giovedì 4 gennaio 2018

UNA MISURA DI CIVILTA'


Fontana di Lyssos a Creta (GR)
A Creta la stagione turistica si protrae da aprile a novembre. Nei ristoranti di Chania o delle numerosissime località balneari bisogna prenotare il tavolo anche in bassa stagione, tanto sono affollati.
Posti meravigliosi, gente affabile e schietta, prezzi onestissimi, gastronomia eccellente e servizi della massima efficienza sono gli ingredienti di tanto successo. Lungo le nostre riviere a fine Settembre a volte non trovi un bar aperto per berti un caffè, tanto per fare un paragone, ma come mai?
A Creta, ma non succede solo lì, ti siedi al tavolo in un qualsiasi ristorante e ti portano, senza che tu l’abbia chiesta, una brocca di acqua naturale da bere, alla fine del pasto il tipico liquore raki ti viene offerto di default e il coperto non esiste nelle voci del menù. Insomma, i motivi per andare a Creta non mancano.
Andiamo ora sui monti. 
Lungo l’arco alpino l’acqua non manca di certo e i vecchi montanari hanno costruito fontane e abbeveratoi in ogni valle. Le prime per dissetare le persone e per fare il bucato e i secondi per le bestie. 
Prima, durante o dopo una gita, incontrare una fontana è sempre piacevole. 
Nel bel libro di Reinhold Messner Ritorno ai Monti, c’è una frase che considero di estrema poesia e pragmatismo: 

“nel tornare a valle la fontana disseta 
tanto il più audace degli alpinisti 
quanto il semplice camminatore”.

Nei paesi delle Dolomiti dove vivo le fontane stanno scomparendo perché l’avanzata del turismo ne fa a meno volentieri a vantaggio delle terribili bottiglie in plastica. Quando ero piccolo e dicevo a mia madre che avevo sete, mi diceva che a casa avrei bevuto. A volte prima di arrivare a casa mancava qualche ora e così ho imparato a sopportare la sete. Oggi, la mamma moderna, compra subito la famigerata bottiglietta.
Fontana a S.Rocco di Camogli

Torniamo ai monti. Laddove il turismo si espande le fontane lasciano posto ai bar e basta deviare per una valle laterale meno “firmata” che subito le fontane riappaiono. Io vivo in una di quelle e davanti a casa ho una fontana dove chiunque può bere, a qualsiasi ora. Trovo che incontrare l’acqua gratuita sia una grande dimostrazione di civiltà e un metro per valutarne la portata.
Un turista intelligente dovrebbe boicottare quelle località che levano le fontane in nome di un mancato controllo sanitario, usato come scusa. Bere da una fontana non ha mai fatto ammalare nessuno ma è gratis, questo è il problema. La sterilità e la dubbia provenienza, nonostante tutte le certificazioni a norma di legge  dell’acqua commerciale in bottiglia, contrastano nettamente con un’idea di libertà e nella Natura l’essere umano ama sentirsi libero. O forse mi sbaglio. Amava, sarebbe meglio dire, perché ai più la Natura fa paura e la vivono attraverso le vetrate della spa dell’hotel stellato nel quale si sono blindati per la vacanza di rito.

Fontana a Baunei in Sardegna
Ho vissuto molti anni in Sardegna dove l’acqua potabile è una risorsa rara. Rarissima in piena estate in certe zone. Il suolo calcareo non la trattiene in superficie e le poche sorgenti sono considerate luoghi sacri. Non di rado in corrispondenza di una sorgente si trovano immagini e manufatti religiosi a simboleggiare un’atavica e antica necessità umana.
La sacra fonte di Su Gologone è divenuta negli anni un'attrazione turistica.
Quando avevo poco più di dieci anni ho trascorso tre estati a Santulussurgiu, dove quotidianamente accompagnavo il mio amico Gian Bachisio, più grande di me di un anno, a dorso d’asino, a raggruppare le sue vacche presso l’unico abbeveratoio della zona, dove altri pastori facevano la coda con le loro greggi e mandrie, per abbeverare a dovere le bestie smagrite dal caldo e dalla siccità.
Mio padre, dall’alto della sua saggezza, ha imparato da molti anni a distinguere le diverse sorgenti per il tipo d’acqua che vi sgorga utilizzandola per curarsi lievi malattie, malesseri temporanei, indisposizioni del fisico. Questa cultura dell’acqua l’ha trasmessa a tutta la sua famiglia sottolineandone sempre il valore legato alla Natura, che ha da offrire ai suoi abitanti questa e altre preziosità.
Come posso dissetarmi acquistando una bottiglietta di plastica?
"La sete" foto di Giuseppe Cominetti 1958
Recarsi alla sorgente con orci rigorosamente di vetro (guai a usare taniche in plastica) è scomodo ma scandisce un tempo che non c’è più e che non andrebbe perduto. E’ come la stufa a legna in casa quando fa freddo. Con tre pezzi di legno ti scalda. Certo, il termostato a muro dove scegliere la temperatura ideale, anche da remoto, è una bella comodità. Arrivi a casa ed è calda al punto giusto. Ma quel paio d’ore spese ad attizzare il fuoco con addosso un bel maglione di lana pesante in attesa che la temperatura diventi accogliente, siamo così sicuri che siano buttate? Non sono forse le comodità che generano stress con il loro essere appunto comode?
Provate a starvene da soli davanti a un termosifone con una bottiglia di plastica e forse potrete rimpiangere chi se ne sta davanti a un bel fuoco con una brocca d’acqua di sorgente per dissetarsi a dovere.
L’acqua è indispensabile alla nostra sopravvivenza e non deve essere resa commerciale per il guadagno di pochi a discapito degli altri, che sono la maggior parte.
Un paese che si dichiara civile dovrebbe avere chiari questi valori di base prima di darsi a dei progetti ambiziosi d’ogni genere e sorta. L'acqua nelle bottiglie di plastica, non compratela.
Fontana di guerra sulla Cengia Martini al Lagazuoi