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martedì 1 maggio 2018

L'ISOLA CHE NON C'ERA


  Leggenda e realtà nei mari patagonici
    
Verso la Isla de los Muertos, Rio Baker, Cile
       Molti anni dopo, in una locanda malfamata di Puerto Montt  dove Antiguo Vidal si trovava per sbrigare i suoi traffici, ascoltò quasi per caso- ma esiste poi il caso? o è piuttosto la somma di avvenimenti ineluttabili che ci conducono a sbattere contro il nostro destino? -  dalla voce di un marinaio accasciato lungo il bancone del bar, la storia che di lì a poco gli avrebbe svelato la verità sulla scomparsa di suo nonno avvenuta da quelle parti almeno un secolo prima. L’isola alla foce del Rio Baker, diceva il marinaio con la voce roca impastata dal rum e dal fumo,  che sulle carte risultava senza nome, in verità un nome ce l’aveva, un nome che evocava una vicenda avvolta in un intrico di piante e di oblìo e testimoniata da cumuli di ossa e teschi cui nessuno mai aveva dato sepoltura. Poi, come per scacciare orribili pensieri, trangugiava il fondo del suo bicchiere prima di sbatterlo con un colpo secco sul banco.    


Antonio Pirincho Vidal e Florentina Bahamondes
A cavallo tra l’ ottocento e il novecento la maggior parte dei diritti di sfruttamento del territorio della Patagonia era di proprietà di poche Società Anonime costituite da coloni europei. L’attività produttiva si basava sulla produzione di lana di pecora nella secca steppa Argentina spazzata dal vento, e di legname, che invece abbondava sul territorio umido cileno che si affaccia sulle tempeste del Pacifico dove viene lambito dalla fredda corrente di Humboldt.
       Proprietari di estensioni immense, i coloni dettavano le regole, forti del fatto di trovarsi lontano dal potere centrale assestato nelle capitali di Santiago e Buenos Aires dove le notizie di ciò che accadeva alla fine del mondo giungevano frammentarie e accomodate in  modo favorevole rispetto a chi le inviava. 


       Contando sull’impunità, le ricche Società che facevano perlopiù capo alle famiglie Menendez-Bethy, Bridges, Nogueira e Braun  si macchiarono di crimini orrendi a cominciare dalla sterminio sistematico delle popolazioni indigene per continuare con quelle dei “peones” che si ribellavano all’eccessivo sfruttamento nel loro duro lavoro.  I tentativi di sciopero furono via via soffocati e la repressione culminò con le stragi del 1923, quando l’esercito argentino intervenne per schiacciare l’ irredentismo capitanato dall’ anarchico Antonio Soto e dal suo braccio destro El Toscano.

Isla de los Muertos


 Tra tutti gli episodi tragici di quell’epoca quello cui faceva cenno il vecchio marinaio a Puerto Montt è davvero poco noto, ma a Caleta Tortel, villaggio cileno alla foce del Rio Baker solo da pochi anni raggiunto dalla Carretera Austral voluta dal dittatore Pinochet, Antiguo Vidal trovò non poche persone capaci di raccontare la storia che avvenne sull’isola, i cui particolari macabri variavano in funzione della quantità di Pisco bevuta nell’occasione.


Croci sull'Isla de los muertos
        Caleta Tortel sorge in una zona dove il clima è tra i più umidi della terra: basti pensare che piove una media di 345 gg. all’anno. Lì la foresta cilena deve la sua accessibilità al fatto che è percorsa dal Rio Baker, fiume  dalla portata gigantesca che nasce dal lago Bertrand e si getta in un profondo fiordo del  Pacifico dopo 250km di tortuoso percorso. Questa via d’acqua venne da sempre utilizzata per la navigazione locale e per il trasporto del legname che veniva poi caricato sulle navi da cabotaggio che giungevano alla foce del Rio Baker dall’ oceano.



        Durante la più grande campagna di taglio di alberi che si ricordi nella zona, erano stati contrattati dalla Società che esercitava la sovranità terriera sull’ area, un grande numero di operai che erano accorsi in massa dall’ isola di Chiloè e da molte altre parti della Patagonia. Avventurieri e fuggiaschi vari trovavano in questi lavori a tempo determinato la loro fonte di sostentamento e quando la campagna ebbe termine si ritrovarono tutti concentrati nei baraccamenti costruiti sull’ isola più grande, allora senza nome, alla foce del Baker.
Carretera Austral

Restavano solo da pagare quelle centinaia di braccia che avevano appena finito le loro fatiche e poi la maggior parte di loro poteva fare ritorno alle loro case e famiglie, se mai ce le avevano. I più in verità - gauchos e baqueanos, vagabondi senza fissa dimora - sarebbero stati pronti a partire verso nuove avventure. 
A quel punto ai torvi amministratori della Società balenò un’idea tanto geniale quanto perversa. Se non avessero pagato i salari di tutti quegli operai i guadagni che avrebbero tratto dalla vendita del legname sarebbero stati netti. Ma come fare? Presto detto e fatto. L’ultimo rancio destinato a quei poveri diavoli che aspettavano di essere traghettati sulla terraferma dalle imbarcazioni della stessa Società, venne mescolato al veleno e fu a tutti fatale.

L’ isola alla foce del Baker venne così abbandonata al suo carico di morte e all’oblìo.
Carretera Austral

 Dopo un breve soggiorno a Caleta Tortel e tante bevute al Rey de los Cipreses, Antiguo Vidal decise di andare a verificare di persona le storie che aveva qua e là raccolto e che messe insieme potevano svelare il mistero intorno alla scomparsa di suo nonno. E fu lui a trovare  mucchi di ossa  disseminati lungo la spiaggia e impigliati tra le fronde della foresta pluviale cresciuta rigogliosa a prova del fatto che la vita è sempre più forte della morte.
Successivamente una congregazione religiosa guidata da un prete italiano si prese cura di costruire sull’ isola un cimitero per dare degna sepoltura a quei poveri disgraziati che oggi solo il nome dell’ isola ricorda. Si chiama infatti semplicemente Isla de los Muertos, l’ Isola dei Morti.



Il tempo trasformò la storia in diverse leggende ricche di ulteriore orrore attorno all’ Isla de los Muertos di cui venni in parte a conoscenza in maniera decisamente fortuita – o forse no - mentre facevo un giro in bicicletta da quelle parti.


Quando partii insieme a mia moglie per quel viaggio non lo sapevamo ma nel novembre del 2003 veniva inaugurato il tratto di strada che collegava via terra Caleta Tortel al resto del mondo. Prima di allora il villaggio di boscaioli poco distante dalla foce del Rio Baker, era raggiungibile solo per via fluviale o marittima e ora quei 25 km di strada sterrata che perforavano letteralmente la foresta venivano inaugurati proprio mentre noi passavamo da quelle parti.


La digressione a Tortel fu di quelle epiche, perché ci trovammo coinvolti nella cerimonia inaugurale dell’ avvenimento, come i primi ciclisti a percorrere quel tratto di strada, assieme alle autorità del posto, tra le quali figurava perfino il Presidente della Repubblica Lagos. Questi aveva lo stesso cognome di mia moglie (e a questo punto mi viene da dire che non poteva essere un caso) e ci volle sul palco delle autorità mentre la banda intonava l’ inno nazionale e tutti gli abitanti, sì e no un centinaio di persone,  stavano seri con il petto gonfio e lo sguardo inebetito.
Pioveva forte e i festeggiamenti furono trasferiti sotto un gran tendone dove  vino rosso e Pisco, un distillato simile alla grappa, scorrevano a fiumi. Fu lì che conobbi Paulo, intraprendente e giovanissimo impresario del luogo, dedito a ogni tipo di attività: dall’allevamento alla pesca, dal taglio degli alberi alla costruzione di barche fino al turismo. La sua famiglia possedeva un “campo”  attaccato al ghiacciaio Jorge Montt, lembo settentrionale dello Hielo Continental Sur, che si raggiungeva in 5 ore di navigazione dal villaggio e dove vivevano i suoi vecchi genitori, qualche suo fratello e poche vacche temprate dal duro clima del luogo dove Paulo portava circa 10 turisti l’ anno, tra i quali anche noi.
Dopo qualche bicchiere, Paulo si fece serio e ci raccontò dell’ Isla de los  Muertos con aria tutt’ altro che leggera, tanto da farmi venire davvero i brividi e pure dei dubbi sulla veridicità di una storia tanto terribile. 


Così il giorno dopo salpammo in un’alba veramente da morti con la sua scricchiolante “chalupa” in profumato legno di Cipres de las Guaitecas alla volta dell’Isola.
Villa O'Higgins fine della Carretera Austral

L’ estuario del Rio Baker era enorme, l’ acqua già da qualche miglio era diventata marrone e il motore faceva una gran fatica a risalire la corrente  costellata di resti di tronchi galleggianti che sembravano scheletri. Pioveva, come da copione, il cielo era nero e grosse nuvole stazionavano a pochi metri dal suolo. Era l’atmosfera adatta per quel viaggio, pensavo, mentre le  montagne apparivano e scomparivano tra le nubi mostrando i loro ghiacciai pensili come in una sinistra favola gotica. 
In canoa nei fiordi del Pacifico (ph.L.Nadali)
L’ approdo fangoso si aprì subito sull’ infinità di croci senza nome diligentemente allineate e riparate da steccati di legno marcio che occupavano l’ intera superficie dell’ isola. Su alcune di esse era stato incastrato un teschio umano e muoversi a piedi tra le tombe significava affondare nel fango almeno fino a metà tibia. Altre ossa erano ammucchiate qua e là e gli unici fiori erano quelli degli arbusti che crescevano ovunque tra i faggi megellanici.

La leggenda era dunque una storia vera.

mercoledì 19 agosto 2015

PATAGONIA in bicicletta tra Cile e Argentina. El Chaltén-O'Higgins-Carretera Austral-Rio Mayer-Ruta 40. 15-29 Novembre 2020 Prezzo 2050€/pers+volo (min.6 pers.)

NOTA:
questo non è il viaggio CARRETERA AUSTRAL 1/2022 che pubblicherò a breve con tutti i dettagli, ma è un altro che indica lo spirito che serve.

PATAGONIA in BICICLETTA 
(Argentina e Cile)

Ruta 40 Argentina
Lago Viedma e Fitz Roy da La Leona





CLICCA SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRLE!

mappa di tutto il percorso (in verde)

Questo è un viaggio che propongo per offrire a chi parteciperà una “mia” visione della Patagonia più vera, senza farci mancare perfino la comodità inaspettata di certi posti dove soggiorneremo tra altri più scomodi e "improbabili" ma originali e profondamente autentici. Sicuramente un viaggio non per tutti.
dettaglio El Chaltén-Villa O'Higgins
La Patagonia è immensa e presenta quindi ambienti naturali unici e molto differenti tra loro. Si va dalle coste marine alle montagne ricoperte di ghiacciai ma questi ultimi, sul versante occidentale (Cile) arrivano fino al mare.
L’ambiente naturale che maggiormente la caratterizza è quello della steppa, cioè del “vuoto”. Un “nulla” ricco di piccolissimi dettagli che aveva colpito, tra gli altri, il naturalista C.Darwin, come vegetazione pioniera, animali, laghi e fiumi impetuosi, sullo sfondo lontano di montagne dalle forme spettacolari: Fitz Roy, Cerro Torre, Paine… sono solo alcune. Per Darwin queste terre desolate ma affascinanti costituirono la base del suo studio sull’origine della specie umana e sul fatto che fossero così attrattive neppure lui si era riuscito a dare una spiegazione. Non ci provo neppure io quindi, figuriamoci, ma posso dire che da quando ci sono stato la prima volta non ho più potuto fare a meno di tornarvi più volte possibili.
Lago O'Higgins/S.Martin
Per le sue uniche bellezze, la Patagonia è divenuta negli ultimi anni una meta per i ciclo viaggiatori, proponendosi con itinerari di ogni tipo su strade sterrate, asfaltate e sentieri piuttosto pedalabili.
Personalmente ho percorso negli ultimi 25 anni diverse zone patagoniche anche in bici e in questo programma propongo un anello tra Cile e Argentina sullo sfondo delle montagne che hanno reso la Patagonia famosa nel mondo, ovvero il massiccio del Fitz Roy, in cui faremo anche delle escursioni a piedi. Ma questa straordinario massiccio montuoso è solo uno delle decine e decine che vedremo, intervallando boschi di faggio a laghi verdi, steppe ventose e assolate a fiumi impetuosi, remote Estancias (fattorie) a improvvisati campi in tenda e sere intorno al fuoco.
Bisogna essere pronti a tutto!
Questo tutto presenta una certa dose di avventura e scomodità, e necessita di grande spirito di adattamento, ma può allo stesso tempo rappresentare un’esperienza talmente intensa e bella da meritarsi di essere vissuta anche se fosse la prima volta. Non ci sono situazioni pericolose o estreme, ma la natura si fa vivere veramente solo assecondandola.
L’itinerario che ho studiato dopo anni di vagabondaggi in quei posti, unisce tutti gli elementi più profondi di questa terra misteriosa e meravigliosa e sfiora soltanto i luoghi più frequentati e ormai affollati per dedicarsi maggiormente alle solitudini uniche e straordinariamente belle che presentano siti meno popolari conosciuti solo dai veri esperti e non dal turista mordi e fuggi. Non si tratta di un viaggio per collezionisti di località da esibire al ritorno ma di un percorso ricchissimo di spunti culturali, paesaggistici, sportivi e storici a cui anch’io tengo molto in qualità di guida e amante di quei posti.
Laguna Madre

Inoltre questo itinerario, che propongo per la prima volta, sarà possibile percorrerlo solamente dalla primavera australe (ottobre) 2016 perché prima mancavano pezzi di strada e abilitazioni ad attraversare legalmente le frontiere.

Grazie alla mia esperienza in loco e agli amici locali che mi hanno aiutato, il sogno di percorrere questo anello si sta per avverare, e sono certo che diverrà un classico del cicloturismo mondiale e resterà per molto come lo troveremo noi, perché quel posto non si lascia addomesticare facilmente. Vedrete!
L’itinerario ha un andamento che prevede l’avere i venti prevalenti alle spalle, ma questo non significa che saremo sempre sospinti e non dovremo pedalare! Come dice un grande alpinista patagonico mio amico e compagno in tante avventure (vere!): “in Patagonia quando ti auguri che una cosa vada come speri, puoi essere certo che andrà esattamente al contrario”.
Durante la prima parte le tappe sono brevi ma intense (sentieri, sterrate, guadi…) e i pernottamenti tutti molto comodi, mentre nella seconda parte potremo avere un mezzo che trasporta il bagaglio al seguito e qualche pernottamento sarà in tenda, ma la bici non peserà molto.
icebergs

Le sistemazioni vanno dal molto confortevole allo spartano ma permettono sempre di recuperare le energie necessarie e nutrirsi a dovere. Spirito di gruppo e di adattamento sono elementi fondamentali da mettere nel bagaglio!
Itinerario adatto a ciclisti con discreta preparazione allenati a percorrere fino a 100 km/giorno (su asfalto) lungo strade con poco dislivello. Le giornate della primavera australe durano quasi 20 ore. Consiglio di lasciare a casa l’orologio.
Note: molti tratti delle strade patagoniche si stanno asfaltando, e noi ne percorreremo il meno possibile. Ricordate però che anche su asfalto nel mezzo della steppa patagonica il paesaggio è straordinario e non avere i sassi sotto le ruote può anche essere piacevole.
LE STRUTTURE IN CUI SI DORME, ANCHE LE Più MODESTE, SONO SEMPRE MOLTO ACCOGLIENTI, PULITE E TIPICHE .

PROGRAMMA GIORNALIERO indicativo (possono esservi variazioni dovute a sicurezza, meteo, logistica, imprevisti e altro. La guida si consulterà sempre con i partecipanti prima di metterle eventualmente in atto)
1g
Partenza dall’Italia con volo di linea e arrivo a Buenos Aires il giorno seguente.


 2g
vista da Hosteria El Pilar. Fitz Roy
Coincidenza per El Calafate (ca. 3 ore di volo). Arrivo a El Calafate e trasferimento in bus a El Chaltén direttamente dall’aeroporto (3 ore). Albergo in camere doppie/quadruple. Cena libera.
Albergo
B
 3g
Relax in paese (dopo un viaggio tanto lungo occorre qualche ora per riprendersi, credetemi!), visitando luoghi interessanti e organizzandoci logisticamente (spesa viveri, regolazioni e montaggio bici, ecc.). Pasti liberi.
Il Cerro Torre dai boschi di El Chaltén
Albergo
B
4g
Si caricano in bici (obbligatorio portapacchi! Ved. Poi suggerimenti sul bagaglio in bici): sacco a pelo, viveri per 2 pranzi, vestiti
e poco altro e si parte alla volta della Hosteria El Pilar (clicca per vedere immagini) a soli 17 km dal paese. Raggiunta  questa stupenda località lasciamo le bici e ci concediamo una bella escursione a piedi nel massiccio del Fitz Roy su ottimo sentiero. Rientro nel tardo pomeriggio all’Hosteria, cena e pernottamento. Camere triple con bagno.
Tramonto da El Chaltén
Hosteria
BD
5g
Partenza lungo la Ruta 23 in direzione nord fino al Lago del Desierto a 25 km di piacevoli e brevi saliscendi costeggiando il Rio de las Vueltas e vari laghi verdi e azzurri. Sulla sinistra sfilano imponenti cime ricoperte da ghiacciai e nelle praterie vicine alla strada si rincorrono mucche e cavalli bradi. Attraversiamo il Lago del Desierto in barca (1 ora) con scorci sul Cerro Vespignani e il ghiacciaio Huemul.
Giunti alla Punuta Nord del Lago dobbiamo esibire il passaporto al posto di Gendarmeria Argentina. Da qui per 6 km bisogna affrontare un sentiero che alterna tratti pedalabili a altri in cui la bici si spinge, ma il percorso nel bosco non è faticoso e il panorama tra le radure è così bello da non fare sentire la fatica! Giunti al cippo di confine si entra in Cile e si percorre in discesa una sterrata bellissima che attraversa per 17 km rilassanti praterie e boschi di faggio giungendo a Candelario Mancilla dove c’è il posto di frontiera dei Carabineros de Chile. Vidimati i passaporti proseguiamo sulla sponda dell’immenso Lago O’Higgins/S.Martin per un km ancora fino all’estancia (d’ora in poi abbreviato in Ea.) storica e molto tipica S.Teresita della fam. Levicàn-Mancilla. Pernottamento in camere triple e quadruple con bagno al piano.

Estancia
BD
6g
Villa O'Higgins
In barca si attraversa il grande lago blu O’Higgin’s/S.Martin in ca. 3 ore fino all’altra sponda dove c’è il paese remoto di Villa O’Higgins e dove termina la Carretera Austral proveniente da nord. Dal molo si pedala per 4 km fino al paesino dove ci sistemiamo in albergo. La Villa (=paese) è molto carina e ci sono negozietti che vendono di tutto. La popolazione è dedita all’allevamento e al taglio di legname. Tutt’intorno dominano la scena alte montagne ricoperte di ghiacci. Possibilità di escursione a piedi al Glaciar Mosco o in bici lungo la Carretera Austral. Cena libera. Camere triple-quadruple con bagno al piano. Per il pranzo si può fare la spesa nei numerosi negozi del villaggio.
Albergo
B
7g
Di buon mattino percorriamo la Carretera Austral fino al ponte sul Rio Mayer per proseguire lungo il Camino X905 attraversando diversi fiumi su passerelle per i 36 km che ci separano dalla frontiera con l’Argentina. Il paesaggio varia dal boscoso al terreno aperto di montagna e i saliscendi si alternano piacevolmente. Si possono avvistare frequentemente i cervi patagonici (Huemules).
Carretera Austral
Passata la frontiera cilena ci aspettano altri 12 km fino a quella argentina dove con  altri 12 km dove ci accampiamo con le nostre tende presso il posto di Gentarmeria El Bello.
Camping
BD
8g
85 km ci portano al bivio con la mitica Ruta 40 mentre il paesaggio diviene steppa, la vera essenza del viaggio patagonico, del nulla pieno di cose. Il Rio Chico ci indica il cammino sfilandoci a destra. La stazione di servizio La Horqueta, 15 km dopo l’inizio dell’asfalto, ci offre alloggio per la notte e la possibilità di acquistare viveri per il pranzo del giorno successivo.
Albergo
BD
9g
Seguiamo il Rio Chico per ca. 80 km (di cui 30 sterrati) fino all’Angostura (=strettoia) dove ci accampiamo sul fiume in piena steppa, tra puma, condor e armadilli!

Camping
BD
10g
La steppa patagonica angustia positivamente il nostro pedalare monotono fino all’Ea. La Siberia per 85 km. Il mostruoso lago Cardiel ci sta a destra in basso e le montagne della Cordillera sono lontane sullo sfondo reso nitido dai venti costanti. Pernottiamo in camera e può scapparci una doccia!
Estancia
BD
11g
Gli ultimi 80 km ci portano a Tres Lagos, uno dei più sconcertanti villaggi patagonici. Un vero posto da gauchos! Pernottiamo in alberghetto e ci concediamo una cena tipica (libera).
Albergo
B
12g
Raggiungiamo in bus El Calafate la “Las Vegas” della Patagonia, adagiata sulle rive del Lago Argentino e ricca di hotels, negozi, bei dintorni e anche un casinò! Ci sarà tempo per un’escursione turistica (facoltativa) al celebre ghiacciaio Perito Moreno. Notte in albergo. Cena libera in uno dei numerosi ristoranti tipici.
Albergo
B
13g
Giornata di riserva o da dedicare a escursione a piacere (ce ne sono un’infinità), shopping, relax o cosa uno desidera. Notte in albergo, lo stesso del giorno precedente.
Albergo
B
14g
Trasferimento in aeroporto e volo per l’Italia via Buenos Aires con arrivo il giorno seguente.

B

Servizi: B=prima colazione D=cena Albergo/Estancia=camere doppie-triple-quadruple con servizi ai piani (a volte in camera). Hosteria=lodge***con servizi in camera.




Volo Aereo, note importanti
-Acquisto: il costo del volo NON è incluso e si può fare presso una vostra agenzia di fiducia oppure presso quella che utilizzo solitamente. Visto che portiamo con noi la bicicletta è fondamentale che la Compagnia scelta conceda, senza costi extra, una franchigia di bagaglio da 2 colli da 23 kg ciascuno+bagaglio a mano. Il costo del volo A/R va dai 950 ai 2000€ (e oltre) dipendendo da quando si acquista. Prima si acquista meno costa.
Camera quadrupla in albergo basic


-Polizza di viaggio medico-bagaglio
Contestualmente all’acquisto (e NON separatamente) si può avere una polizza di viaggio Medico-Bagaglio a un costo variabile tra i 20 e i 30€. Chi volesse stipulare polizze di annullamento viaggio, dovrà rivolgersi all’agenzia di mia fiducia di cui sopra, dove andrà acquistato il biglietto aereo.

Quota di partecipazione a persona:vedi titolo
DATE:ved.titolo. possono esservi variazioni di +o- un giorno a seconda degli operativi aerei

INCLUDE
-Guida esperta del posto incluse tutte le sue spese (volo incluso).
-Pernottamenti in albergo, hosteria, estancia, tenda come da programma (leggetelo bene!)
-Pasti come da programma (leggetelo bene!)
-Bus privato aeroporto El Calafate-El Chaltén incl. trasporto bici
-Imbarcazione sul Lago del Desierto incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Imbarcazione sul Lago O’Higgins incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede  sempre un costo a parte)
-Mezzo di appoggio con autista (e sue spese) da frontiera argentina a Tres Lagos dal g8 al g12 e per trasporto bagagli    
  da El Chaltén (g4) al punto di incontro del g8.
-Bus Tres Lagos-El Calafate  incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Bus El Calafate-Aeroporto
Carovana nei primi del '900 dove oggi c'è El Chaltén

NON INCLUDE
-volo aereo dall’Italia
-bibite ed extra in genere dove i pasti sono comunque compresi
-mance
-pasti non compresi nel programma (leggetelo bene!)
Una cena in ristorante costa dai 10 ai 25€ mentre i generi alimentari acquistati al supermarket costano ca. il 30% meno che in Italia. Per avere un’idea.
-pernottamenti non compresi nel programma (leggetelo bene!) o quando previsti in tenda ma possibili eventualmente
 in albergo o per cambi di programma.
-polizze di viaggio di ogni tipo
(acquistabili contestualmente all’emissione del biglietto aereo con costo a parte, vedi
  sopra)
-ingressi a musei, spettacoli o escursioni turistiche non comprese nel programma (leggetelo bene!)
-riparazioni bicicletta in caso di guasti
-eventuali trasferimenti a terra extra in caso di cambio operativo dei voli aerei
-tutto quello non compreso nella voce precedente.
Gh. Perito Moreno


TEMPERATURE e AMBIENTE
Non ci muoveremo mai a quote alte (max 1000m) ma il clima ventoso accentua la sensazione di freddo che comunque scompare quando si è in movimento.
Di giorno la temperatura va dai 5 ai 25 °C a seconda se è nuvolo o sereno. La notte scende raramente sotto agli 0 °C.

EQUIPAGGIAMENTO indispensabile
-bicicletta (MTB o ibrida) con portapacchi+kit leggero riparazione
(incl. una maglia aperta x catena)
-abbigliamento tecnico da ciclismo con copri pantaloni e giacca leggera impermeabili (ok Gore-tex) anche tipo alpinismo
-guanti e berretto+casco e cap da sole con visiera
-borsa stagna tubolare in PVC da 40 lt.+cinghia elastica per fissaggio su portapacchi
-pila frontale
-occhiali e crema protettiva da sole e repellente per insetti
-piccolo beautycase con MINIMO corredo
-asciugamano microfibra
-piatto, tazza e posate
-sacco a pelo con temp. comfort -3 °C.
-materassino autogonfiabile (Ferrino o Thermarest superlight corto)
-scarpe da escursionismo basse e un paio di utilissime Crocs.
-pile di peso medio
-maglia e calzamaglia intimo leggere in microfibra o (meglio) in lana merino
-gilet o giacca in piumino leggera
-pantalone e maglia per turismo-alberghi-città-ristorante (jeans e pullover/1 camicia…)
-ricambi senza esagerare.
guado


BAGAGLIO
va riposto per il viaggio un una borsa robusta con lucchetto a combinazione (non con chiavi) e proprie generalità scritte su targhetta o direttamente sulla borsa (ottimo il tipo Duffle in PVC)
-Della bici vanno smontati i pedali, il manubrio e le ruote e il tutto va assemblato con fascette autobloccanti. Se utilizzate una borsa da viaggio per bici assicuratevi che sia di quelle leggerissime e facilmente ripiegabili. 
La logistica del nostro viaggio non prevede l’uso di sacche (scatole in cartone) o borse rigide e/o imbottite per nessun motivo.

INFO e iscrizioni: Marcello Cominetti tel 3277105289 info@marcellocominetti.com

Monte Averau e la relatività delle cose*

 *Pubblico il breve racconto, scritto da un mio cliente britannico ultrasettantenne, di una giornata estiva "ordinaria" lungo un...