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giovedì 13 agosto 2020

CERRO LOPEZ, non solo alpinismo, in Patagonia

 

 


Scialpinismo al Cerro Lopez in una foto
 del mio vero amico Jorge Kozulj

Durante i miei innumerevoli viaggi in Patagonia, ha suscitato in me un certo interesse la storia legata ai criminali di guerra nazisti che si erano rifugiati soprattutto nella zona di S.Carlos de Bariloche, cittadina argentina adagiata sulle sponde del grande lago Nahuel Huapi, dove era stato costruito un bunker in cui si dice si sia nascosto nientemeno che Adolf Hitler dopo essere stato dato per morto, sul finire della seconda guerra mondiale, con la sua compagna Eva Braun. Io non sono di certo uno storico del nazismo, e mi sono sempre detto che i complottisti su questo genere di fatti ci sono sempre stati ma il bunker di cui ho accennato esiste, così come le numerose residenze, costruite in perfetto stile bavarese alpino, che sono appartenute a diversi personaggi tedeschi dal 1946 in poi, i cui nomi sono consultabili presso l’ufficio catastale della Municipalidad della cittadina.

In Italia balzò all’attenzione di tutti un fatto del 1995 quando l’ufficiale della Gestapo Erik Priebke, tra gli esecutori materiali della strage delle Fosse Ardeatine, venne scoperto e estradato in Italia per essere processato. Io ricordo che chiedendo di lui a

Erik Priebke si imbarca per l'Italia nel 1995
Priebke s'imbarca per l'Italia
 dove sarà processato 
Bariloche me ne parlarono bene e mi indicarono il negozio di salumi che aveva gestito per molti anni e la scuola Primo Capraro di cui divenne direttore con il nome di Erico Priebke. Sull’elenco telefonico della cittadina c’era scritto normalmente il suo nome e l’indirizzo: Calle 24 de Septiembre numero 167.




Il padre della mia ex moglie argentina una sera mi chiese di accompagnarlo a cena da un suo vicino di casa di origine belga, come  lui proprietario terriero del sud. Tra casa nostra e quella del vicino c’erano 160 km di strada sterrata che percorremmo in fuoristrada nel pomeriggio di quel giorno estivo. Giunti a casa del Sig. Adolf venimmo accolti molto gentilmente da questo emblematico signore dal baffetto a spazzolino e trattati con i guanti per il resto della serata. Durante il lungo rientro in auto dissi a mio suocero, mentre guidavo nell’oscurità stando attento a tutti gli animali che avrebbero potuto attraversarci il cammino, cosa ne pensasse di questo suo vicino ultraottantenne (eravamo negli anni ’90) che aveva quell’aspetto e diverse foto appese ai muri dove era ritratto tra gruppi di persone, chiaramente nordeuropee, in cui campeggiava spesso una svastica nazista… Mi rispose che aveva accettato l’invito a cena per mera cortesia e buon vicinato ma che non lo conosceva più di tanto e che però noi europei siamo esagerati quando si parla di nazismo e che quello era un brav’uomo e si addormentò. Non tornai più sull’argomento in famiglia perché, anche in altre occasioni, avevo capito che la percezione del nazismo che hanno in Argentina è molto diversa da quella che abbiamo noi. Allo stesso tempo mi era capitato di parlarne con altre persone rendendomi conto che certe cose in quel sud del mondo avevano lasciato un segno che in pochi avevano approfondito.

Ovviamente, l’industrializzazione e l’urbanizzazione ordinate ed efficienti, l’istituzione di scuole e attività sportive, mettevano in buona luce anche chi si era macchiato di crimini contro l’umanità. Crimini commessi lontano, ma sempre di crimini si trattava!


La Patagonia settentrionale d’altronde assomiglia per geografia e clima alle Alpi germaniche, è chiamata la Svizzera del Sudamerica anche perché l’architettura è di stile tipicamente tirolese, ma il motivo di ciò non è da imputare solo alla colonizzazione nazista. Infatti in Cile, alla stessa latitudine i Gesuiti tedeschi avevano colonizzato la zona del Lago de Todos los Santos a partire dal 1850 che oggi assomiglia alla Baviera in ogni dettaglio, dove avevano trovato un habitat identico a quello da cui provenivano.

Tra le mie ricerche a tempo perso ma non troppo, ho trovato la relazione di un fatto accaduto tra le montagne che sovrastano il Lago Nahuel Huapi, dove si trovano cime imponenti e complesse in cui si è registrata un’intensa attività alpinistica da parte di coloni europei a partire dai primi anni del 1900 a cui i tedeschi diedero notevole impulso. Anche perché i nazisti erano generalmente appassionati di alpinismo e nella zona di Bariloche contribuirono alla creazione della stazione sciistica di Cerro Catedral e Cerro Otto e alla fondazione del locale Club Andino tutt’oggi fucina di ottimi andinisti.

Sede del Club Andino Bariloche

Personalmente ho potuto constatare l’alta validità di molti di loro ripercorrendo vie aperte in epoche (anni ’60) in cui sulle nostre Alpi si faceva un alpinismo di livello sicuramente non inferiore a questo, ma influenzato dalla solita errata visione europeo-centrica. Oggi l’alpinismo patagonico locale di alto livello non è assolutamente inferiore a quello praticato nel resto del pianeta e, anzi, direi che il livello tecnico medio di chi frequenta la montagna è decisamente più alto che da noi pur coinvolgendo un numero percentualmente minore di popolazione.

Mesi dopo la mia cena da Adolf mi imbattei in un interessante libro, scritto da un argentino di origine italiana, tale Abel Basti, dal titolo Bariloche Nazi. Contattato Abel, mi autorizzò a prendere dal suo libro tutte le informazioni e le foto di cui avrei avuto bisogno per comporre il racconto che vado qui a narrare. Trovai il libro sullo scaffale di un ostello dove lo scambiai con uno mio e sono convinto che sia lui, il libro, ad avere trovato me.

 * * *

A circa 25 km a est di Bariloche, in località Colonia Suiza, inizia una strada sterrata che presto diventa il sentiero che da accesso al Cerro Lopez. Lì si trova il Rifugio omonimo costruito dal Club Andino Bariloche (CAB). In questa zona accadde un fatto molto strano negli anni ’60. La data era prossima a quella in cui ebbe successo la missione dei servizi segreti Israeliani per la cattura del criminale di guerra Adolf Eichmann, conosciuto come “l’angelo della morte”. In quel periodo Eichmann, uno degli strateghi della “soluzione finale”, fu catturato e portato in Israele dagli uomini del Mossad, dove venne velocemente processato e condannato a morte.

Nell’area del Cerro Lopez il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal relazionò di un misterioso incidente.

Strada del Cerro Lopez

Tra i turisti di Bariloche si trovava una certa Signorina Nora Eldoc, israeliana, venuta a visitare sua madre con cui era stata internata nel campo di concentramento di Auschwitz e dove era stata sterilizzata dal Dottor Mengele. Per puro caso anche Josef Mengele si trovava a Bariloche.

Nora Eldoc aveva 48 anni era una donna dinamica, di piacevole aspetto e aveva molti amici tra la popolazione locale. Una notte a una festa organizzata in un hotel del posto si incontrò casualmente faccia a faccia con Mengele. Il rapporto della Polizia non dice se lui la riconobbe – Mengele aveva “trattato” migliaia di donne a Auschwitz – ma le vide chiaramente il numero tatuato sull’avambraccio sinistro.
Per qualche secondo i due si guardarono negli occhi in silenzio, assicurarono alcuni testimoni dell’incontro. Nora Eldoc gli voltò le spalle e uscì dalla sala. Pochi giorni dopo non ritornò più da un’escursione in montagna e il fatto venne denunciato alla Polizia. Dopo qualche settimana di ricerche, il corpo martoriato di Nora venne rinvenuto al fondo di un canalone. Si archiviò l’accaduto come un comune incidente di montagna. All’analisi di Wiesenthal, i documenti sull’incidente che gli fornì il SIDE argentino (Servicio de Inteligencia del Estado), presentavano delle sospettose notizie.
Nel fascicolo di Mengele si segnala che la sua concubina (di nome Nurit Eddat) è considerata un’agente israeliana e ex prigioniera di un campo di concentramento, deceduta in un incidente o assassinata…

Rif. Cerro Lopez

Dalle ricerche effettuate si evinse che il termine di concubina venne attribuito alla Eddat o Eldoc, a quel punto ironicamente, dai gerarchi neo-nazisti del SIDE argentino.
Vojko Arko un alpinista sloveno naturalizzato a Bariloche che partecipò alle operazioni di soccorso e ricerca disse che la Eldoc era sulle tracce di Mengele che presumibilmente a quel tempo risiedeva a Bariloche sotto falso nome.
Vojko Arko

Arko, il biografo di Otto Meiling (un valente alpinista germanico che visse a Bariloche dagli anni ’20 introducendovi lo sci e l’alpinismo e costruendo i famosi Berghof/Rifugi alpini, che fece ritorno varie volte in Germania dove si sospettano collegamenti con il nazismo), ricorda che la Eldoc era scomparsa il 12 Febbraio del 1960 nel Cerro Lopez. La Comision de Auxilio (squadra di soccorso in montagna) del Club Andino Bariloche di cui Arko faceva parte, la trovò morta 3 giorni dopo. Il corpo venne rinvenuto in un ramo del torrente Lopez e presentava evidenti segni di caduta da un’altezza di almeno 20 m. La Eldoc era al Rifugio Lopez con un gruppo di amici ebrei e decise di scendere a valle da sola, perdendosi, il 12 di Febbraio, ricordò Arko.
“Si recuperò il corpo e per noi del soccorso la cosa finì lì, però poco tempo dopo ci furono dei problemi con la capitale Buenos Aires. L’Ambasciata smentì che si trattava di un’agente israeliana, ma un componente della squadra di soccorso le trovò addosso un passaporto diplomatico”. Quando la stavamo cercando in montagna, aggiunse Arko, incontrammo un tedesco che nessuno conosceva che però sembrava anche lui sulle tracce della Eldoc. Sempre secondo Arko si trattava di un’agente ebreo-tedesco che era lì per accertarsi della morte della Eldoc, poiché un agente segreto morto non serve più, disse nella sua relazione.
“Noi del soccorso eravamo convinti che Nora Eldoc fosse un agente del Mossad sulle tracce di Mengele che era a Bariloche sotto falso nome”, fu quanto Arko dichiarò al giornalista Abel Basti che lo intervistò a tal proposito il 13 Giugno 1996.
La comunità tedesca di Bariloche è sempre stata molto unita e ogni suo membro sapeva molto bene chi era ognuno e Vojko Arko ne faceva in qualche modo parte in quanto uno dei capostipiti di suddetta comunità, il già nominato Otto Meiling, gli aveva affidato nientemeno che la stesura della sua biografia. Questo per affermare la veridicità di quanto da Arko affermato.
Gruppo nazista a Bariloche.
Otto Meiling è quello seduto a destra della foto di Hitler

Nel Registro dei Decessi dell’anagrafe di Bariloche si legge della morte di Norita Eldodt occorsa il 12 di Marzo del 1960 per traumi multipli. Il certificato venne redatto dal Dottor Josè Maria Iglesias. Il diminutivo di Norita è molto tipico nella lingua argentina, ciò significa che in città era sicuramente conosciuta. Nello stesso documento si legge che la vittima aveva 47 anni, di nazionalità israeliana, nubile, di professione impiegata e domiciliata in Buenos Aires.

Quando negli anni ’40 arrivavano a Bariloche i nazisti privi di documenti o con falsi nomi, si dovevano rivolgere al Comune (Municipalidad) e al Giudice di Pace (Juzgado de Paz) dove gli veniva fornita un’identità provvisoria con cui potevano realizzare diverse mansioni tra cui l’acquisto di terre e immobili. Le autorità sapevano benissimo di chi si trattava ma chiudevano un occhio per assecondare il consueto e oliato meccanismo utile a risolvere questo tipo di problemi. Questi uffici vennero distrutti da un incendio in circostanze poco chiare negli anni ’60 cosicché andarono perduti per sempre atti e nomi scomodi.

Adolf Eichmann quando viveva a Bariloche

Uno dei casi più eclatanti fu quello di Josef Mengele che entrò in Argentina con un passaporto della Croce Rossa Internazionale con il nome falso di Helmut Gregor. Secondo la testimonianza di molti barilochensi che lo conoscevano, Mengele, specialista in “pulizia razziale” vi aveva esercitato la professione medica per numerosi anni, così come aveva fatto a Buenos Aires. Un anziano funzionario della motorizzazione, Francisco Calò, ricorda in una dichiarazione del 7 Giugno del 1996 resa al giornalista Abel Basti, che Josef Mengele prese la patente di guida nel ’48 o nel ’49 utilizzando un nome falso, forse Juan, non ne ricorda il cognome, ma era sicuro che fosse lui perché utilizzò una certificazione rilasciata dal Giudice di Pace che presentava qualche inesattezza. Calò disse anche che Mengele si accompagnava a una signora magra, non molto alta e bionda e che era domiciliato nel quartiere tedesco di Belgrano.
Mengele nacque nel 1911 in Baviera e studiò a Monaco, Bonn, Francoforte e Vienna. Si laureò prima in Filosofia e Letteratura e dopo in Medicina. Già durante gli studi universitari era un convinto sostenitore della politica nazionalsocialista. Al principio della guerra si iscrisse nelle SS e nel ’43 si trasferì volontariamente nel campo di Auschwitz per realizzare esperimenti su esseri umani. Il passato di Mengele si conobbe negli anni ’50 con la pubblicazione del libro su Anna Frank da parte di Ernst Schnabel. La sua vita di latitante lo vide assumere varie identità e cambi di residenza. Ufficialmente morì nel 1979 mentre faceva un bagno in mare in Brasile.

 

Fonti letterarie:

-La scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez ed. Neri Pozza
-Bariloche Nazi di Abel Basti.

Notizie correlate:

-"Il medico tedesco" libro di Lucia Puenzo ed. Guanda

-The German doctor-Wakolda, film di Lucia Puenzo (clicca per vedere il film)

mercoledì 19 agosto 2015

PATAGONIA in bicicletta tra Cile e Argentina. El Chaltén-O'Higgins-Carretera Austral-Rio Mayer-Ruta 40. 15-29 Novembre 2020 Prezzo 2050€/pers+volo (min.6 pers.)

NOTA:
questo non è il viaggio CARRETERA AUSTRAL 1/2022 che pubblicherò a breve con tutti i dettagli, ma è un altro che indica lo spirito che serve.

PATAGONIA in BICICLETTA 
(Argentina e Cile)

Ruta 40 Argentina
Lago Viedma e Fitz Roy da La Leona





CLICCA SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRLE!

mappa di tutto il percorso (in verde)

Questo è un viaggio che propongo per offrire a chi parteciperà una “mia” visione della Patagonia più vera, senza farci mancare perfino la comodità inaspettata di certi posti dove soggiorneremo tra altri più scomodi e "improbabili" ma originali e profondamente autentici. Sicuramente un viaggio non per tutti.
dettaglio El Chaltén-Villa O'Higgins
La Patagonia è immensa e presenta quindi ambienti naturali unici e molto differenti tra loro. Si va dalle coste marine alle montagne ricoperte di ghiacciai ma questi ultimi, sul versante occidentale (Cile) arrivano fino al mare.
L’ambiente naturale che maggiormente la caratterizza è quello della steppa, cioè del “vuoto”. Un “nulla” ricco di piccolissimi dettagli che aveva colpito, tra gli altri, il naturalista C.Darwin, come vegetazione pioniera, animali, laghi e fiumi impetuosi, sullo sfondo lontano di montagne dalle forme spettacolari: Fitz Roy, Cerro Torre, Paine… sono solo alcune. Per Darwin queste terre desolate ma affascinanti costituirono la base del suo studio sull’origine della specie umana e sul fatto che fossero così attrattive neppure lui si era riuscito a dare una spiegazione. Non ci provo neppure io quindi, figuriamoci, ma posso dire che da quando ci sono stato la prima volta non ho più potuto fare a meno di tornarvi più volte possibili.
Lago O'Higgins/S.Martin
Per le sue uniche bellezze, la Patagonia è divenuta negli ultimi anni una meta per i ciclo viaggiatori, proponendosi con itinerari di ogni tipo su strade sterrate, asfaltate e sentieri piuttosto pedalabili.
Personalmente ho percorso negli ultimi 25 anni diverse zone patagoniche anche in bici e in questo programma propongo un anello tra Cile e Argentina sullo sfondo delle montagne che hanno reso la Patagonia famosa nel mondo, ovvero il massiccio del Fitz Roy, in cui faremo anche delle escursioni a piedi. Ma questa straordinario massiccio montuoso è solo uno delle decine e decine che vedremo, intervallando boschi di faggio a laghi verdi, steppe ventose e assolate a fiumi impetuosi, remote Estancias (fattorie) a improvvisati campi in tenda e sere intorno al fuoco.
Bisogna essere pronti a tutto!
Questo tutto presenta una certa dose di avventura e scomodità, e necessita di grande spirito di adattamento, ma può allo stesso tempo rappresentare un’esperienza talmente intensa e bella da meritarsi di essere vissuta anche se fosse la prima volta. Non ci sono situazioni pericolose o estreme, ma la natura si fa vivere veramente solo assecondandola.
L’itinerario che ho studiato dopo anni di vagabondaggi in quei posti, unisce tutti gli elementi più profondi di questa terra misteriosa e meravigliosa e sfiora soltanto i luoghi più frequentati e ormai affollati per dedicarsi maggiormente alle solitudini uniche e straordinariamente belle che presentano siti meno popolari conosciuti solo dai veri esperti e non dal turista mordi e fuggi. Non si tratta di un viaggio per collezionisti di località da esibire al ritorno ma di un percorso ricchissimo di spunti culturali, paesaggistici, sportivi e storici a cui anch’io tengo molto in qualità di guida e amante di quei posti.
Laguna Madre

Inoltre questo itinerario, che propongo per la prima volta, sarà possibile percorrerlo solamente dalla primavera australe (ottobre) 2016 perché prima mancavano pezzi di strada e abilitazioni ad attraversare legalmente le frontiere.

Grazie alla mia esperienza in loco e agli amici locali che mi hanno aiutato, il sogno di percorrere questo anello si sta per avverare, e sono certo che diverrà un classico del cicloturismo mondiale e resterà per molto come lo troveremo noi, perché quel posto non si lascia addomesticare facilmente. Vedrete!
L’itinerario ha un andamento che prevede l’avere i venti prevalenti alle spalle, ma questo non significa che saremo sempre sospinti e non dovremo pedalare! Come dice un grande alpinista patagonico mio amico e compagno in tante avventure (vere!): “in Patagonia quando ti auguri che una cosa vada come speri, puoi essere certo che andrà esattamente al contrario”.
Durante la prima parte le tappe sono brevi ma intense (sentieri, sterrate, guadi…) e i pernottamenti tutti molto comodi, mentre nella seconda parte potremo avere un mezzo che trasporta il bagaglio al seguito e qualche pernottamento sarà in tenda, ma la bici non peserà molto.
icebergs

Le sistemazioni vanno dal molto confortevole allo spartano ma permettono sempre di recuperare le energie necessarie e nutrirsi a dovere. Spirito di gruppo e di adattamento sono elementi fondamentali da mettere nel bagaglio!
Itinerario adatto a ciclisti con discreta preparazione allenati a percorrere fino a 100 km/giorno (su asfalto) lungo strade con poco dislivello. Le giornate della primavera australe durano quasi 20 ore. Consiglio di lasciare a casa l’orologio.
Note: molti tratti delle strade patagoniche si stanno asfaltando, e noi ne percorreremo il meno possibile. Ricordate però che anche su asfalto nel mezzo della steppa patagonica il paesaggio è straordinario e non avere i sassi sotto le ruote può anche essere piacevole.
LE STRUTTURE IN CUI SI DORME, ANCHE LE Più MODESTE, SONO SEMPRE MOLTO ACCOGLIENTI, PULITE E TIPICHE .

PROGRAMMA GIORNALIERO indicativo (possono esservi variazioni dovute a sicurezza, meteo, logistica, imprevisti e altro. La guida si consulterà sempre con i partecipanti prima di metterle eventualmente in atto)
1g
Partenza dall’Italia con volo di linea e arrivo a Buenos Aires il giorno seguente.


 2g
vista da Hosteria El Pilar. Fitz Roy
Coincidenza per El Calafate (ca. 3 ore di volo). Arrivo a El Calafate e trasferimento in bus a El Chaltén direttamente dall’aeroporto (3 ore). Albergo in camere doppie/quadruple. Cena libera.
Albergo
B
 3g
Relax in paese (dopo un viaggio tanto lungo occorre qualche ora per riprendersi, credetemi!), visitando luoghi interessanti e organizzandoci logisticamente (spesa viveri, regolazioni e montaggio bici, ecc.). Pasti liberi.
Il Cerro Torre dai boschi di El Chaltén
Albergo
B
4g
Si caricano in bici (obbligatorio portapacchi! Ved. Poi suggerimenti sul bagaglio in bici): sacco a pelo, viveri per 2 pranzi, vestiti
e poco altro e si parte alla volta della Hosteria El Pilar (clicca per vedere immagini) a soli 17 km dal paese. Raggiunta  questa stupenda località lasciamo le bici e ci concediamo una bella escursione a piedi nel massiccio del Fitz Roy su ottimo sentiero. Rientro nel tardo pomeriggio all’Hosteria, cena e pernottamento. Camere triple con bagno.
Tramonto da El Chaltén
Hosteria
BD
5g
Partenza lungo la Ruta 23 in direzione nord fino al Lago del Desierto a 25 km di piacevoli e brevi saliscendi costeggiando il Rio de las Vueltas e vari laghi verdi e azzurri. Sulla sinistra sfilano imponenti cime ricoperte da ghiacciai e nelle praterie vicine alla strada si rincorrono mucche e cavalli bradi. Attraversiamo il Lago del Desierto in barca (1 ora) con scorci sul Cerro Vespignani e il ghiacciaio Huemul.
Giunti alla Punuta Nord del Lago dobbiamo esibire il passaporto al posto di Gendarmeria Argentina. Da qui per 6 km bisogna affrontare un sentiero che alterna tratti pedalabili a altri in cui la bici si spinge, ma il percorso nel bosco non è faticoso e il panorama tra le radure è così bello da non fare sentire la fatica! Giunti al cippo di confine si entra in Cile e si percorre in discesa una sterrata bellissima che attraversa per 17 km rilassanti praterie e boschi di faggio giungendo a Candelario Mancilla dove c’è il posto di frontiera dei Carabineros de Chile. Vidimati i passaporti proseguiamo sulla sponda dell’immenso Lago O’Higgins/S.Martin per un km ancora fino all’estancia (d’ora in poi abbreviato in Ea.) storica e molto tipica S.Teresita della fam. Levicàn-Mancilla. Pernottamento in camere triple e quadruple con bagno al piano.

Estancia
BD
6g
Villa O'Higgins
In barca si attraversa il grande lago blu O’Higgin’s/S.Martin in ca. 3 ore fino all’altra sponda dove c’è il paese remoto di Villa O’Higgins e dove termina la Carretera Austral proveniente da nord. Dal molo si pedala per 4 km fino al paesino dove ci sistemiamo in albergo. La Villa (=paese) è molto carina e ci sono negozietti che vendono di tutto. La popolazione è dedita all’allevamento e al taglio di legname. Tutt’intorno dominano la scena alte montagne ricoperte di ghiacci. Possibilità di escursione a piedi al Glaciar Mosco o in bici lungo la Carretera Austral. Cena libera. Camere triple-quadruple con bagno al piano. Per il pranzo si può fare la spesa nei numerosi negozi del villaggio.
Albergo
B
7g
Di buon mattino percorriamo la Carretera Austral fino al ponte sul Rio Mayer per proseguire lungo il Camino X905 attraversando diversi fiumi su passerelle per i 36 km che ci separano dalla frontiera con l’Argentina. Il paesaggio varia dal boscoso al terreno aperto di montagna e i saliscendi si alternano piacevolmente. Si possono avvistare frequentemente i cervi patagonici (Huemules).
Carretera Austral
Passata la frontiera cilena ci aspettano altri 12 km fino a quella argentina dove con  altri 12 km dove ci accampiamo con le nostre tende presso il posto di Gentarmeria El Bello.
Camping
BD
8g
85 km ci portano al bivio con la mitica Ruta 40 mentre il paesaggio diviene steppa, la vera essenza del viaggio patagonico, del nulla pieno di cose. Il Rio Chico ci indica il cammino sfilandoci a destra. La stazione di servizio La Horqueta, 15 km dopo l’inizio dell’asfalto, ci offre alloggio per la notte e la possibilità di acquistare viveri per il pranzo del giorno successivo.
Albergo
BD
9g
Seguiamo il Rio Chico per ca. 80 km (di cui 30 sterrati) fino all’Angostura (=strettoia) dove ci accampiamo sul fiume in piena steppa, tra puma, condor e armadilli!

Camping
BD
10g
La steppa patagonica angustia positivamente il nostro pedalare monotono fino all’Ea. La Siberia per 85 km. Il mostruoso lago Cardiel ci sta a destra in basso e le montagne della Cordillera sono lontane sullo sfondo reso nitido dai venti costanti. Pernottiamo in camera e può scapparci una doccia!
Estancia
BD
11g
Gli ultimi 80 km ci portano a Tres Lagos, uno dei più sconcertanti villaggi patagonici. Un vero posto da gauchos! Pernottiamo in alberghetto e ci concediamo una cena tipica (libera).
Albergo
B
12g
Raggiungiamo in bus El Calafate la “Las Vegas” della Patagonia, adagiata sulle rive del Lago Argentino e ricca di hotels, negozi, bei dintorni e anche un casinò! Ci sarà tempo per un’escursione turistica (facoltativa) al celebre ghiacciaio Perito Moreno. Notte in albergo. Cena libera in uno dei numerosi ristoranti tipici.
Albergo
B
13g
Giornata di riserva o da dedicare a escursione a piacere (ce ne sono un’infinità), shopping, relax o cosa uno desidera. Notte in albergo, lo stesso del giorno precedente.
Albergo
B
14g
Trasferimento in aeroporto e volo per l’Italia via Buenos Aires con arrivo il giorno seguente.

B

Servizi: B=prima colazione D=cena Albergo/Estancia=camere doppie-triple-quadruple con servizi ai piani (a volte in camera). Hosteria=lodge***con servizi in camera.




Volo Aereo, note importanti
-Acquisto: il costo del volo NON è incluso e si può fare presso una vostra agenzia di fiducia oppure presso quella che utilizzo solitamente. Visto che portiamo con noi la bicicletta è fondamentale che la Compagnia scelta conceda, senza costi extra, una franchigia di bagaglio da 2 colli da 23 kg ciascuno+bagaglio a mano. Il costo del volo A/R va dai 950 ai 2000€ (e oltre) dipendendo da quando si acquista. Prima si acquista meno costa.
Camera quadrupla in albergo basic


-Polizza di viaggio medico-bagaglio
Contestualmente all’acquisto (e NON separatamente) si può avere una polizza di viaggio Medico-Bagaglio a un costo variabile tra i 20 e i 30€. Chi volesse stipulare polizze di annullamento viaggio, dovrà rivolgersi all’agenzia di mia fiducia di cui sopra, dove andrà acquistato il biglietto aereo.

Quota di partecipazione a persona:vedi titolo
DATE:ved.titolo. possono esservi variazioni di +o- un giorno a seconda degli operativi aerei

INCLUDE
-Guida esperta del posto incluse tutte le sue spese (volo incluso).
-Pernottamenti in albergo, hosteria, estancia, tenda come da programma (leggetelo bene!)
-Pasti come da programma (leggetelo bene!)
-Bus privato aeroporto El Calafate-El Chaltén incl. trasporto bici
-Imbarcazione sul Lago del Desierto incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Imbarcazione sul Lago O’Higgins incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede  sempre un costo a parte)
-Mezzo di appoggio con autista (e sue spese) da frontiera argentina a Tres Lagos dal g8 al g12 e per trasporto bagagli    
  da El Chaltén (g4) al punto di incontro del g8.
-Bus Tres Lagos-El Calafate  incl. trasporto bici
(il trasporto delle bici prevede sempre un costo a parte)
-Bus El Calafate-Aeroporto
Carovana nei primi del '900 dove oggi c'è El Chaltén

NON INCLUDE
-volo aereo dall’Italia
-bibite ed extra in genere dove i pasti sono comunque compresi
-mance
-pasti non compresi nel programma (leggetelo bene!)
Una cena in ristorante costa dai 10 ai 25€ mentre i generi alimentari acquistati al supermarket costano ca. il 30% meno che in Italia. Per avere un’idea.
-pernottamenti non compresi nel programma (leggetelo bene!) o quando previsti in tenda ma possibili eventualmente
 in albergo o per cambi di programma.
-polizze di viaggio di ogni tipo
(acquistabili contestualmente all’emissione del biglietto aereo con costo a parte, vedi
  sopra)
-ingressi a musei, spettacoli o escursioni turistiche non comprese nel programma (leggetelo bene!)
-riparazioni bicicletta in caso di guasti
-eventuali trasferimenti a terra extra in caso di cambio operativo dei voli aerei
-tutto quello non compreso nella voce precedente.
Gh. Perito Moreno


TEMPERATURE e AMBIENTE
Non ci muoveremo mai a quote alte (max 1000m) ma il clima ventoso accentua la sensazione di freddo che comunque scompare quando si è in movimento.
Di giorno la temperatura va dai 5 ai 25 °C a seconda se è nuvolo o sereno. La notte scende raramente sotto agli 0 °C.

EQUIPAGGIAMENTO indispensabile
-bicicletta (MTB o ibrida) con portapacchi+kit leggero riparazione
(incl. una maglia aperta x catena)
-abbigliamento tecnico da ciclismo con copri pantaloni e giacca leggera impermeabili (ok Gore-tex) anche tipo alpinismo
-guanti e berretto+casco e cap da sole con visiera
-borsa stagna tubolare in PVC da 40 lt.+cinghia elastica per fissaggio su portapacchi
-pila frontale
-occhiali e crema protettiva da sole e repellente per insetti
-piccolo beautycase con MINIMO corredo
-asciugamano microfibra
-piatto, tazza e posate
-sacco a pelo con temp. comfort -3 °C.
-materassino autogonfiabile (Ferrino o Thermarest superlight corto)
-scarpe da escursionismo basse e un paio di utilissime Crocs.
-pile di peso medio
-maglia e calzamaglia intimo leggere in microfibra o (meglio) in lana merino
-gilet o giacca in piumino leggera
-pantalone e maglia per turismo-alberghi-città-ristorante (jeans e pullover/1 camicia…)
-ricambi senza esagerare.
guado


BAGAGLIO
va riposto per il viaggio un una borsa robusta con lucchetto a combinazione (non con chiavi) e proprie generalità scritte su targhetta o direttamente sulla borsa (ottimo il tipo Duffle in PVC)
-Della bici vanno smontati i pedali, il manubrio e le ruote e il tutto va assemblato con fascette autobloccanti. Se utilizzate una borsa da viaggio per bici assicuratevi che sia di quelle leggerissime e facilmente ripiegabili. 
La logistica del nostro viaggio non prevede l’uso di sacche (scatole in cartone) o borse rigide e/o imbottite per nessun motivo.

INFO e iscrizioni: Marcello Cominetti tel 3277105289 info@marcellocominetti.com

Monte Averau e la relatività delle cose*

 *Pubblico il breve racconto, scritto da un mio cliente britannico ultrasettantenne, di una giornata estiva "ordinaria" lungo un...