre 2017 (e su richiesta dal 12 giugno fino al 10 ottobre) , 1220€/5 pers.


iscrizioni: info@marcellocominetti.com

Attenzione: per motivi logistici mi è impossibile organizzare questo trek per singole persone. Contattatemi solo se siete già 5 persone. Per numeri inferiori di partecipanti il prezzo subisce un aumento proporzionato.
E' possibile organizzare il trek anche in altre date su vostra richiesta.


Alta Via Dolomitica lungo il fronte della Grande Guerra ’15-’18

Nei tristi anni che videro l’ Italia contrapporsi agli eserciti tedesco ed austro-ungarico sul fronte dolomitico, i soldati dei distinti eserciti si prodigarono per rendersi la vita in alta montagna meno dura possibile, lungo una linea che comprendeva le cime più alte, le valli principali e secondarie e molti villaggi.
Le valanghe di neve, le frane di rocce ed il dovere presidiare costantemente vere e proprie pareti verticali dove i soldati stavano letteralmente appollaiati come aquile, furono le principali cause di morte, ancor più del fuoco nemico che semmai si aggiungeva a questi pericoli sempre incombenti.
Dover montare la guardia nel silenzio dell’ alta montagna costituiva assurdamente il più terribile dei compiti, specie la notte, durante il quale ogni più sommesso rumore poteva segnalare tanto la presenza di un cecchino nascosto, quanto il salto di un camoscio, la caduta di un sasso o il precipitare di una slavina…
Quello che i soldati fecero sul fronte dolomitico (e non solo) ha dell’ incredibile e dell’ affascinante: lunghe gallerie scavate nella roccia viva a colpi di mina e piccone, ponti sospesi per superare paurosi abissi, postazioni e ricoveri letteralmente appiccicate a pareti impressionanti… sono solo alcune delle opere che oggi si possono ancora vedere. Alcune nel loro stato originario ed altre ristrutturate e trasformate in museo a cielo aperto come sul Lagazuoi, sulla Marmolada, sulle Tofane e sul Col di Lana.
Ma le emozioni più forti le riservano quei segni sul terreno che riportano a quei drammatici giorni: la scritta su una roccia di una sentinella che pensava alla morosa, la gavetta nascosta in un anfratto, una piccola postazione sospesa, una scarpa, un elmetto, un bottone della divisa, bossoli e proiettili a volte ancora inesplosi, il piolo di una scala, lo spezzone di cavo metallico utile a superare un tratto più esposto… tutti elementi che i luoghi meno battuti possono ancora presentare.
E proprio sugli ultimi elementi poc’ anzi descritti vorremmo soffermare l’ attenzione: pioli di scale e cavi metallici, oggi elementi tanto dibattuti tra chi è favorevole e chi è contro le “Vie Ferrate”.
Noi crediamo che le Vie Ferrate costruite per fare vendere più salsicce ai rifugi dei dintorni siano solo dei percorsi artificiosi che nulla hanno a che fare con l’ alpinismo né con la passione per la montagna, ma quelle Vie che nacquero per mano dei soldati che, loro malgrado, dovevano muoversi con relativa sicurezza lungo versanti pericolosi ed esposti e che oggi troviamo ancora percorribili, sovente dopo interventi di restauro, vanno considerate come dei testimoni silenziosi di un epopea umana drammatica e che non si può dimenticare.
Una volta di più, percorrendo queste zone, ci si interrogherà sugli orrori di tutte le guerre mentre magari ci si gode uno stupendo panorama perché questi luoghi sono tutti esteticamente straordinari, e attraverso la conoscenza di ciò si potrà dare un piccolo contributo alla Pace.
L’ itinerario che ho studiato,  percorso e collaudato di persona durante centinaia (quando non migliaia) di ascensioni e camminate nei vecchi luoghi di guerra, credo rivesta notevole importanza storica oltre che alpinistica ed escursionistica e lo ritengo adatto a quelle persone che amino coniugare la pratica della montagna alla conoscenza della storia di eventi che purtroppo si sono svolti e che sarebbe sciocco dimenticare.
Così le gesta del Tenente Kall, del Capitano Martini, dell’ Alfiere Schneeberger, del Capitano Andreoletti, del Tenente Malvezzi e… del Caporale Dimai, diverranno palpabili mentre ci si inerpicherà lungo ripidi sentieri e ardite Vie Ferrate, con la vostra guida alpina che avrà più di un aneddoto da raccontarvi, un consiglio da darvi e, perché no, la voglia di bere con voi un buon bicchiere nelle serate ai rifugi.
Video e libro: Vivalda ha riproposto il capolavoro di Luis Trenker Montagne in Fiamme (Berge in flammen) nella sua collana “Capolavori del Cinema di Montagna” www.cdavivalda.it e Praxis 3 di Bolzano pubblica il romanzo dello stesso autore con il titolo Dolomiti in Fiamme. La letteratura è sconfinata.

Impegno: le camminate sono piuttosto lunghe e si superano Vie Ferrate di media difficoltà che però presumono il possedere un minimo di esperienza in tal senso. Per escursionisti (non alpinisti) ben allenati. Non occorre avere avuto precedenti esperienze arrampicatorie.

Spirito della proposta
Questi programmi itineranti nei gruppi principali delle Alpi hanno due scopi: visitare e scoprire i grandi massicci alpini e imparare i fondamentali della progressione su roccia più semplici. Qui la guida svolge un ruolo di coordinamento e insegnamento. I partecipanti si muoveranno lungo il percorso sotto la direzione della guida che oltre ad indicare la via, fornirà spunti didattici, correggerà eventuali errori e metterà in atto misure di sicurezza aggiuntive sui “mauveais pas” disponendo, laddove necessario, i partecipanti in cordata oltre che autonomamente assicurati al cavo metallico della via. I partecipanti sono tenuti a rispettare fedelmente le indicazioni della guida in materia di sicurezza e di comportamento su terreno di alta montagna. La guida può allontanare un partecipante la cui permanenza nel gruppo possa mettere a repentaglio la sicurezza degli altri partecipanti. Può anche escludere da un’ascensione un partecipante che dimostri di non esserne all’altezza. L'apprendimento tecnico è garantito.

Programma giornaliero (possono esservi variazioni dovute a condizioni meteo o dello stato dei partecipanti per garantire sempre la massima sicurezza e la logica effettuazione dell’ itinerario,le ore di cammino sono indicative e non tengono conto di eventuali soste)
1 Ritrovo presso il rifugio A. Dibona alle Tofane 2083 m.(raggiungibile in auto da Cortina d’ Ampezzo) alle ore 18.00. Incontro con la guida, controllo dei materiali e degli zaini (perché non siano troppo pesanti), cena e pernottamento in rifugio.D

2 Risalito il Vallon Tofana si devia a ovest percorrendo il sentiero che costeggiando tutta la parete sud della Tofana di Rozes conduce ai piedi del Castelletto a 2300 m. Si raggiunge la forcella di Rozes 2633 m. attraverso la galleria scavata dagli Alpini (ca. 2 ore dal rif.) e poi si prosegue sul versante Travenanzes lungo una grande cengia ghiaiosa. Al suo termine inizia la Via Ferrata Lipella che in ca. 5 ore di entusiasmante arrampicata e camminata su cenge esposte e sempre attrezzate con cavo metallico, giunge all’ anticima della Tofana di Rozes. Da qui camminando lungo la cresta nord di questa cima imponente lungo un ripido sentiero si raggiunge la cima a 3225 m. Dalla cima si scende camminando sul versante nord est per la via normale (sentiero con qualche saltino roccioso) fino al Rif. Giussani 2580 m. presso la spettacolare Forcella Fontana Negra, ai piedi della Punta Giovannina proprio nel cuore del massiccio delle Tofane. BD

3 Si lascia il rifugio per scendere lungo il vallone del Masarè tra trincee e grandi massi fino ad una scala metallica costruita durante la guerra che permette di raggiungere il fondo della Val Travenanzes (ca. 1 ora) 2000 m. Da qui un ripido sentiero zigzagante si inoltra nel Cadin di Fanis e poi sulle pendici orientali del Monte Cavallo. Superata la forcelletta (ca. 3 ore) posta tra la cima del Cavallo e del Casale a 2984 m. si entra nel Vallon Bianco dirigendosi verso le cime di Furcia Rossa dove si snoda il percorso attrezzato detto “Via della Pace” che arriva fino alla Cima Vallon Bianco 2684 m. (ca.3 ore) dalla quale si scende in direzione dell’ Alpe di Fanes per giungere all’ omonimo ed accogliente rifugio 2050 m. (ca.2 ore).BD

4 Dopo la tappa più dura ce ne concediamo una più rilassante attraverso l’ Alpe di Fanes Grande che, oltrepassata la Forcella del Lago 2486 m. ci porta nell’ Alpe di Lagazuoi dove troviamo il Rifugio Lagazuoi (ca. 4 ore)posto sulla cima del Lagazuoi Piccolo a 2752 m. Se si arriva in tempo si può visitare in discesa la galleria elicoidale che scende nelle viscere della montagna fin nei pressi di Passo Falzarego da dove è possibile ritornare al rifugio mediante la funivia. BD

5 Dalla cima del Lagazuoi Piccolo si scende sulla Cengia Martini con sentiero attrezzato che arriva al Passo Valparola 2168 m. (ca. 1 ora). Da qui ci si porta verso il Passo Sief a 2209 m. e si sale la cima di questa modesta montagna che è collegata alla cima Col di Lana 2452 m. mediante una cresta attrezzata con cavi.
Dalla cima del Col di Lana si scende a Livinallongo 1470 m. dove si pernotta in paese in hotel.BD

6 Raggiunta Arabba (6 km) in bus, con la funivia si sale a Porta Vescovo a 2478 m. da dove inizia la Via Ferrata delle Trincee che termina nei pressi di Paso Padon 2369 m. in vista del ghiacciaio della Marmolada. Si scende a Passo Fedaia 2050 m. ed in bidonvia si sale al Rif. Pian dei Fiacconi 2626 m. ai piedi del ghiacciaio della Marmolada (possibilità, per chi lo desideri di noleggiare ramponi e piccozza in modo da non doverli portare con se per tutto l’ itinerario) dove si pernotta.BD

7 Ci si porta alla Forcella Marmolada 2896 m. per risalire la Via Ferrata della Cresta Ovest fino alla cima più alta delle Dolomiti 3348 m. da cui si scende per la via normale del ghiacciaio rientrando allo stesso rifugio (possibilità di lasciare parte del bagaglio per salire leggeri). Ridiscesi in bidonvia al Passo Fedaia: scioglimento del gruppo. Nota: partendo dal rifugio di buon mattino si rientra a valle nel primo pomeriggio in modo di avere tempo per eventuali viaggi di rientro a casa.

B=1^ colazione L=pranzo D=cena

Varie
- Le ore di cammino indicate sono quelle effettive.
- ll programma può subire variazioni a causa di maltempo o altro a giudizio insindacabile della guida al fine di garantire la logica effettuazione dell’itinerario e garantire la sicurezza dei partecipanti.
- I rifugi dolomitici sono noti per il loro comfort rispetto a quelli d’altre zone. Tuttavia a chi fosse alla sua prima esperienza di questo tipo, ricordiamo che non si tratta di “hotel” ma di semplici alberghetti di montagna ubicati ad alta quota.
- Richiedendolo all’atto dell’iscrizione è possibile la sistemazione (solo dove possibile) in camera singola/doppia con servizi, pagando un supplemento.

Date: vedi titolo

Prezzo a persona: 1220€ con 5 persone (richiedere quotazione per altre date e/o numero partecipanti)

La quota comprende
Guida e ½ pensione in rifugio con sistemazione in camerate per 6 giorni.
La quota non comprende
Trasferimenti in bus o taxi, impianti di risalita bibite e variazioni sui menù, sacco lenzuolo dove necessario, doccia nei rifugi dove questo servizio è a pagamento , quanto non specificato alla voce precedente.

Equipaggiamento individuale
 imbragatura - 2 cordini per via ferrata+dissipatore (min. 8 mm di diam.) - 2 moschettoni –casco
 bastocini telescopici (utili ma non indispensabili)
 scarponcini da trekking
 giacca a vento (gore-tex o simili)
 maglieria in tessuti termici o camicia pesante, biancheria con ricambi 
 piccola trousse da toilette
 borraccia
 lampada frontale
 eventuali medicinali di uso personale
 zaino 40 lt.

Iscrizioni: info@marcellocominetti.com
tel ++39.347.7105289