sabato 24 dicembre 2016

IN CANOA SUL RIO CHICO, Patagonia Argentina (Santa Cruz)

Kaiquenes in volo
Il bel tempo per scalare a El Chaltén si fa attendere e quindi ne abbiamo approfittato per scendere qualche km del Rio Chico, un fiume ingrossato dalle ultime piogge e nevicate che attraversa una delle zone steppose più vaste della Patagonia Argentina incrociando un solo centro "abitato": Gobernador Gregores.
Il Rio Chico ha uno sviluppo rettilineo di ca. 300 Km. ma quello reale arriva quasi a 1000 perché le infinite anse che lo caratterizzano ne accompagnano il corso costantemente.
Franz a prua con Kaiquen a ore11

Il senso di immensità e solitudine che infondono questi posti è una sensazione che, secondo noi, va provata. Se si ha un po' di dimestichezza con l'acqua, si tratta di alpinismo anche questo. Garantito!
Il vento spinge nel verso giusto per poi imporsi contrario e le anse pare servano a questo. La corrente ti spinge in giù e il vento in su: la canoa è ingovernabile e, se non si rovescia, gira su se stessa come ubriaca.
Cisnes de cuello negro, eleganti e superbi
Non abbiamo foto di quei momenti perché bisogna concentrarsi per non finire a gambe all'aria, ma queste che ne illustrano la calma serale, non sono male, dai...





Da Queste parti vige assoluto il concetto che se in cuor tuo desideri che le cose vadano in un certo modo, puoi stare certo che andranno esattamente alla rovescia!
Patitos feos=I brutti anatroccoli




Quando il vento esagera, l'unica cosa da fare è rinunciare a combattervi contro, lo abbiamo imparato in anni e anni di facciate. Quindi ci si rintana in tenda e meno male che abbiamo delle buone letture e internet è assente.
Come fare capire a molti che: stiamo lavorando!?

Non fa tutto 'sto caldo...
In Patagonia, anche quando la meta è vicina e sembra raggiunta, non è mai così. Infatti spesso negli ultimi metri si frappongono ostacoli per raggiungerla inaspettati, di difficile superamento o comunque mai di poco impegno.
Tra noi e la strada che ci poteva portare fuori dal fiume sembrava ci fosse un innocente prato di un km e invece era molto più lungo ed era solcato da canali d'aqua, paludi e abrojos (cespugli che rilasciano palline spinose che risalgono di loro iniziativa lungo le gambe sotto ai pantaloni). Il tutto sotto lo sguardo interessato di due grossi condor.
Raggiunta la strada la prima "camioneta" che passa (ne passano ca. 5 al giorno) è della Polizia per l'abigeato e ci carica subito.
I poliziotti ci raccontano di banditi e furti di bestiame, in cui loro hanno sempre la meglio, e dopo 30 km ci lasciano nella Stazione di Servizio di Gobernador Gregores. Avete presente Bagdad Café?
MANTECOL a pranzo e remi 10 ore al giorno!

Non si direbbe ma in un paese fantasma e isolato come questo il benzinaio è il posto più frequentato, tanto da indurci inutilmente a fare l'autostop. Si susseguono coppie di argentini con belle mogli dall'aria infelice e rassegnata e mariti in sovrappeso dal fare animalesco, gauchos agghindati a festa con l'immancabile cane al seguito e moltissime persone grasse! Costoro mentre pagano il rifornimento all'auto, consumano dolci chimici, bibite gassate quando non piatti di pasta dall'aria sintetica con su colate di formaggio liquefatto di pessima qualità. 
A parte qualche bambino, siamo gli unici senza sigaretta in bocca.
Questo paese ci colpisce più d'ogni altra cosa perché di una "bruttezza naturale" opprimente. Ci concediamo una cena nel migliore ristorante che si rivela pessima.
Andiamo al Coyote Pub dove campeggia l'insegna che recita: FAST FOOT, come se nutrirsi rapidamente nel posto al mondo in cui il tempo scorre più lento, costituisse motivo di vanto. Ma forse volevano proprio dire "piede veloce", chissà.
Mentre Franz mi fotografa insieme a un Babbo Natale con tanto di slitta e barbona bianca, un ragazzino mi fa le corna da dietro. Ci facciamo una risata mentre il "chico" è ancor più orgoglioso di avere fatto quel gesto quando scopre che siamo italiani. Una faccia una razza.
Quando a notte fonda decidiamo di infilarci nei sacchi a pelo posati sul marciapiede, due fari lontani bucano l'oscurità. E' il bus che speravamo passasse. Ci riporta in 5 ore a El Chaltén dove le nuvole ci aspettavano.


martedì 20 dicembre 2016

PASO MARCONI-GLACIAR CHICO ultima frontiera del trek che sconfina nell'alpinismo nella zona di El Chaltén/O'Higgins


Report del viaggio

"VUELTA Hielo Continental dal Paso Marconi al Lago Chico/O’Higgins e Cerro Torre /Fitz Roy 10-23dic 2016. ITINERARIO INEDITO"


Rientrati a El Chaltén dopo una traversata molto avventurosa, eccoci ora in attesa del tempo buono per scalare. Nel frattempo il mio socio Franz ha redatto un breve report della bella gita appena fatta, che trovate qui:
http://www.francescosalvaterra.com/vuelta-passo-marconi-glaciar-chico/

sabato 10 dicembre 2016

CARRUTILLERA! Patagonia in bicicletta 2016: survived

Non mi succede spesso di pubblicare un resoconto appena tornato da un viaggio, ma 'stavolta mi sono così tanto divertito che sento un bisogno inspiegabile di raccontare un po' la mia soddisfazione.






La CARRUTILLERA (=CARRetera Austral+rUTa 40+CordILLERA Andina Austral, il nome è una mia discutibile invenzione) si è conclusa ieri in quel di La Leona, un vecchio "paradero" (luogo di fermata) patagonico lungo la mitica Ruta 40. Patagonia, Argentina, Santa Cruz.
raggiunta la mitica RUTA40
Marta, il sottoscritto e due validi compagni di pedale, e non solo,  eravamo partiti una decina di giorni fa da El Chaltén in direzione contraria al vento...
Raggiunto faticosamente il lago Desierto lo abbiamo attraversato in barca e ci siamo accampati sulle rive della Punta Norte. Da lì si varca la frontiera col Cile, si spinge la bici, ma si pedala anche un poco, lungo i 6 km di sentiero che portano a una bellissima mulattiera che in saliscendi -più scendi che sali- ci ha depositati sulle rive del bellissimo lago S.Martin/O'Higgins.
Ovviamente le foto più belle non le metto qui.
Qui dovevamo prendere il ferry che lo attraversa tutto fino a Villa O'Higgins ma il maltempo, leggi vento forte -siamo in Patagonia checaspiterina- lo impediva. Quindi abbiamo aspettato due giorni a Candelario Mancilla (se cliccate qui a destra su "Patagonia in bicicletta" vedrete itinerario, mappe, ecc) e poi abbiamo salpato tra le onde azzurre.
Da questo remoto villaggio abbiamo risalito la Carretera Austral fino alla deviazione per Paso Mayer che si trova al termine di una strada appena costruita.
Lasciata la frontiera cilena un fiume neppure tanto piccolo rappresenta il seguito dell'itinerario verso l'Argentina. I guadi sono una decina e neppure tutti facili. Siamo fradici ma spingiamo sui pedali perché sappiamo che troveremo una strada, ma dove? Boschi, ghiaioni, praterie e acqua, tanta acqua ci circondano e trovare il percorso è complicatissimo. Non mi aspettavo una cosa tanto complicata ma ora ci siamo e bisogna ballare come suona la musica.
Il mio fiuto mi guida ma non è infallibile, ovviamente, ma troviamo la mitica "passerella" che Don Ramiro ha costruito per le sue pecore. Ci avevano detto anche che il Ramiro non vuole che la gente ci passi sopra, ma oggi chissà lui dove sarà e non lo vediamo. Mannaggia, poteva farla un po' più larga! Traballa pericolosamente sulle rapide del Rio Carreras facendoci credere al suo termine che avremo avuto vita facile.
Ci sbagliamo, e vaghiamo per boschi, guadi, impronte di puma, uccelli di ogni sorta e finte tracce fino a notte, quando...si spezza il portapacchi della mia bici. Siamo senza saperlo a pochi metri dalla Gendarmeria Argentina e inizia a piovere.
I gendarmi ci accolgono calorosamente e ci fanno accampare vicino alla loro casermetta offrendoci un "quincho" (=focolare con tetto) dove facciamo un falò per asciugare noi e i vestiti.
Il giorno dopo si snoda tra praterie, fiumi impetuosi e montagne, ma su strada buona! Pranzando su un prato senza fine invaso da volatili, volpi curiose, guanacos curiosi pure loro e lepri, facciamo asciugare le tende e ripartiamo. Usciamo improvvisamente dalla Cordillera e ci si para di fronte la temuta Estepa Patagonica: un deserto secco, ventoso e freddo tagliato solo dalla linea retta della strada. Intorno a noi la presenza dell'essere umano è inesistente. Non che fino a qui abbiamo incontrato tanta gente, anzi, ma nell'estepa la sensazione di agorafobia (il contrario della claustrofobia) ti prende anche se non ne soffri. Diciamo che qui potresti iniziare a soffrirne.
guadi
Le Estancias (fattorie) sono qua e là ma a 20/30 km dalla strada e chissà se sono aperte -saperlo non è possibile- e noi siamo in bici e carichi. Non è esattamente come quando si passa da qui in macchina, insomma.
Troviamo asilo nella più vicina alla nostra strada, a soli 5 km, dove ci viene offerto per la notte il "Galpon de esquila" il capannone dove si tosano le pecore. Ci accomodiamo contenti perché nella notte diluvierà facendo vibrare le lamiere ondulate del capannone mentre ronfiamo, anche per questo, soddisfatti. E dire che fantasticavamo di arrosti e buon vino. Invece: cous cous e ceci.
L'alba è radiosa e in Italia scopriamo che ha vinto il NO.
Il vento ci spinge e ci frena ma noi andiamo avanti: indietro non si torna! Faccio mio il motto di Fridtjof Nansen in queste situazioni: FRAM! (=avanti! in norvegese), non mi costa nulla, se non pedalare come forsennati.
E infine l'asfalto. Nero, diritto e interminabile sotto a un cielo di nuvole grandi e sporadiche che lasciano passare neri temporali lontani e un sole implacabile. Il vento rinfresca e noi andiamo letteralmente arrosto per quanto riguarda la pelle delle nostre facce.
All'estancia L'Angostura sul Rio Chico capiamo che il ritardo di 2 giorni, dovuto alla barca sul lago S.Martin/O'Higgins, non ci permette di rispettare la nostra indicativa tabella di marcia. D'altronde questo viaggio è un'esplorazione del percorso per perfezionarlo e ripeterlo certamente, ma ora dobbiamo farci portare in auto per quasi 100 km.
La camioneta ci deposita nel luogo pattuito: il nulla! Vento, polvere e desolazione. Neppure un cespuglio per ripararci un momento. E il vento è davvero fastidioso e invadente. Riprendiamo a pedalargli duramente contro fino a una curva dietro la quale lui -il vento- diviene a favore e...voliamo per 40 km fino a Tres Lagos: il primo paese che incontriamo dopo giorni in territorio argentino. Ci sembra una cattedrale nel deserto, anzi, lo è e ci sediamo a lato del biliardo di un bar per gauchos a trangugiare milanesas y papas fritas (questo non lo traduco) e a bere birra a fiumi.
Il giorno seguente è di quelli rari da queste parti. In fondo all'estepa appaiono le montagne: il Cerro Torre e il Fitz Roy su tutte, ma si vedono bene anche le punte minori e i massicci all'interno dello Hielo Continental. Insomma una visione assurdamente divina.
Ormai divoriamo i kilometri come gallette e si avrebbe voglia di non smettere mai di pedalare, mi era già successo, ma dobbiamo farlo perché domani l'aereo porterà Franz, Beatrice e Marta a casa. Io resto ancora un mese e mezzo.
E' un giro in bicicletta estremamente bello ma anche molto avventuroso e sconsigliabile a chi ama la comodità e la certezza. Un vero viaggio, insomma.
LEGGI QUI IL DIARIO DEL VIAGGIO DI Beatrice Carli Moretti

venerdì 14 ottobre 2016

LA FOTO A ME PIU' CARA

Se levo quelle familiari, l'immagine fotografica che guardo con più piacere è questa che mi ritrae con il mio amico Sandro Pansini, mentre dormiamo stanchi a la Brecha de los Italianos sul versante sud-est del Fitz Roy in Patagonia.
Sandro e Marcello a la Brecha de los Italianos (Fitz Roy 1992)

La foto ci è stata scattata da Cesare Sartori con una Rollei 35 Tessar con pellicola per diapositive Kodak 64 Asa il 24 novembre 1992, intorno alle 10.
Cesare era il mio cliente, un "folle" (nel senso buono) che voleva scalare il Cerro Torre, su cui avevamo fatto un tentativo pochi giorni prima, arrestatosi già prima di raggiungere la "spalla" o Colle della Pazienza, lungo la via del Compressore del 1970.
le nostre borse di plastica
e il Cerro Torre

La neve era troppa e non si andava avanti e forse era anche troppo presto perché una guida alpina facesse una cosa del genere accompagnando un cliente.
Andare al Fitz fu un ripiego. La via franco-argentina allora a me non interessava per niente e neppure ne sapevo molto. Ma sul Fitz Roy c'era meno neve e il cielo sembrava regalarci qualche giorno di bel tempo.
Nel 1992 praticamente sulla montagna non c'era nessuno, a parte Ermanno Salvaterra e Adriano Cavallaro che avevano salito la via qualche ora prima di noi.
Sandro "en basquettes"
al nono tiro della via
Erano tempi diversi, in cui appena il cielo si apriva si partiva senza sapere quale sarebbe stata l'evoluzione meteorologica, ma sperando di avere il tempo necessario per fare una via e non dover combattere contro una di quelle terrificanti tempeste che purtroppo già conoscevamo molto bene.
Eravamo arrivati in cima al Fitz la sera del giorno precedente e la discesa ci aveva richiesto gran parte della notte. C'eravamo anche persi al buio perché le calate sono tutte in diagonale. Con le prime luci del mattino eravamo arrivati a la Brecha dove ci siamo fermati per un riposino mentre nevischiava, ma non ce ne importava più di tanto.

lungo la via franco-argentina
Avevo portato pochissimo materiale da scalata e Ermanno quando mi ha visto mi ha suggerito di prendere dei moschettoni dalle calate in caso ne avessi avuto bisogno, ma non ce ne fu.
Sapevo, come lo so oggi, che una salita ce l'hai in tasca quando sei ritornato vivo alla civiltà e mai prima. Quindi lì alla Brecha sapevo che mancava ancora molto e, nonostante il più fosse fatto, non mi sono mai sentito alla fine delle mie responsabilità di guida. Non potevo.
potremo essere in un posto qualsiasi
ma siamo in cima al Fitz Roy
Sandro sapevo che era un compagno fidato e forte, tanto da salire come se niente fosse, tutta la via in scarpe da ginnastica. Averlo con me mi ha sicuramente dato un aiuto enorme sotto ogni punto di vista, non ultimo quello di condividere un fatto così importante della mia vita di guida e non solo, con un amico.
una fin troppo nota skyline
Riuscii a sentirmi a posto quando Cesare mise anche il secondo piede sulle rive meridionali della Laguna de los Tres ancora ghiacciata. Da lì solo un facile sentiero ci separava dal villaggio e non scorderò mai lo sguardo di felicità che mi scambiai con Sandro quando questo accadde.

giovedì 1 settembre 2016

PROSSIME PARTENZE 2016-'17

Tommi Cominetti e Manuel Agreiter...
a passeggio sotto il NUPTSE (Nepal, Everest Region)
Clicca sul nome per accedere alla scheda dettagliata

4-10 ottobre
Grecia isola di CRETA trekking E4 da Sfakia a Paleochora con pernottamenti e cene in hotel.
Zaini leggeri e tanta meraviglia mediterranea lungo un sentiero costiero che interseca le gole di Samarià e altri canyons. Spiagge, bagni giornalieri, cibi tipici e tanta ospitalità. 650€+volo.

26ott/1novembre
Sardegna Trekking Selvaggio Blu, ormai un classico che propongo da prima che si chiamasse così, ovvero dal 1984, e che ha superato sempre le aspettative in termini di bellezza e remuneratività di chi lo ha percorso. 750€.

25ott/8nov
Nepal, Trekking al Campo Base dell'Everest con salita escursionistica del Kala Pathar 5650 m. In molti dicono che sui sentieri del Khumbu si fa la coda ma forse non ci sono mai stati. La bellezza e l'interesse culturale che un luogo, inevitabilmente divenuto classico, offre, sono sicuramente ineguagliabili. Quindi se amate il viaggio a piedi e siete curiosi e in buona salute (non servono altre doti) potete partire per uno dei più bei viaggi al mondo che un camminatore possa immaginare. Sinceramente, dopo averlo percorso almeno una trentina di volte, non mi ha mai stufato. Figuriamoci alla prima volta! 2250€+volo.
FINALE FOR NEPAL 23-25 sett. 2016 (ven. 23/9 Il Cerro Torre secondo me, ore 21 c/o Chiostri di S.Caterina a Finalborgo SV e dom. 25 ore 18.30 musica in piazza con i Frozen Rats)

26nov/10dic
Patagonia in Bicicletta. Da El Chaltén a Tres Lagos attraverso il Lago del Desierto (Argentina), Lago O'Higgins-S.Martin, (Cile), Rio Mayer, Carretera Austral e Ruta 40... Un percorso per poco ancora inedito, possibile solo da pochissimi giorni perché è in fase di ultimazione il ponte sul Rio Mayer. Diverrà sicuramente un classico, approfittiamone prima... 2050€.

10-23dic
Patagonia, "Vuelta" sullo Hielo Continental Sur entrando dal Paso Marconi e uscendo in Cile sul Lago O'Higgins-S.Martin. Anche questo è un inedito (per escursionisti piuttosto tosti) che proponiamo (con il mio amico e collega Franz Salvaterra) grazie alla profonda conoscenza dei luoghi maturata in decenni di scalate, esplorazioni e scorribande a vario titolo da quelle parti. 2300€.

1-19gen. 2017
Vuoi tentare la scalata a una cima patagonica? Abbiamo salito con clienti il Cerro Torre, il Fitz Roy (nel 1992!) e molte altre cime limitrofe. Garantiamo solo ESPERIENZA, che in Patagonia è la cosa più importante da avere nello zaino.
Leggi qui le nostre proposte e contattaci per tempo per scoprire che l'altra metà del mondo non è poi così lontana...

Tutti i viaggi all'estero sono organizzati con Tour Operator-Agenzia Viaggi di nostra fiducia e prevedono la stipula di Polizze medico-bagaglio e Annullamento, contattaci anche solo per avere informazioni al riguardo.

Contatto: Marcello Cominetti (Guida Alpina) 
info@marcellocominetti.com tel. 3277105289

giovedì 28 luglio 2016

ALTA VIA GRANDE GUERRA a Settembre e Serata a ARABBA l'11 Agosto


Dal 3 al 10 Settembre propongo
 l'ALTA VIA DELLA GRANDE GUERRA DELLE DOLOMITI 
(1220€/pers. con 5 persone)
I posti sono limitati, le iscrizioni aperte.
(dettagli qui)

DOLOMITE WW1 HAUTE ROUTE 
on September 3-10th. (1220€/pers. with 5 pers.)

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L'11 Agosto vi aspetto a ARABBA (BL) presso la Sala Congressi ore 21
(qui tutti i dettagli e il trailer del film)




mercoledì 6 luglio 2016

IL CERRO TORRE SECONDO ME A CORTINA IN CRODA IL 14 LUGLIO

Cerro Torre is in my mind (1988)
Il 14 luglio 2016 gli organizzatori della rassegna sulla montagna CORTINA IN CRODA di Cortina d'Ampezzo (BL) hanno pensato bene di invitarmi a parlare del Cerro Torre e forse anche d'altro.
Fatto sta che alle 21 sarò lì con il video IL CERRO TORRE SECONDO ME, che racconta della salita lungo la Via dei Ragni sul versante ovest fatta nel dicembre 2014 dal mio collega e amico Franz Salvaterra, me e il nostro forte cliente Max Lucco.

La particolarità non sta nel fatto di avere salito una montagna tanto complicata, quanto l'averlo fatto facendo le guide alpine: il nostro lavoro, la nostra più grande passione.

QUI IL PROGRAMMA della SERATA e altre info

Oltre a ringraziare gli organizzatori, devo farlo anche verso i miei sponsor che mi sostengono senza obblighi pesanti che non gradirei avere:

PATAGONIA
SCARPA
FERRINO
SALICE OCCHIALI
WWW.INPATAGONIA.IT 

siete tutti invitati!

giovedì 23 giugno 2016

ARRAMPICATA IN SARDEGNA

Base: S.Maria Navarrese (in B&B o Hotel a scelta)
Date: 3-5 novembre 2016 (altre su richiesta)
Prezzo: da concordare in base al numero partecipanti (min 1-max 6)

Per almeno 4 persone organizzo CROCIERE IN BARCA A VELA e ARRAMPICATA in SARDEGNA/CORSICA clicca qui per vedere la barca e informazioni

info@marcellocominetti.com
327.7105289

venerdì 17 giugno 2016

SON FORESTO, ZIO CAN!


E’ da molto che penso di annotarmi dei pensieri che nel tempo mi si sono ammucchiati in testa in relazione alla mia posizione rispetto alle genti di dove vivo.
Nelle valli alpine dove ho vissuto sono sempre stato considerato un “foresto”. Si sente dall’accento, si vede da come mi vesto e da come penso e faccio. Non ci posso fare nulla.

Vivo in una valle Ladina delle Dolomiti, in provincia di Belluno: Livinallongo e ci sto molto bene.
La cosa non mi ha mai fatto soffrire ma ogni tanto mi ha fatto sentire davvero diverso e dopo tanti anni (più di 30) mi sono fatto una mia idea che, siccome me la sono fatta io stesso, ho cercato di farmela che mi andasse bene.
Foresto nella foresta


“A un can forestiere tutti quegli della contrada abbaiano addosso”
scriveva il Boccaccio e un po’ è vero.
Ma se questa condizione la prendi e la usi a tuo favore puoi starci bene, e per me è così.
Sono nato a Genova, una città davvero aperta in tutti i sensi, in cui ricordo fin da bambino persone di colore o dagli occhi a mandorla parlare il dialetto esattamente come faceva mia nonna, mia madre e le mie zie.
La madre di mia madre era figlia di siculi nata a Genova e parlava il dialetto come tutti gli altri.
Mio nonno paterno era lecchese (ferroviere anarchico e penso che Guccini quando scrisse "La Locomotiva" si ispirò a lui tanto come a Ragosi) e sua moglie, mia nonna: cimbra, una minoranza etnica tedescoide oggi originaria dell’alto Veneto.
Mio nonno materno era di Finale Ligure e io quindi
I miei figli "sudtirolesi" nati da due madri argentine
sono Mediterraneo!
Se le differenze sono ricchezza io sarei ricco sfondato e infatti quello che non ho è quello che non mi manca (cit. F. De Andrè) e sento mio fratello un marocchino come un sudtirolese, ma non ditegli che anche loro sono fratelli perché i secondi non la prenderebbero bene nella maggior parte dei casi.
Sono contento e mi fa sentire bene che essere Mediterranei significhi appartenere a un miscuglio infinito di razze. Liguri, Etruschi, Partenopei, Fenici, Greci, Achei, Albanesi, Montenegrini, Croati, Ingauni, Saraceni, Arabi, Beduini, Magrebini, Egiziani, Mesopotamici, Ispanici, Gallici, Catalani, Sardi, Siculi, Tabarchini, Seuti, Tuareg, Minoici, Turchi, Ciprioti, Ebrei, e sicuramente ho dimenticato molte razze.
Anche io sono tutto questo, non è fantastico?
Ho anche notato che gli altri mediterranei con cui intrattengo relazioni, greci, sardi, napoletani... non mi fanno avvertire la mia differenza. Forse perché assente?!
I puri di razza sono quelli che fanno le guerre per difendere con la forza le loro insicurezze e paure del diverso, del foresto, appunto.
Leggo sul vocabolario che foresto (forestiero) significa straniero, rozzo, che vive nel bosco, isolato, e percepito come lontano e diverso. La foresta in indonesia si chiama Giungla e questa differenza di nome mi aiuta a giungere fino all’oceano Indiano e a disperdere per il globo la mediterraneità che sento di avere dentro. Questa è libertà.
Ho vissuto oltre 20 anni in Sudtirolo o Alto Adige e sono giunto alla conclusione che gli autoctoni siano vittima della loro stessa condizione di privilegiati e che questa abbia generato in loro una grande insicurezza.
Essendo un popolo lavoratore, serio e ricco, tutte caratteristiche positive, intendiamoci, ha la possibilità di comprarsi la sicurezza pagandola profumatamente. Per questo in provincia di Bolzano si vedono solo belle case e belle macchine. E qui non vado oltre, anche perché i miei figli sono tutti sudtirolesi perché nati a Bressanone.
Io sono contento se loro godono di buona salute. Potrebbero essere nati in Messico o in Congo, l’importante è che stiano bene, il colore del passaporto è un dettaglio.

Insomma, voglio dire che nella definizione di “Foresto” mi ci sento a pennello, non mi offende e semmai mi eleva involontariamente a eletto. E io così ci sto bene. Grazie.

lunedì 16 maggio 2016

SCALATE IN DOLOMITI - CLIMBING IN THE DOLOMITES

Arrampicata sportiva e alpinistica in Dolomiti Estate 2016
Quasi n cima al Coston d'Averau...
-Vie classiche di ogni grado
-Vie a spit
-Corsi per imparare
-Vie Ferrate

Sport and alpine climbing in the Dolomites Summer 2016
-Classic routes of any degree
-Sport routes (bolted)
-Climbing school
-Via Ferrata

Guarda il video - Look at the video
https://vimeo.com/151511985
(immagini di proprietà dell'agenzia www.dolomitemountains.com per cui lavoro)


Info e prenotazioni
Booking at
info@marcellocominetti.com tel +39.327.7105289
Via Philipp Flamm-Civetta
Via Don Quixote-Marmolada