mercoledì 27 maggio 2026

TORNO SUBITO!

 


Ultimo giorno di Marzo del 1997. Sono reduce da un’infilata di gite sci alpinistiche e fuoripista che, favorite dall’ottimo innevamento e dalle sicure condizioni della neve, si sono protratte per almeno 25 giorni consecutivi. Sono molto soddisfatto e appagato. Mi succede sempre quando un apparente sfinimento si fa strada in chi pensa essere così, ma in realtà fino a una certa età, più salivo e scendevo montagne e meglio mi sentivo. Un po’ lo è anche adesso.
Oggi però sono contento di non avere messo la sveglia e di essere a casa senza programmi particolari. Semmai penso di andare a fare una corsetta serale, visto che le giornate sono già abbastanza lunghe, ma per ora mi gusto lentamente la colazione e guardando i pochi sciatori che sfrecciano sulla pista  incorniciati dalla grande vetrata del pianterreno della casa in cui vivo a Corvara.
Saranno state le 10 del mattino quando squilla il telefono e rispondo. Fatte le dovute presentazioni un tale mi chiede se fossi disponibile a fare una gita sciistica fuoripista per festeggiare il compleanno della figlia 25enne con fidanzato e altra figlia minore. Tutti ottimi sciatori! Ci hanno detto che la Val Setus è una discesa bellissima e ci piacerebbe fare quella.
-E quando sarebbe da fare questa gita? Rispondo.
-Se a lei va bene potremo vederci tra 10 minuti alla scuola di sci.
-Tra 10 minuti? Ma è tardi, non vi conosco come sciatori e comunque serve l’attrezzatura da scialpinismo perché bisogna andare con le pelli di foca per almeno un’ora e mezza dopo avere raggiunto con gli impianti la cima del Sass Pordoi.
-Ah, ma non si va in elicottero? Noi pensavamo di fare così perché ci hanno detto in albergo che si fa così.

Corvara 1997, con degli amici davanti allo
 stesso elicottero utilizzato quel giorno.
Io sono quello tutto a destra, il pilota non c'era.


Avrei dovuto insospettirmi di tanta mala informazione ma invece feci l’errore di calarmi immediatamente nei panni del professionista e stetti quindi al gioco. Feci male.
Ho praticato l’heliski diverse volte senza mai entusiasmarmi più di tanto perché non mi sono mai trovato a mio agio con le persone che lo esaltano (e si esaltano a loro volta), inoltre ho sempre sostenuto che nelle Dolomiti ci sono così tante possibilità di sciare fuoripista utilizzando gli impianti che l’elicottero mi è sempre sembrato un mezzo inutile e cafone per andare in montagna. In fondo sono un alpinista e l’etica per me ha una certa importanza. Ho svolto svariati lavori aerei con l’elicottero, incluso il soccorso, e devo dire che sto meglio con i piedi per terra, pur capendo quanto questo incredibile mezzo volante possa affascinare molte persone. Poi conosco molti piloti che considero delle persone prima di tutto animate da grande passione e dalle capacità enormi, se penso a quanto è complicato e rischioso volare in montagna.
Non mi ero formato ancora un’ideologia ferrea che esclude l’elicottero nella mia attività professionale e personale con gli sci come è successo poco dopo, ma quel giorno, ho semplicemente visto una giornata di lavoro “facile”, che sarebbe durata poco rendendo molto. Non lo dico per avidità ma quando vivi del mestiere di guida sai perfettamente che le occasioni di lavoro non vanno sprecate perché ci sono anche lunghi periodi in cui non ti chiama nessuno e le bollette e il resto, invece vanno pagati tutto l’anno.
In seguito, raggiunta una certa maturità professionale, anagrafica e una maggiore stabilità economica mi sono permesso di rinunciare (dal 2020) totalmente a lavorare utilizzando gli impianti di risalita, decapitando il mio volume d’affari con gli sci di almeno l’80% in meno. Vado solo con le pelli di foca e d’inverno cerco di scalare sul ghiaccio più che posso, per lavoro e per diletto, perché mi piace così. Non disdegno mai una bella gita sci alpinistica con gli amici o in famiglia e spesso vado con giovani appassionati cercando di metterli in guardia sui rischi che questa meravigliosa attività comporta. Alcuni di loro sono divenuti guide alpine, quindi oggi siamo colleghi.

Jumbo-jet, Vallunga


Il mondo chiassoso, consumista e oggi altamente cafone delle piste da sci non mi piace più, anche se rappresenta una grande e sicura fonte di reddito per molti professionisti della neve di cui ho il massimo rispetto, anzi, visto il sacrificio morale che per me rappresenta, ne ho grande ammirazione. Io non ce la farei più e il solo ronzio delle funivie mi infastidisce quanto la loro visione, senza parlare degli sciatori odierni chiusi orgogliosamente dentro le loro costose armature, caschi e mascherine a specchio che per me rappresentano l’opposto della libertà che può dare una sciata. Contenti loro…
Tornando a quel giorno soleggiato di primavera di ormai tanti anni fa, ricordo di avere vergognosamente accettato e di avere detto a mia moglie che sarei rientrato per l’ora di pranzo perché di fare festa con degli sconosciuti, che mi avrebbero certamente invitato nel loro pluristellato hotel, non ne avevo nessuna voglia.
Chiamai Paolo, il pilota dell’elicottero che stazionava poco distante da casa mia che mi disse che doveva volare a Trento a fare la manutenzione del suo velivolo ma aggiunse che se fossimo stati puntuali pochi minuti dopo ci avrebbe lasciati nei pressi del rifugio Cavazza al Pisciadù a 2585m di altitudine nel cuore del versante settentrionale del Sella, da dove la Val Setus si origina.
Non mi è mai piaciuto fare le cose di fretta ma i miei clienti erano stressati abbastanza per farsele andare bene, cosicché pochi minuti dopo già scendevano dalla loro elegante macchinona che li depositava nei pressi della piazzola di atterraggio bardati di tutto punto ma assolutamente non attrezzati per quello che stavamo andando a fare. Una rapida occhiata ai loro movimenti e subito capii chi era in grado di fare quella gita e chi no. A parte il ragazzo della bella figlia dai lunghi capelli biondi e dalle gambe pure loro lunghe, che aveva una figura atletica, gli altri erano assolutamente dotati di quella goffaggine a cui molti si credono di sopperire con il portafogli. La mia giornata si prospettava come meno facile del previsto. Ribadisco che la mia previsione iniziale era sbagliata, quindi dovevo rimediare improvvisando; situazione in cui di solito riesco a dare il meglio di me. Come dice una mia amica, bionda pure lei: bisogna ballare come suona la musica!



Senza pensarci troppo buttai nello zaino, prendendolo all’ultimo momento dal bagagliaio dell’auto,  un cordino da 7mm di diametro lungo 15 metri, convinto che non sarebbe servito. Sbagliai anche questa previsione.
Ma veniamo all’itinerario. La Val Setus è un profondo canalone che si insinua tra alte pareti rocciose decisamente spettacolari e impressionanti. Ha fama di essere una discesa impegnativa anche se non estrema la sua esposizione è a nord. E’ parallela alla più famosa Val Mesdì che risulta molto più percorsa perché è più facile e più facilmente raggiungibile. L’inclinazione che raggiunge sfiora i 45 gradi e il punto più stretto tra le rocce misura all’incirca 5metri di larghezza, elemento che fa si che la sua visione in quel punto la faccia sembrare molto più ripida a occhi poco esperti.
Il sibilo della turbina dell’Ecureil pose fine a convenevoli e preparativi. Caricati gli sci nel cesto laterale dell’elicottero entrai per ultimo sedendomi sul sedile posteriore in modo da poter chiudere la porta scorrevole. Indossata la cuffia auricolare dissi a Paolo che era tutto a posto. Una vibrazione più intensa conseguente all’azione del comando ciclico fece come di consueto aumentare repentinamente la portanza del rotore principale già in movimento e in un attimo quella macchina infernale si sollevò, con forza cieca di baleno, da terra con tutti noi al suo interno. Abbassando il muso come un toro infuriato l’elicottero prendeva quota molto velocemente grazie alla sua grande potenza e il parabrezza si riempiva così di una visione mistica che conteneva una miriade di torri di roccia vertiginose di ogni foggia e dimensione. La festeggiata sedeva sul sedile anteriore a sinistra del pilota. Tutti gli occupanti, tranne me e Paolo, non erano mai saliti su un elicottero e, dopo una prima profonda deglutizione di saliva restarono a bocca asciutta manifestandolo con ululati di gioia e mugolii vari colmi di piacere e terrore. Chiesi a Paolo di mostrarmi dalla mia parte l’itinerario per verificarne le condizioni e notai che la superficie della neve era ancora ghiacciata dal gelo notturno. L’ora tarda avrebbe presto reso quella superficie più morbida e adatta a una sciata non troppo difficile, ma la mia serenità doveva essere minacciata da un evento naturale banale quanto pericoloso, anche perché si andava a sommare ad altri eventi negativi che avrei scoperto di lì a poco. Un po’ me lo sentivo ma insistetti.

1982 durante il corso di aspirante guida alpina


In un candido turbinio la macchina volante ci depositò nel luogo previsto affondando parecchio nella neve la cui crosta ghiacciata aveva ceduto sotto al notevole peso perché ai pattini dell’elicottero erano state già tolte le piastre che aumentano la base d’appoggio del pattino sulla neve. Poco male, ma adesso dovevo fare capire ai miei clienti che lo spazio sopra le nostre teste in verticale non era poi molto e che dovevano quasi strisciare sulla neve se non volevano restare decapitati dal rotore. Il problema è che il rotore mentre gira non si vede bene e le mie parole urlate, visto il vento e il rumore, suonavano come bugie. Quindi presi uno per uno quei poveracci per la giacca come si prende un gatto per la collottola comprimendoli al terreno, scaricai gli sci, chiusi la porta e feci il cenno di assenso al decollo a Paolo che se ne andò a farsi i fatti suoi.
Silenzio, aria fresca ma non troppo, allegria da turista un po’ intontito unita a un’euforia per me preoccupante, imbevevano l’atmosfera. D’altronde cose dovevano fare quelli? Erano felici ed eccitati dal compleanno, dalla bellezza del posto e dal volo in elicottero. C’era la guida. Cosa mai poteva succedere loro?
Il banale evento naturale di cui prima era una semplice nuvola bianchissima a cui ne seguirono altre come richiamate da un flauto magico suonato dal diavolo in persona come nell’apprendista stregone di Dukas. Questo perché schermando il sole, le nuvole non favorivano la fusione dello strato superficiale della neve che ci aspettava ghiacciata nel ripido canalone sotto di noi.
Tra lo stupore, la felicità e l’esaltazione dei clienti estrassi dallo zaino un cacciavite e iniziai a stringere la durezza di sgancio degli attacchi da pista in plastica di quegli sciagurati. Il padre mi disse che così in caso di caduta non si sarebbero staccati e loro si sarebbero potuti rompere le gambe. Risposi che in caso di caduta, con o senza gli sci ai piedi, nella prima parte della valle che avremmo sceso, una gamba rotta o anche entrambe sarebbero state una benedizione perché l’alternativa a questo inconveniente era quella di finire in pezzettini rimbalzando sulle rocce taglienti che spuntano qua e là.
Guiding


Questo non ve l’ha detto chi vi ha suggerito questa favolosa discesa fuoripista, chiesi.
Ci fu un momento di silenzio dovuto al panico ma io minimizzai. Volevo andare a casa ma dovevo fare per bene il mio dovere. Nel mentre pensavo che non avrei potuto proporre a quelli di richiamare l’elicottero per portarli giù in paese, perché Paolo sarebbe già stato a Trento e di certo non volevo chiamare il soccorso per un po’ di fifa.
Quando inziammo a muoverci sci ai piedi in direzione dell’imbocco della discesa le mie teorie sulla loro abilità sciatoria ebbero la conferma che già mi aspettavo. Erano dei pistaioli della domenica di quelli che “scendono tutte le piste”. Ok, le scendono perché la forza di gravità risucchia ogni cosa verso il basso, ma qui non ci sono reti e materassi in caso di errore. Avevo già capito che per pranzo non sarei arrivato a casa.
La neve non mollava e non avrei voluto entrare nel canalino di partenza sciando con quegli sventurati sul ghiaccio! Quindi dovremmo aspettare ancora con assoluto disappunto del padre che diceva che dovevano arrivare in tempo da Mimì e Cicì per festeggiare con loro sulla terrazza dell’hotel. Insomma, non capivano che non eravamo su una pista “nera” ma all’imbocco di quella che per loro era una discesa estrema e che per me sarebbe stata l’inizio di un’odissea dall’esito catastrofico, non perché pensavo che qualcuno sarebbe precipitato, ma perché la mia “giornata facile” non sarebbe stata tale. Dal lato tecnico e di sicurezza ero tranquillo ma avevo preso la corda sbagliata. Avrei dovuto prendere il cordino di kevlar da 6mm di diametro lungo 100m perché avremo fatto prima.

Quando la neve mi parve un po’ più cedevole ma non troppo mi misi vicino il padre facendo seguire gli altri in ordine di supposta abilità crescente e partimmo derapando sul firn.
Non volava una mosca dalla tensione.

Lanciai il capo della corda al fidanzato della festeggiata e gli dissi di legarselo in vita col nodo che conosceva. Lo fece.
Gli dissi di sciare come meglio poteva fino alla fine della corda. Lo fece.
Gli altri avrebbero usato la corda come corrimano fino a raggiungere il ragazzo. Nessuno disse una parola e percorremmo così, a tiri di corda, tutta la parte più ripida della valle. Io, quando il ragazzo era 15m più in basso piantavo la coda di uno sci, levandomelo, nella neve fino alla talloniera costruendo così un ancoraggio che avrebbe retto tutti. Poi scendevo sciando con la corda in mano in leggera tensione facendola su in spire e raggiunta la sorella della festeggiata ripetevamo l’operazione. Mi dicevano che avevano male alla gamba destra, perché sempre su quella poggiavano il loro peso in quanto fare una curva per loro significava morire di sicuro o finire in ospedale restandoci parecchio tempo. La festeggiata a un certo punto disse: che razza di compleanno…
Resterà indimenticabile, aggiunsi sogghignando e cercando di sdrammatizzare.
Intanto perdevamo rocambolescamente quota mentre il pomeriggio, tra una cosa e l’altra si riempiva di mezz’ore intense.
Giunti dove la pendenza in caso di caduta non sarebbe stata più pericolosa, misi via la corda e dissi a quelli, ormai sfiniti, di sciare come meglio potevano. Cercai come sempre di dargli qualche indicazione utile a rendere più efficiente la loro sciata ma ormai era come cercare di rianimare un morto.
Calata la tensione un minimo di divertimento e di emozione per essere in un posto tanto suggestivo prendeva piano piano posto nelle loro anime e pure nella mia. Tornarono i sorrisi ma la poca prestanza fisica della truppa assieme a una tecnica sciistica da discarica di rifiuti non ci aiutavano più di tanto nel raggiungere la sottostante pista battuta, che però alla fine arrivò. Ebbi l’impressione che ci fosse venuta lei incontro tanto era prolungata la nostra immobilità. Quando li vidi sciare sulla pista mi dissi come avevo potuto portarli lassù, e soprattutto giù, per un itinerario per loro tanto proibitivo, ma ormai era fatta.
Giunti in paese a impianti già chiusi da un pezzo incontrammo un’atmosfera da striscione del traguardo smontato, o da sedie sdraio sulla spiaggia già messe in magazzino. Mestamente ci avvicinammo alle nostre rispettive automobili e io me ne andai per primo. Li lasciai a picchiarsi con i loro scarponi e i moon boot nel fango del parcheggio.
Parlando con il proprietario del loro hotel qualche giorno dopo mi disse che gli amici che gi avevano consigliato la Val Setus erano dei ricchi bolzanini scatenati che passavano l’inverno a sciare fuoripista dal Canada all’Alaska e al Caucaso. Capii tante cose che però già avevo intuito dall’inizio di quella giornata e non avevo voluto però stupidamente ascoltare.

Arrivato a casa imbracciai la chitarra mentre mia moglie mi chiedeva com’era andata e io mi sprofondavo nel divano suonando, accompagnandomi con un fischio, la colonna sonora del film Per un Pugno di Dollari di Morricone. Poco dopo cenammo e alla fine mi mangiai dei cantucci pucciati nel Porto, come da foto.




mercoledì 29 aprile 2026

Monte Averau e la relatività delle cose*


 *Pubblico il breve racconto, scritto da un mio cliente britannico ultrasettantenne, di una giornata estiva "ordinaria" lungo un itinerario facile che ho percorso mille volte per evidenziarne i rischi ineliminabili e la volontà di riuscire, anche quando quest'ultima non è la migliore delle possibilità.
"Siamo partiti, abbiamo scalato e siamo arrivati in vetta col sole, la discesa è stata faticosa e la birra del rifugio era ottima", sono cose che accadono più frequentemente, per fortuna, ma sono un po' meno interessanti da raccontare. Un po' di pragmatismo e humor inglese sono certamente più interessanti e divertenti da leggere e da rifletterci su.

 








MONTE AVERAU 

 

Sai di essere nei guai quando la tua guida inizia a correre. Il messaggio era: "Le nostre vite sono in pericolo, non indugiare!"

 

Avevamo deciso di scalare l'imponente Averau, una lastra rocciosa simile a una cittadella che si erge a 2649 metri. È una montagna magnifica, resa ancora più speciale per i miei scopi dalla presenza di una seggiovia che portava al rifugio alla base. 

 

Dopotutto, per me era una giornata di semi-riposo, e la salita in cima è durata due ore, compresa una via ferrata piuttosto ripida. Questa montagna, come si vede dalla foto, non presenta pendii dolci.

 

Le condizioni erano, diciamo, poco propizie: la montagna appariva e scompariva a causa di una fitta nebbia carica di umidità. Si profilava una tempesta. Ma credo che un misto di febbre da vetta (da parte mia) e desiderio di guadagnarsi la sua parcella (da parte della guida) ci abbia spronati ad andare avanti. 

 

A dire il vero, penso che Marcello, da brava guida quale è, si sia impegnato al massimo per me: il denaro, ne sono certo, era secondario.

 

Marcello vantava quarant'anni di esperienza, era un esperto di montagna di prim'ordine, una guida IFMGA di lunga data, un veterano delle Alpi delle Ande e dell'Himalaya, ,oltre ad altre montagne del mondo. Sapeva fino a che punto poteva spingersi. L'unica considerazione era che, dopo due (ex) mogli argentine, si intuiva che gli piacesse vivere un po' più al limite rispetto alla maggior parte delle persone (!?ndt.).

 

La salita è stata agevole, anche se non facile (tutt'altro). "Non stai scalando bene come ieri, Roger; non sei concentrato", mi rimproverava quando esitavo su un passaggio difficile o grugnivo per lo sforzo fisico. Ma ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati ​​alla croce in vetta, obiettivo raggiunto.

 

E mentre eravamo lì, un fragoroso tuono esplose tutt'intorno a noi. 'Dobbiamo andare, SUBITO', disse Marcello. 

 

Ci siamo fermati un attimo per la foto di rito e poi, senza perdere tempo a tirare fuori l'impermeabile, i guanti e i bastoncini da trekking (immensamente utili per la discesa), siamo ripartiti. Era diventata una questione di urgenza. Ero legato a Marcello con una corda corta e ho preso il comando (non perché sia ​​bravo, ovviamente, ma perché lui poteva tenermi d'occhio e, si spera, salvarmi da me stesso).

 

Il tuono si intensificò e i lampi si dirigevano chiaramente verso di noi. La gara, ovviamente, era chi arrivasse per primo alla via ferrata. Durante un temporale, una via ferrata cambia funzione e diventa un efficacissimo parafulmine. Finire la mia vita incenerito su una via ferrata italiana era un'ipotesi allettante, ma difficilmente avrei pensato che fosse la scelta di Marcello.

 

E così, incredibilmente, considerando il terreno difficile e l'ardua salita, siamo quasi volati giù da quella montagna. Capivo perfettamente la necessità di continuare – sebbene avessi raggiunto la vetta e quindi fossi nella mentalità di chi ha portato a termine il lavoro – e sono scivolato, mi sono arrampicato, sono inciampato, ho corso a fatica e in generale mi sono mosso il più velocemente possibile. E in tempi incredibilmente brevi siamo arrivati ​​in cima alla via ferrata.

 

In seguito, ho chiesto alla guida: "Molte persone muoiono per i fulmini in montagna?". Mi ha guardato di traverso; "Sì", ha risposto, "soprattutto sulle vie ferrate". Lo sapevo già, visto che ho iniziato la discesa lungo i cavi di sicurezza, assicurandomi a essi invece di calarmi. Accidenti, andavamo velocissimi (beh, io lo ero; sono sicuro che Marcello avrebbe potuto raddoppiare la mia velocità).

 

Siamo rimasti sulla fune per quindici minuti, mentre la tempesta si intensificava tutt'intorno. Sono stato contento – eufemismo! – di staccarmi e allontanarmi. Per percorrere lo stesso tratto in salita ci avevo messo circa quarantacinque minuti.

 

E poi iniziarono i fulmini, tutt'intorno a noi. Quando si vive un temporale in Inghilterra, di solito è sopra la testa. Noi eravamo a 2,5 chilometri di altezza: eravamo proprio nel mezzo, letteralmente al centro di questo vortice. I fulmini saettavano tutt'intorno, sfrigolando nell'aria e abbagliando gli occhi, e io pensai alla prassi consigliata in situazioni del genere: sbarazzarsi di qualsiasi oggetto metallico, abbandonare lo zaino, uscire allo scoperto, e a quanto fosse controintuitivo, e accovacciarsi come in preghiera alla Mecca. Marcello ebbe un approccio diverso: iniziò a correre.

 

E poi si è scatenato il diluvio, sul serio. Ci sono voluti, credo, cinque secondi, e ci siamo ritrovati fradici fino alle ossa. È stato incredibile: se ci avessero innaffiato con la canna dell'acqua, non saremmo stati più bagnati. Non avevamo avuto il tempo di indossare gli impermeabili e non avevamo intenzione di fermarci. Stavo correndo a perdifiato, quasi di corsa (perché la discesa era dannatamente ripida), e il fulmine è esploso proprio in mezzo a noi, da un lampo all'altro, in circa tre secondi. 

 

Mi chiedevo come sarebbe stato essere colpito da un fulmine. Tutto sommato, pensai, sarebbe stato un modo rapido di morire: non mi sarei reso conto di nulla. Poi la guida mi superò, e io, tirando fuori tutte le mie energie, riuscii a raggiungerlo. Non so come ho fatto a non slogarmi una caviglia o rompermi una gamba.

 

E così, completamente sgualciti, fradici, con un animo leggermente agitato e un po' sorpresi di essere ancora vivi, irrompemmo nel rifugio (l'equivalente di circa tre chilometri dalla vetta), e ci rifugiammo nella sacralità dell'asciutto. Che divertimento!

 


La seggiovia, come era ovvio, non era in funzione, e nel giro di pochi minuti ho iniziato a sentire freddo. Quando finalmente siamo arrivati ​​a valle e ho raggiunto la mia camera d'albergo, ci sono voluti venti minuti sotto una doccia calda per riscaldarmi di nuovo.

 

Ma andava bene così. Avevo raggiunto la cima del Monte Averau, la mia ventiseiesima montagna d'alta quota. Tutto il resto, ovviamente, era secondario.

 

 Nota: IFMGA - Federazione Internazionale delle Associazioni di Guide di Alta Montagna.

 

Il mio messaggio di ringraziamento a Marcello: "Grazie per la splendida giornata. Una bella vetta e un pizzico di emozione."

 

Grado UIAA 3 - La struttura rocciosa è ora più ripida o addirittura verticale, e presenta meno appigli e sostegni. Il percorso spesso non è evidente e potrebbe essere necessaria forza per eseguire alcuni movimenti. [Averau era di grado UIAA 2, assicurata da una via ferrata anziché da un primo di cordata e corda dall'alto.]

 

 

venerdì 10 aprile 2026

PRIMAVERA, STAGIONE IDEALE PER LO SCIALPINISMO!

 




Con l'arrivo del primo caldo nelle città si pensa che la neve caduta sulle montagne d'inverno si sciolga tutta in pochi giorni...
Invece non è così. Il caldo, sopra certe quote, fonde la neve, certo, ma ne favorisce anche il migliore assestamento. Basterà partire la mattina presto per trovare un manto nevoso compattato e reso sicuro dal gelo notturno per salite con le pelli di foca senza il pensiero delle valanghe.
Gli scialpinisti più esperti sanno che le belle gite, quelle più lunghe e ripide, si fanno in primavera e non d'inverno.


A questo proposito ho anche realizzato un video (che potete trovare qui) in cui molto semplicemente spiego il motivo per cui lo scialpinismo è un'attività prettamente primaverile.

Da qui a metà Maggio aspetto le vostre richieste per fare le belle gite scialpinistiche nella stagione più adatta.

+393277105289 (whatsapp)

giovedì 19 febbraio 2026

PROVA LO SCIALPINISMO da Novembre a Maggio, su richiesta anche con una sola persona o in coppia/gruppo.

 PROVA LO SCIALPINISMO!



Se sei stufo/a del Luna-Park delle piste e vuoi imparare i rudimenti dello scialpinismo, o semplicemente fare una prova per vedere se ti piace, sappi che proprio sopra casa mia c'è una bellissima gita con pendii ideali per imparare sia la tecnica di salita che quella di discesa. E' il Monte Sief 2424m., (vicino a Arabba, a cavallo tra Alto Adige e Veneto) la cui cima è uno dei più bei balconi delle Dolomiti.
L'attrezzatura si può noleggiare e il costo della guida si divide tra i partecipanti.

Attività:

Tecnica di salita e discesa e uso dell'attrezzatura

Uso dei dispositivi di sicurezza: ARTVA, PALA e SONDA (che tra l'altro sono obbligatori)

Nozioni di soccorso

Lettura del manto nevoso e analisi stratigrafiche

Topografia e orientamento

Monte Sief 2424m.





Lezioni di scialpinismo






Tutte le proposte in programma sono su richiesta di un minimo di 1-2-4 persone o più, e per i costi fa fede lo schema relativo a ogni partenza che trovi nella colonna a destra del sito sotto la voce PROGRAMMA SKIRATTA.

Ovviamente sono prenotabili singole giornate o più giorni con la guida.

VAI A TUTTI I PROGRAMMI


Richiedi una quotazione/disponibilità info@marcellocominetti.com 

+39.3277105289 anche su whatsapp 



venerdì 23 gennaio 2026

GHIACCIO VERTICALE-ICE CLIMBING info varie...

 

Jumbo Jet-Val lunga-BZ

PROPOSTE INVERNALI per alpinisti esperti 
(elenco INDICATIVO tratto dal programma del mio collega FRAncesco salvaterra)

Solo alcune classiche, se quello a cui pensate non è scritto qui, ancora meglio.

Adamello Presanella: Mafia Bianca e altre ai Monticelli del Tonale, Monte Nero (Colouir dell’H, Rolling Stones, Clean Climb), Nord di Presanella, Busazza e Adamello.

Dolomiti: Torre Innerkolfer (Mistica, Apparizione, Clean Climb), Crozzon di Brenta (Lisa dagli occhi blu, Valeria, Gola Profonda), Cima Brenta (La via che non c’è), Canalone Ovest del Campanil Basso, Canalone Neri, Canale dei Bureloni, Castello di Vallesinella, Pordoi (Snowoard, Eiwa), Sassolungo (Cascata dello Spallone, goulotte N). Vallunga (Piovra, Jumbo Jet...), Colfosco, Sottoguda, Davedino, Val Travenanzes, L'Ciamin...

Monte Bianco: Tour Ronde (Rebuffat), Petit Capucin (Valeria), Tacul (Supercolouir, Gabarrou Albinoni, Cherè) Verte, Droites, Petit Dru, Jorasses.

Cervino, Eiger, Ecrins.

COSA PORTARE

Giacca impermeabile, sovra pantaloni impermeabili, pile pesante, dolcevita, piumino leggero e comprimibile, eventuale calzamaglia, occhiali da sole, berretto e guanti caldi, guanti di ricambio, calze di buon spessore di lana o di materiale sintetico specifico (no cotone), crema solare ad alta protezione.

MATERIALE TECNICO PERSONALE

Scarponi collaudati automatici (meglio) o semiautomatici, imbragatura, casco, ramponi classici o da cascata a seconda della via e adatti allo scarpone, 2 piccozze da piolet traction con elastico e moschettoni per non perderle, 3 moschettoni a ghiera, un secchiello, un cordino di kevlar da un giro spalla e uno da due, bastoncini da sci telescopici, zaino da 30lt.

In caso di necessità posso fornire gratuitamente il materiale tecnico mancante.

ALCUNE TARIFFE

Adamello- Presanella

  • Mafia Bianca, Connessione Korra. Monticello Superiore, passo del Tonale 380€ con un alpinista, 480€ con due.
  • Pernice, Poderosa, Los Vagos, Faletti-Lorenzoni. Monticello Superiore, passo del Tonale 430€ con un alpinista, 480€ con due.
  • Koala a colazione, spigolo nord. Cima Zigolon passo del Tonale 430€ con un alpinista, 480€ con due.
  • Cresta est di cima Presena 400€ con un alpinista, 480€ con due.
  • Diretta a punta Teresa. Val d’Amola 430€ con un alpinista, 480€ con due.
  • Colouir dell’H. Monte Nero. 700€ con un alpinista , 900€ con due.
  • Rolling Stones, Diretta Solitudine, altre. Monte Nero. 780€ con un alpinista, 1000€ con due.
  • Scivolo Nord (solo con un cliente), cresta est, via del Seracco o al margine, FaustinelliPresanella. 800€ con un alpinista, 1100€ con due.
  • Steinkotter-Maffei. Cima Vermiglio 800€ con un alpinista, 1100€ con due.
  • Via delle guide, Alice in Wonderland, altre. 1400€ con un alpinista, 1800€ con due.
  • Via dei Camini. Cornone di Blumone. 700€ con un alpinista , 900€ con due.
  • Hello Woman, Senza chiedere permesso. Adamello. 1400€ con un alpinista, 1800€ con due.

Dolomiti

  •  Mistica, Clean Gully, Apparizione. Torre Innerkofler 650€ con un alpinista, 900€ con due.
  •  Cascata dello spallone. Sassolungo. 700€ con un alpinista, 1000€ con due.
  • Goulotte Sot Saslonch. Sassolungo 500€ con un alpinista, 650€ con due.
  • Snowboard, Eiwa (parte alta). Sass Pordoi. 500€ con un alpinista, 650€ con due.
  • Hruschka. Mur de Pisciadù. 600€ con un alpinista, 700€ con due.
  • Canalone Ovest. Campanile Basso 700€ con un alpinista, 800€ con due.
  • Gola Nord Est. Brenta Alta 700€ con un alpinista, 800€ con due.
  • La via che non c’è, Seracco. Cima Brenta 900€ con un alpinista, 1200€ con due.
  • Selvaggia Sorte. cima Tosa. 1000€ con un alpinista, 1400€ con due.
  • Valeria, Gola profonda. Crozzon di Brenta avancorpo. 900€ con un alpinista, 1200€ con due.
  • Lisa dagli occhi blu. Crozzon di Brenta 1200€ con un alpinista, 1500€ con due.
  • GIORNATE DI INTRODUZIONE PER CHI VUOLE PROVARE.

  • La falesia ghiacciata del Sass Dlacia
    presso Armentarola in Val Badia è il luogo adatto
    per provare la prima volta.

  • CONTATTATEMI PER OGNI INFO +39.3277105289

martedì 16 dicembre 2025

PERCHE' ASSOCIARSI A DOLOMITI EMERGENCY? (ANCHE SE SI E' GIA' SOCI CAI)






Se vai in montagna associarti a Dolomiti Emergency conviene molto!

Il costo annuale è molto basso in relazione a quello che offre.
-25€ socio ordinario
-10€  minorenni
-8€    animali al seguito.

Sei coperto in tutta Europa per recupero e soccorso non solo in montagna (vedi qui le condizioni) e anche se svolgi attività professionali, dilettantistiche e/o agonistiche. In pratica sempre. 

Non importa se sei, oppure no, residente nelle Dolomiti. Si può associare chiunque sia residente sul territorio italiano contando su identici benefici su tutto il territorio europeo. Chi non è residente in Italia può ugualmente associarsi ma la copertura assicurativa sarà valida sul solo territorio italiano.

Se già godi della copertura assicurativa come socio Club Alpino Italiano, qui trovi il perché ti conviene ugualmente associarti a Dolomiti Emergency, visto anche il costo modesto, in relazione a ciò che offre.

Regalare l'associazione a Dolomiti Emergency può costituire un sano e utile regalo natalizio!

Anch'io sono associato da molti anni e consiglio sempre a tutti di associarsi, oltre che per godere dei benefici che da, anche per sostenere una onlus che si adopera per aiutare chi vive sui territori di montagna e chi li frequenta. Questa è la mia tessera:



Ci si può associare attraverso il sito Dolomiti Emergency in poche facili mosse.

sabato 13 dicembre 2025

BACKCOUNTRY Magazine, intervista "sci ai piedi".

 BACKCOUNTRY MAGAZINE 164 Ottobre 2025

The Perseverance Issue.



Questa qui sotto è la pagina di apertura dell'articolo ma se volete avere una copia della rivista intera potrete ottenerla QUI con uno sconto del 20%, oltre a vari gadget come cappellini, felpe, ecc.


L'autrice, Brigid Mander è una vera globetrotter che si guadagna da vivere pubblicando le sue avventure e collabora quindi con molte testate del settore outdoor, prevalentemente nel mondo dello sci. Con lei ho avuto la sventura di fare un'Haute Route scialpinistica nelle Dolomiti Orientali che prometteva ripidi canaloni e vette aguzze ma un meteo impietoso (pioveva) ci ha consentito di fare, si e no, 5 curve in 4 giorni.

Tanto è bastato per rendermi conto che si trattava di una sciatrice di razza e una persona più profonda della media di chi scrive di sci in neve fresca. Qualche mese dopo mi ha chiamato al telefono e mi ha chiesto di intervistarmi. Inizialmente non ero così entusiasta, perché mi sento, e sono, uno sciatore "old school" e questa rivista è piena delle solite foto con sciatori e neve perfetti, ma quando mi ha spiegato le sue intenzioni, ho accettato.
Ne è risultata un'intervista con una certa mancanza di superficialità e quindi senza eroi, anche perché in effetti non mi ricordavo più certe discese che ai tempi venivano definite come "estreme". Ne facevo tantissime perché per me sciare era quella roba lì. E poi c'era un sacco di terreno vergine.
Mi ha fatto piacere essere un esempio per dei giovani che, in alcuni casi, sono diventati dei campioni. Per me sciare con loro era e resta un piacere!


Sperando che cada un po' più di neve sulle nostre montagne vi rimando alle mie proposte sciistiche che trovate QUI.

RACCOMANDAZIONE: nelle ultime stagioni invernali/primaverili le condizioni di innevamento si sono come spostate in avanti di circa un mese rispetto a una volta. Il mio suggerimento è quello di non pensare che appena inizia a fare caldo in città lo scialpinismo non si può più fare. Infatti la primavera è la stagione migliore e più sicura per fare le gite classiche e quelle più impegnative.

Lo spiego in questo video

Tenete d'occhio la colonna di destra della home page perché lì metto le proposte man mano che mi vengono in mente!

Ci sarà anche questa primavera il Monte Bianco con la tenda e probabilmente una SPEDIZIONE SCIALPINISTICA in Patagonia a Ottobre 2026.

Intanto: Buone Feste.


TORNO SUBITO!

  Ultimo giorno di Marzo del 1997. Sono reduce da un’infilata di gite sci alpinistiche e fuoripista che, favorite dall’ottimo innevamento e ...