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lunedì 29 giugno 2026

LA VOGLIA E LA PASSIONE

 

Pedralonga-Baunei

Mi sono spesso interrogato su queste due pulsioni che, noi appassionati di montagna abbiamo dentro, dal momento in cui sentiamo che la natura dell’altitudine (non uso volutamente l’espressione tanto in voga quanto sibillina di “terre alte”) ci da piacere e ci fa sentire in equilibrio. Esistono ovviamente molte maniere di affrontare e vivere la montagna. Non includo qui la semplice passeggiata, magari in piano, vicino al paese o all’hotel, semplicemente perché penso sia un’attività che trova nella noia l’unica motivazione. Con ciò non voglio denigrare chi la pratica, sia chiaro, ma credo che in quello che vorrei trattare sia una parte trascurabile. Parto quindi dall’escursionismo, quello in cui si fa un minimo di fatica, quello che pone domande in chi lo pratica fin dall’inizio e trova infinite risposte che per essere formulate richiedono l’esistenza tutta. Tutt’altro che una cosa da poco. In pratica non si riesce più a smettere di viaggiare a piedi, sia per poche ore che per molti giorni di seguito, semplicemente perché si è capito che fa bene, insegna a non mentire a se stessi e da un senso di appagamento generale e profondo che si vuole provare ogni volta di più. Di seguito ci metto la corsa in montagna, dalla campestre allo skyrunning e l’ultratrail. Sono forme di escursionismo molto dinamiche che hanno nella prestazione in ambiente il loro perché e contengono in uguale misura una buona dose di contemplazione perché comunque sono pratiche lente, anche quando si corre come struzzi, che immergono chi corre in quello che li circonda. E’ falso il “sostenere che correndo non ci si gode il panorama” spesso tirato in ballo da escursionisti un po’ fiacchi che ce l’hanno con chi va più veloce di loro e si giustificano con la scontata frase: vado piano perché voglio godermi il panorama.

Fiordo Falcon-Cile

Si passa quindi all’alpinismo su roccia e ghiaccio, tesi a raggiungere una vetta o il termine di una parete, inseguendo la scoperta di un itinerario di bassa difficoltà oppure l’adrenalina di una via difficile, entrambi condizioni ambite e sovente preparate con lungo tempo. Come nell’escursionismo, ognuno calibra l’impegno secondo il proprio livello di gusto, allenamento e preparazione. Soddisfazioni sono garantite in tutti i casi, indipendentemente dal grado di difficoltà, di rischio o di lunghezza. E’ sempre una questione personale. Intima, direi.
Poi metto lo scialpinismo, forse l’attività più complessa di tutte perché all’alpinismo abbina la tecnica innaturale dello sci, sia in salita che soprattutto in discesa, ma che svolgendosi totalmente sulla neve, ne prevede una conoscenza approfondita, unendo sapienze teoriche e pratiche molto diverse tra loro che vanno studiate ed esercitate. Lo sci freeride o fuoripista, attinge dallo scialpinismo molte delle tecniche e conoscenze (per chi ha la pazienza di acquisirle, sic.) ma privilegia la discesa e spesso si avvale per la salita di mezzi meccanici (funivia, elicottero o gatto delle nevi) quando non contempla brevi salite come nello scialpinismo, svolte allo scopo di raggiungere l’inizio di una bella discesa con buona neve. Che non sempre vuol dire sicura, ma la neve fredda, quella polverosa è spesso la meta ultima (in tutti i sensi) di questa pratica esaltante.

La Court-Dolomiti-Casa

Tutte queste attività presuppongono una buona e adeguata preparazione mentale e fisica. Solo il semplice escursionista, ovvero quello che va piano e non è interessato dalla prestazione ma dallo stare in un certo ambiente che lo gratifica percorrendolo a piedi la cui meta può essere una cima, un colle o una traversata, può non sentire l’esigenza di una preparazione fisica particolare che semmai si farà gita per gita. Il tutto dipendendo dalla frequenza con cui va a camminare e quindi dal tempo che altri impegni gli lasciano a disposizione per praticare la sua passione. Salute, lavoro e famiglia sono ovviamente ai primi posti.

Immaginiamo ora che l’ambita escursione venga impedita dal maltempo oppure da un elevato pericolo di valanghe. Si dovrà aspettare fino alla prossima disponibilità di condizioni favorevoli della montagna per riprovarci e quest’ultime dipenderanno sempre dal tempo che tutti gli altri impegni lasciano a disposizione.
O almeno questo è quello che fa la maggior parte dei praticanti.

Ruta 40-Argentina


Escludendo quelli inderogabili, la più parte degli impegni si potrebbe programmare in tempi diversi per approfittare delle condizioni favorevoli della montagna, condizioni che non si possono assolutamente cambiare perché regolate soltanto dalla natura.
Se pioviggina e indosso una buona giacca posso fare un’escursione ugualmente ma magari devo ridurne l’impegno per non mettermi nei guai. Il tutto adeguando alle proprie possibilità l’eventuale prestazione, anche mentale, che l’escursione richiede.
Se invece i bollettini danno un rischio di valanga 4 (molto forte) e voglio salire con gli sci il Finsteraarhorn, l’Antelao o la via normale alle Grandes Jorasses, dovrò sicuramente rinunciare a meno che non voglia suicidarmi.
Si tratta di banali esempi riconducibili alla conoscenza di base di ogni normale appassionato.
Visto che in gioco c’è la nostra incolumità (non parlo di sicurezza perché è un concetto vasto e abusato che spesso non è chiaro a nessuno) mi sento di dire che ogni altro impegno può essere messo dietro alla nostra escursione.
Cima Fanis Nord-Dolomiti

Se andare in montagna è la nostra passione dobbiamo renderci conto che condizionerà tutta la nostra vita anche nei confronti di azioni, ambiti e persone che nulla hanno a che vedere con la montagna, ma verso le quali potremmo avere un’attitudine positiva che renderà la nostra vita migliore e con meno problemi. Sono convinto che chi non arriva a pensare quest’importante aspetto della propria passione e lo condivida con chi gli sta intorno, passerà un’esistenza meschina procurandosi sofferenze interiori che inevitabilmente trasmetterà a chi gli sta intorno condizionando negativamente anche la loro esistenza.
Tutto ciò perché verso una vera passione altro non c’è da fare che assecondarla, pena gravi sofferenze.
Diversa è la voglia di fare qualcosa ogni tanto che la maggior parte degli odierni frequentatori della montagna manifesta nel tempo libero. Io stavo parlando di passione. Una condizione che chi non l’ha mai provata difficilmente capirà di cosa si tratta e sarà pronto ad accusare chi invece sente di viverla, di egoismo.
Goloritzé, anni '80-Baunei

A questo punto non ci resta che circondarci fin da piccoli di persone che condividano, fisicamente o anche solo moralmente, la nostra passione e organizzarci una vita che sia compatibile con lei.
I problemi di salute che chiunque può avere, saranno sicuramente mitigati dal condurre una vita bella il cui carburante è proprio il dedicarsi alla nostra passione. ll nostro insieme inscindibile di mente e corpo ce ne sarà grato.

Nel suo libro esemplare, Yvon Chouinard (fondatore dell’azienda Patagonia) dice che i suoi dipendenti devono dedicarsi al surf da onda, visto che la sede si trova a Ventura sulle rive del Pacifico in California e molti sono appassionati di surf, appunto, quando ci sono le onde. E’ inutile prendersi le ferie quando il mare è piatto, perché il surf non si può praticare. Quindi possono lasciare il posto di lavoro per andare a surfare quando le condizioni sono quelle ideali. Il libro s’intitola Let’s my people go surfing ed è citato nei programmi di studio in numerose università di studi economici come esempio di produttività derivante da una buona condizione morale e fisica di chi lavora.
Non è sicuramente facile organizzarsi una vita ideale ma potrebbe a sua volta costituire una nostra passione. E con la passione si risolve quasi la totalità dei problemi che si possono avere.
Una passione può nascere già in tenera età a causa di modelli a cui ci si vuole ispirare perché ci danno sicurezza e piacere, per ribellione, per spirito di emulazione, più raramente per sbaglio.

Cerro Rincon-Patagonia

Ma se ci prenderà la passione per qualcosa dovremo assecondarla per non vivere soffrendone la mancata pienezza. Tutto il resto andrà costruito intorno ad essa. Se riusciremo a fare diversamente senza soffrirne sarà perché non si trattava di passione ma solo di una voglia momentanea, che può durare anche molto ed essere intensa, ma si risolverà prima o poi. La passione ce la portiamo ovunque, fino alla fine.

mercoledì 27 maggio 2026

TORNO SUBITO!

 


Ultimo giorno di Marzo del 1997. Sono reduce da un’infilata di gite sci alpinistiche e fuoripista che, favorite dall’ottimo innevamento e dalle sicure condizioni della neve, si sono protratte per almeno 25 giorni consecutivi. Sono molto soddisfatto e appagato. Mi succede sempre quando un apparente sfinimento si fa strada in chi pensa essere così, ma in realtà fino a una certa età, più salivo e scendevo montagne e meglio mi sentivo. Un po’ lo è anche adesso.
Oggi però sono contento di non avere messo la sveglia e di essere a casa senza programmi particolari. Semmai penso di andare a fare una corsetta serale, visto che le giornate sono già abbastanza lunghe, ma per ora mi gusto lentamente la colazione e guardando i pochi sciatori che sfrecciano sulla pista  incorniciati dalla grande vetrata del pianterreno della casa in cui vivo a Corvara.
Saranno state le 10 del mattino quando squilla il telefono e rispondo. Fatte le dovute presentazioni un tale mi chiede se fossi disponibile a fare una gita sciistica fuoripista per festeggiare il compleanno della figlia 25enne con fidanzato e altra figlia minore. Tutti ottimi sciatori! Ci hanno detto che la Val Setus è una discesa bellissima e ci piacerebbe fare quella.
-E quando sarebbe da fare questa gita? Rispondo.
-Se a lei va bene potremo vederci tra 10 minuti alla scuola di sci.
-Tra 10 minuti? Ma è tardi, non vi conosco come sciatori e comunque serve l’attrezzatura da scialpinismo perché bisogna andare con le pelli di foca per almeno un’ora e mezza dopo avere raggiunto con gli impianti la cima del Sass Pordoi.
-Ah, ma non si va in elicottero? Noi pensavamo di fare così perché ci hanno detto in albergo che si fa così.

Corvara 1997, con degli amici davanti allo
 stesso elicottero utilizzato quel giorno.
Io sono quello tutto a destra, il pilota non c'era.


Avrei dovuto insospettirmi di tanta mala informazione ma invece feci l’errore di calarmi immediatamente nei panni del professionista e stetti quindi al gioco. Feci male.
Ho praticato l’heliski diverse volte senza mai entusiasmarmi più di tanto perché non mi sono mai trovato a mio agio con le persone che lo esaltano (e si esaltano a loro volta), inoltre ho sempre sostenuto che nelle Dolomiti ci sono così tante possibilità di sciare fuoripista utilizzando gli impianti che l’elicottero mi è sempre sembrato un mezzo inutile e cafone per andare in montagna. In fondo sono un alpinista e l’etica per me ha una certa importanza. Ho svolto svariati lavori aerei con l’elicottero, incluso il soccorso, e devo dire che sto meglio con i piedi per terra, pur capendo quanto questo incredibile mezzo volante possa affascinare molte persone. Poi conosco molti piloti che considero delle persone prima di tutto animate da grande passione e dalle capacità enormi, se penso a quanto è complicato e rischioso volare in montagna.
Non mi ero formato ancora un’ideologia ferrea che esclude l’elicottero nella mia attività professionale e personale con gli sci come è successo poco dopo, ma quel giorno, ho semplicemente visto una giornata di lavoro “facile”, che sarebbe durata poco rendendo molto. Non lo dico per avidità ma quando vivi del mestiere di guida sai perfettamente che le occasioni di lavoro non vanno sprecate perché ci sono anche lunghi periodi in cui non ti chiama nessuno e le bollette e il resto, invece vanno pagati tutto l’anno.
In seguito, raggiunta una certa maturità professionale, anagrafica e una maggiore stabilità economica mi sono permesso di rinunciare (dal 2020) totalmente a lavorare utilizzando gli impianti di risalita, decapitando il mio volume d’affari con gli sci di almeno l’80% in meno. Vado solo con le pelli di foca e d’inverno cerco di scalare sul ghiaccio più che posso, per lavoro e per diletto, perché mi piace così. Non disdegno mai una bella gita sci alpinistica con gli amici o in famiglia e spesso vado con giovani appassionati cercando di metterli in guardia sui rischi che questa meravigliosa attività comporta. Alcuni di loro sono divenuti guide alpine, quindi oggi siamo colleghi.

Jumbo-jet, Vallunga


Il mondo chiassoso, consumista e oggi altamente cafone delle piste da sci non mi piace più, anche se rappresenta una grande e sicura fonte di reddito per molti professionisti della neve di cui ho il massimo rispetto, anzi, visto il sacrificio morale che per me rappresenta, ne ho grande ammirazione. Io non ce la farei più e il solo ronzio delle funivie mi infastidisce quanto la loro visione, senza parlare degli sciatori odierni chiusi orgogliosamente dentro le loro costose armature, caschi e mascherine a specchio che per me rappresentano l’opposto della libertà che può dare una sciata. Contenti loro…
Tornando a quel giorno soleggiato di primavera di ormai tanti anni fa, ricordo di avere vergognosamente accettato e di avere detto a mia moglie che sarei rientrato per l’ora di pranzo perché di fare festa con degli sconosciuti, che mi avrebbero certamente invitato nel loro pluristellato hotel, non ne avevo nessuna voglia.
Chiamai Paolo, il pilota dell’elicottero che stazionava poco distante da casa mia che mi disse che doveva volare a Trento a fare la manutenzione del suo velivolo ma aggiunse che se fossimo stati puntuali pochi minuti dopo ci avrebbe lasciati nei pressi del rifugio Cavazza al Pisciadù a 2585m di altitudine nel cuore del versante settentrionale del Sella, da dove la Val Setus si origina.
Non mi è mai piaciuto fare le cose di fretta ma i miei clienti erano stressati abbastanza per farsele andare bene, cosicché pochi minuti dopo già scendevano dalla loro elegante macchinona che li depositava nei pressi della piazzola di atterraggio bardati di tutto punto ma assolutamente non attrezzati per quello che stavamo andando a fare. Una rapida occhiata ai loro movimenti e subito capii chi era in grado di fare quella gita e chi no. A parte il ragazzo della bella figlia dai lunghi capelli biondi e dalle gambe pure loro lunghe, che aveva una figura atletica, gli altri erano assolutamente dotati di quella goffaggine a cui molti si credono di sopperire con il portafogli. La mia giornata si prospettava come meno facile del previsto. Ribadisco che la mia previsione iniziale era sbagliata, quindi dovevo rimediare improvvisando; situazione in cui di solito riesco a dare il meglio di me. Come dice una mia amica, bionda pure lei: bisogna ballare come suona la musica!



Senza pensarci troppo buttai nello zaino, prendendolo all’ultimo momento dal bagagliaio dell’auto,  un cordino da 7mm di diametro lungo 15 metri, convinto che non sarebbe servito. Sbagliai anche questa previsione.
Ma veniamo all’itinerario. La Val Setus è un profondo canalone che si insinua tra alte pareti rocciose decisamente spettacolari e impressionanti. Ha fama di essere una discesa impegnativa anche se non estrema la sua esposizione è a nord. E’ parallela alla più famosa Val Mesdì che risulta molto più percorsa perché è più facile e più facilmente raggiungibile. L’inclinazione che raggiunge sfiora i 45 gradi e il punto più stretto tra le rocce misura all’incirca 5metri di larghezza, elemento che fa si che la sua visione in quel punto la faccia sembrare molto più ripida a occhi poco esperti.
Il sibilo della turbina dell’Ecureil pose fine a convenevoli e preparativi. Caricati gli sci nel cesto laterale dell’elicottero entrai per ultimo sedendomi sul sedile posteriore in modo da poter chiudere la porta scorrevole. Indossata la cuffia auricolare dissi a Paolo che era tutto a posto. Una vibrazione più intensa conseguente all’azione del comando ciclico fece come di consueto aumentare repentinamente la portanza del rotore principale già in movimento e in un attimo quella macchina infernale si sollevò, con forza cieca di baleno, da terra con tutti noi al suo interno. Abbassando il muso come un toro infuriato l’elicottero prendeva quota molto velocemente grazie alla sua grande potenza e il parabrezza si riempiva così di una visione mistica che conteneva una miriade di torri di roccia vertiginose di ogni foggia e dimensione. La festeggiata sedeva sul sedile anteriore a sinistra del pilota. Tutti gli occupanti, tranne me e Paolo, non erano mai saliti su un elicottero e, dopo una prima profonda deglutizione di saliva restarono a bocca asciutta manifestandolo con ululati di gioia e mugolii vari colmi di piacere e terrore. Chiesi a Paolo di mostrarmi dalla mia parte l’itinerario per verificarne le condizioni e notai che la superficie della neve era ancora ghiacciata dal gelo notturno. L’ora tarda avrebbe presto reso quella superficie più morbida e adatta a una sciata non troppo difficile, ma la mia serenità doveva essere minacciata da un evento naturale banale quanto pericoloso, anche perché si andava a sommare ad altri eventi negativi che avrei scoperto di lì a poco. Un po’ me lo sentivo ma insistetti.

1982 durante il corso di aspirante guida alpina


In un candido turbinio la macchina volante ci depositò nel luogo previsto affondando parecchio nella neve la cui crosta ghiacciata aveva ceduto sotto al notevole peso perché ai pattini dell’elicottero erano state già tolte le piastre che aumentano la base d’appoggio del pattino sulla neve. Poco male, ma adesso dovevo fare capire ai miei clienti che lo spazio sopra le nostre teste in verticale non era poi molto e che dovevano quasi strisciare sulla neve se non volevano restare decapitati dal rotore. Il problema è che il rotore mentre gira non si vede bene e le mie parole urlate, visto il vento e il rumore, suonavano come bugie. Quindi presi uno per uno quei poveracci per la giacca come si prende un gatto per la collottola comprimendoli al terreno, scaricai gli sci, chiusi la porta e feci il cenno di assenso al decollo a Paolo che se ne andò a farsi i fatti suoi.
Silenzio, aria fresca ma non troppo, allegria da turista un po’ intontito unita a un’euforia per me preoccupante, imbevevano l’atmosfera. D’altronde cose dovevano fare quelli? Erano felici ed eccitati dal compleanno, dalla bellezza del posto e dal volo in elicottero. C’era la guida. Cosa mai poteva succedere loro?
Il banale evento naturale di cui prima era una semplice nuvola bianchissima a cui ne seguirono altre come richiamate da un flauto magico suonato dal diavolo in persona come nell’apprendista stregone di Dukas. Questo perché schermando il sole, le nuvole non favorivano la fusione dello strato superficiale della neve che ci aspettava ghiacciata nel ripido canalone sotto di noi.
Tra lo stupore, la felicità e l’esaltazione dei clienti estrassi dallo zaino un cacciavite e iniziai a stringere la durezza di sgancio degli attacchi da pista in plastica di quegli sciagurati. Il padre mi disse che così in caso di caduta non si sarebbero staccati e loro si sarebbero potuti rompere le gambe. Risposi che in caso di caduta, con o senza gli sci ai piedi, nella prima parte della valle che avremmo sceso, una gamba rotta o anche entrambe sarebbero state una benedizione perché l’alternativa a questo inconveniente era quella di finire in pezzettini rimbalzando sulle rocce taglienti che spuntano qua e là.
Guiding


Questo non ve l’ha detto chi vi ha suggerito questa favolosa discesa fuoripista, chiesi.
Ci fu un momento di silenzio dovuto al panico ma io minimizzai. Volevo andare a casa ma dovevo fare per bene il mio dovere. Nel mentre pensavo che non avrei potuto proporre a quelli di richiamare l’elicottero per portarli giù in paese, perché Paolo sarebbe già stato a Trento e di certo non volevo chiamare il soccorso per un po’ di fifa.
Quando inziammo a muoverci sci ai piedi in direzione dell’imbocco della discesa le mie teorie sulla loro abilità sciatoria ebbero la conferma che già mi aspettavo. Erano dei pistaioli della domenica di quelli che “scendono tutte le piste”. Ok, le scendono perché la forza di gravità risucchia ogni cosa verso il basso, ma qui non ci sono reti e materassi in caso di errore. Avevo già capito che per pranzo non sarei arrivato a casa.
La neve non mollava e non avrei voluto entrare nel canalino di partenza sciando con quegli sventurati sul ghiaccio! Quindi dovremmo aspettare ancora con assoluto disappunto del padre che diceva che dovevano arrivare in tempo da Mimì e Cicì per festeggiare con loro sulla terrazza dell’hotel. Insomma, non capivano che non eravamo su una pista “nera” ma all’imbocco di quella che per loro era una discesa estrema e che per me sarebbe stata l’inizio di un’odissea dall’esito catastrofico, non perché pensavo che qualcuno sarebbe precipitato, ma perché la mia “giornata facile” non sarebbe stata tale. Dal lato tecnico e di sicurezza ero tranquillo ma avevo preso la corda sbagliata. Avrei dovuto prendere il cordino di kevlar da 6mm di diametro lungo 100m perché avremo fatto prima.

Quando la neve mi parve un po’ più cedevole ma non troppo mi misi vicino il padre facendo seguire gli altri in ordine di supposta abilità crescente e partimmo derapando sul firn.
Non volava una mosca dalla tensione.

Lanciai il capo della corda al fidanzato della festeggiata e gli dissi di legarselo in vita col nodo che conosceva. Lo fece.
Gli dissi di sciare come meglio poteva fino alla fine della corda. Lo fece.
Gli altri avrebbero usato la corda come corrimano fino a raggiungere il ragazzo. Nessuno disse una parola e percorremmo così, a tiri di corda, tutta la parte più ripida della valle. Io, quando il ragazzo era 15m più in basso piantavo la coda di uno sci, levandomelo, nella neve fino alla talloniera costruendo così un ancoraggio che avrebbe retto tutti. Poi scendevo sciando con la corda in mano in leggera tensione facendola su in spire e raggiunta la sorella della festeggiata ripetevamo l’operazione. Mi dicevano che avevano male alla gamba destra, perché sempre su quella poggiavano il loro peso in quanto fare una curva per loro significava morire di sicuro o finire in ospedale restandoci parecchio tempo. La festeggiata a un certo punto disse: che razza di compleanno…
Resterà indimenticabile, aggiunsi sogghignando e cercando di sdrammatizzare.
Intanto perdevamo rocambolescamente quota mentre il pomeriggio, tra una cosa e l’altra si riempiva di mezz’ore intense.
Giunti dove la pendenza in caso di caduta non sarebbe stata più pericolosa, misi via la corda e dissi a quelli, ormai sfiniti, di sciare come meglio potevano. Cercai come sempre di dargli qualche indicazione utile a rendere più efficiente la loro sciata ma ormai era come cercare di rianimare un morto.
Calata la tensione un minimo di divertimento e di emozione per essere in un posto tanto suggestivo prendeva piano piano posto nelle loro anime e pure nella mia. Tornarono i sorrisi ma la poca prestanza fisica della truppa assieme a una tecnica sciistica da discarica di rifiuti non ci aiutavano più di tanto nel raggiungere la sottostante pista battuta, che però alla fine arrivò. Ebbi l’impressione che ci fosse venuta lei incontro tanto era prolungata la nostra immobilità. Quando li vidi sciare sulla pista mi dissi come avevo potuto portarli lassù, e soprattutto giù, per un itinerario per loro tanto proibitivo, ma ormai era fatta.
Giunti in paese a impianti già chiusi da un pezzo incontrammo un’atmosfera da striscione del traguardo smontato, o da sedie sdraio sulla spiaggia già messe in magazzino. Mestamente ci avvicinammo alle nostre rispettive automobili e io me ne andai per primo. Li lasciai a picchiarsi con i loro scarponi e i moon boot nel fango del parcheggio.
Parlando con il proprietario del loro hotel qualche giorno dopo mi disse che gli amici che gi avevano consigliato la Val Setus erano dei ricchi bolzanini scatenati che passavano l’inverno a sciare fuoripista dal Canada all’Alaska e al Caucaso. Capii tante cose che però già avevo intuito dall’inizio di quella giornata e non avevo voluto però stupidamente ascoltare.

Arrivato a casa imbracciai la chitarra mentre mia moglie mi chiedeva com’era andata e io mi sprofondavo nel divano suonando, accompagnandomi con un fischio, la colonna sonora del film Per un Pugno di Dollari di Morricone. Poco dopo cenammo e alla fine mi mangiai dei cantucci pucciati nel Porto, come da foto.




lunedì 6 dicembre 2021

INVERNO 2023 CON SCI, CIASPE E PICCOZZE. PROGRAMMA SKIRATTA!

 


Le proposte che ho spiritosamente riunito sotto il nome di PROGRAMMA SKIRATTA 2023 sono tutte a base di fatica perché si fanno esclusivamente con le proprie forze senza ricorrere a nessun mezzo meccanico. Non piaceranno a tutti, lo so, ma io mi rivolgo agli appassionati perché so che ci sono e so anche che in molti lo diventeranno. 
Scialpinisti, ghiacciatori e ciaspolatori d'ogni ordine e grado, qui c'è pane per i vostri denti!


Le iscrizioni sono aperte!


VISUALIZZA CALENDARIO GITE SCIALPINISMO MARZO-APRILE 2022
info@marcellocominetti.com
+393277105289

A chi non avesse una Polizza di recupero/soccorso consiglio:
DOLOMITI EMERGENCY
Valida in tutta Europa per sport, lavoro e agonismo dal costo di 22€/anno.

Verso Monte Castello-Fanes. Foto Arch. Rif. La Varella


Valun Blanc-Fanes Cima Dieci e Nove sullo sfondo
Foto Arch. Rif. La Varella


martedì 10 luglio 2018

EVENTI ESTATE 2018 Manolo a Corvara il 20 Luglio e Giorgio Daidola a Arabba il 23 Agosto

Con molto piacere sarò il moderatore di questi due eventi estivi nelle Dolomiti di casa:

-Manolo (Maurizio Zanolla, Feltre-BL, 1958)
presso la Sala Manifestazioni di Corvara Badia il 20 Luglio alle ore 17.30 nell'ambito della Rassegna Letteraria "Un Libro un Rifugio", ingresso libero, posti limitati.

Presentazione del libro Eravamo Immortali con l'autore che è stato uno degli arrampicatori su roccia più talentuosi e innovativi degli ultimi 30 anni. Nel libro sono narrate le sue esperienze più significative, non solo alpinistiche ma anche di vita, con piacevolissimi richiami ai nostalgici anni '70 e alla loro libertà e creatività.
Guida Alpina, telemarker e arrampicatore eccezionale dal carattere piuttosto schivo, Manolo ha abbracciato in maturità una filosofia improntata alla semplicità che, dal suo libro, si capisce che aveva dentro da sempre.








-Giorgio Daidola (Torino 1943) presso la Sala Convegni di Arabba il 23 Agosto alle ore 21, ingresso libero e anche qui posti limitati.

Presentazione dei libri Ski Spirit e Sciatori di Montagna, due volumi densissimi di emozioni legate allo scivolamento sulle nevi di mezzo mondo dalle origini pioniere dello "ski" ai giorni nostri. Giorgio è stato uno dei miei miti ispiratori e lo considero uno dei più grandi divulgatori e praticanti dello sci intelligente al di là delle piste. Docente Universitario, Giornalista, Scrittore e Maestro di Sci sa incantare con i suoi racconti ricchi di sensibilità e poesia che non tralasciano un aspetto tecnico profondo e disincantato legato a un senso estetico non comune.





Entrambi gli autori si racconteranno attraverso le loro immagini e le sicuramente singolari esperienze, dando la possibilità al pubblico di rivolgere loro domande.

giovedì 4 maggio 2017

SCI DI UNA VOLTA, MA NON TROPPO

In Marmolada a fine aprile 2017
Pubblico l'articolo di Giorgio Daidola uscito su L'Adige il 3 maggio us perché fa riflettere sulle sorti eventuali di uno sci di pista ancora compatibile con la natura.
Cliccando sull'immagine si può ingrandire.










Oggi, 4 maggio vedo la Marmolada dalla finestra di casa innevata come mai lo è stata durante l'inverno appena finito e... forse mai arrivato. Qualche bella gita con le pelli si può ancora fare.

mercoledì 15 febbraio 2017

SCIALPINISMO d'alta qualità in DOLOMITI 7-9 aprile 2017 dal Sass Pordoi a Cortina

Partenza confermata per la Traversata dal Passo Pordoi a Cortina (QUI il programma dettagliato) dal 7 al 9 aprile 2017.
Una "cavalcata" su 3 cime di oltre 3000m. con discese tecniche e tra le più remunerative delle Alpi tutte, al cospetto di grandi pareti e valli incantate, dove sono nate le più belle Leggende delle Dolomiti. Ci sarà un perché!
Una notte in B&B in Alta Badia e una in rifugio.
Posti limitati.
Le Tofane da Forcella Monte Casale,
 prima di una delle più belle discese della Alpi tutte.
Sass Pordoi, Arabba 
Informazioni e iscrizioni
info@marcellocominetti.com   -tel. 327.7105289-

martedì 1 aprile 2014

Serata a Genova il 17 giugno sulla PATAGONIA

In collaborazione con l'agenzia milanese KAILAS con cui propongo in Dicembre il viaggio in Patagonia "VUELTA del Cerro TORRE", ci sarà a Genova una serata tutta patagonica in cui mostrerò il video di una traversata sullo Hielo Continental Sur 

LA VOGLIA E LA PASSIONE

  Pedralonga-Baunei Mi sono spesso interrogato su queste due pulsioni che, noi appassionati di montagna abbiamo dentro, dal momento in cui s...