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| Pedralonga-Baunei |
Mi sono spesso interrogato su queste due pulsioni che, noi appassionati di montagna abbiamo dentro, dal momento in cui sentiamo che la natura dell’altitudine (non uso volutamente l’espressione tanto in voga quanto sibillina di “terre alte”) ci da piacere e ci fa sentire in equilibrio. Esistono ovviamente molte maniere di affrontare e vivere la montagna. Non includo qui la semplice passeggiata, magari in piano, vicino al paese o all’hotel, semplicemente perché penso sia un’attività che trova nella noia l’unica motivazione. Con ciò non voglio denigrare chi la pratica, sia chiaro, ma credo che in quello che vorrei trattare sia una parte trascurabile. Parto quindi dall’escursionismo, quello in cui si fa un minimo di fatica, quello che pone domande in chi lo pratica fin dall’inizio e trova infinite risposte che per essere formulate richiedono l’esistenza tutta. Tutt’altro che una cosa da poco. In pratica non si riesce più a smettere di viaggiare a piedi, sia per poche ore che per molti giorni di seguito, semplicemente perché si è capito che fa bene, insegna a non mentire a se stessi e da un senso di appagamento generale e profondo che si vuole provare ogni volta di più. Di seguito ci metto la corsa in montagna, dalla campestre allo skyrunning e l’ultratrail. Sono forme di escursionismo molto dinamiche che hanno nella prestazione in ambiente il loro perché e contengono in uguale misura una buona dose di contemplazione perché comunque sono pratiche lente, anche quando si corre come struzzi, che immergono chi corre in quello che li circonda. E’ falso il “sostenere che correndo non ci si gode il panorama” spesso tirato in ballo da escursionisti un po’ fiacchi che ce l’hanno con chi va più veloce di loro e si giustificano con la scontata frase: vado piano perché voglio godermi il panorama.
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| Fiordo Falcon-Cile |
Si passa quindi all’alpinismo su roccia e ghiaccio, tesi a raggiungere una
vetta o il termine di una parete, inseguendo la scoperta di un itinerario di
bassa difficoltà oppure l’adrenalina di una via difficile, entrambi condizioni
ambite e sovente preparate con lungo tempo. Come nell’escursionismo, ognuno
calibra l’impegno secondo il proprio livello di gusto, allenamento e
preparazione. Soddisfazioni sono garantite in tutti i casi, indipendentemente
dal grado di difficoltà, di rischio o di lunghezza. E’ sempre una questione
personale. Intima, direi.
Poi metto lo scialpinismo, forse l’attività più complessa di tutte perché
all’alpinismo abbina la tecnica innaturale dello sci, sia in salita che
soprattutto in discesa, ma che svolgendosi totalmente sulla neve, ne prevede
una conoscenza approfondita, unendo sapienze teoriche e pratiche molto diverse
tra loro che vanno studiate ed esercitate. Lo sci freeride o fuoripista,
attinge dallo scialpinismo molte delle tecniche e conoscenze (per chi ha la
pazienza di acquisirle, sic.) ma privilegia la discesa e spesso si avvale per
la salita di mezzi meccanici (funivia, elicottero o gatto delle nevi) quando
non contempla brevi salite come nello scialpinismo, svolte allo scopo di
raggiungere l’inizio di una bella discesa con buona neve. Che non sempre vuol
dire sicura, ma la neve fredda, quella polverosa è spesso la meta ultima (in
tutti i sensi) di questa pratica esaltante.
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| La Court-Dolomiti-Casa |
Tutte queste attività presuppongono una buona e adeguata preparazione mentale e fisica. Solo il semplice escursionista, ovvero quello che va piano e non è interessato dalla prestazione ma dallo stare in un certo ambiente che lo gratifica percorrendolo a piedi la cui meta può essere una cima, un colle o una traversata, può non sentire l’esigenza di una preparazione fisica particolare che semmai si farà gita per gita. Il tutto dipendendo dalla frequenza con cui va a camminare e quindi dal tempo che altri impegni gli lasciano a disposizione per praticare la sua passione. Salute, lavoro e famiglia sono ovviamente ai primi posti.
Immaginiamo ora che l’ambita escursione venga impedita dal
maltempo oppure da un elevato pericolo di valanghe. Si dovrà aspettare fino
alla prossima disponibilità di condizioni favorevoli della montagna per
riprovarci e quest’ultime dipenderanno sempre dal tempo che tutti gli altri
impegni lasciano a disposizione.
O almeno questo è quello che fa la maggior parte dei praticanti.
| Ruta 40-Argentina |
Escludendo quelli inderogabili, la più parte degli impegni si potrebbe programmare in tempi diversi per approfittare delle condizioni favorevoli della montagna, condizioni che non si possono assolutamente cambiare perché regolate soltanto dalla natura.
Se pioviggina e indosso una buona giacca posso fare un’escursione ugualmente ma magari devo ridurne l’impegno per non mettermi nei guai. Il tutto adeguando alle proprie possibilità l’eventuale prestazione, anche mentale, che l’escursione richiede.
Se invece i bollettini danno un rischio di valanga 4 (molto forte) e voglio salire con gli sci il Finsteraarhorn, l’Antelao o la via normale alle Grandes Jorasses, dovrò sicuramente rinunciare a meno che non voglia suicidarmi.
Si tratta di banali esempi riconducibili alla conoscenza di base di ogni normale appassionato.
Visto che in gioco c’è la nostra incolumità (non parlo di sicurezza perché è un concetto vasto e abusato che spesso non è chiaro a nessuno) mi sento di dire che ogni altro impegno può essere messo dietro alla nostra escursione.
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| Cima Fanis Nord-Dolomiti |
Se andare in montagna è la nostra passione dobbiamo renderci conto che condizionerà tutta la nostra vita anche nei confronti di azioni, ambiti e persone che nulla hanno a che vedere con la montagna, ma verso le quali potremmo avere un’attitudine positiva che renderà la nostra vita migliore e con meno problemi. Sono convinto che chi non arriva a pensare quest’importante aspetto della propria passione e lo condivida con chi gli sta intorno, passerà un’esistenza meschina procurandosi sofferenze interiori che inevitabilmente trasmetterà a chi gli sta intorno condizionando negativamente anche la loro esistenza.
Tutto ciò perché verso una vera passione altro non c’è da fare che assecondarla, pena gravi sofferenze.
Diversa è la voglia di fare qualcosa ogni tanto che la maggior parte degli odierni frequentatori della montagna manifesta nel tempo libero. Io stavo parlando di passione. Una condizione che chi non l’ha mai provata difficilmente capirà di cosa si tratta e sarà pronto ad accusare chi invece sente di viverla, di egoismo.
| Goloritzé, anni '80-Baunei |
A questo punto non ci resta che circondarci fin da piccoli di persone che condividano, fisicamente o anche solo moralmente, la nostra passione e organizzarci una vita che sia compatibile con lei.
I problemi di salute che chiunque può avere, saranno sicuramente mitigati dal condurre una vita bella il cui carburante è proprio il dedicarsi alla nostra passione. ll nostro insieme inscindibile di mente e corpo ce ne sarà grato.
Nel suo libro esemplare, Yvon Chouinard (fondatore
dell’azienda Patagonia) dice che i suoi dipendenti devono dedicarsi al surf da
onda, visto che la sede si trova a Ventura sulle rive del Pacifico in
California e molti sono appassionati di surf, appunto, quando ci sono le onde.
E’ inutile prendersi le ferie quando il mare è piatto, perché il surf non si
può praticare. Quindi possono lasciare il posto di lavoro per andare a surfare
quando le condizioni sono quelle ideali. Il libro s’intitola Let’s my people go
surfing ed è citato nei programmi di studio in numerose università di studi
economici come esempio di produttività derivante da una buona condizione morale
e fisica di chi lavora.
Non è sicuramente facile organizzarsi una vita ideale ma potrebbe a sua volta
costituire una nostra passione. E con la passione si risolve quasi la totalità
dei problemi che si possono avere.
Una passione può nascere già in tenera età a causa di modelli a cui ci si vuole
ispirare perché ci danno sicurezza e piacere, per ribellione, per spirito di
emulazione, più raramente per sbaglio.
| Cerro Rincon-Patagonia |
Ma se ci prenderà la passione per qualcosa dovremo assecondarla per non vivere soffrendone la pienezza. Tutto il resto andrà costruito intorno ad essa. Se riusciremo a fare diversamente senza soffrirne sarà perché non si trattava di passione ma solo di una voglia momentanea, che può durare anche molto ed essere intensa, ma si risolverà prima o poi. La passione ce la portiamo ovunque, fino alla fine.


















