venerdì 17 ottobre 2014

SERATA PATAGONICA AL MUSEO DELLA MONTAGNA DI TORINO IL 25 novembre

Alle ore  18.30 presso la Sala degli Stemmi presenterò il video MEN IN TENTS girato durante la traversata sullo Hielo Continental Sur dal Paso Marconi al Lago Argentino.

Alle ore 20 sarà offerta un apericena ai presenti.

L'ingresso è libero ma visto il numero di posti limitato è gradita la prenotazione scrivemdo a segreteria@tour2000.it

Venite numerosi!

mercoledì 1 ottobre 2014

Uno come me, forse orgoglioso, in un "monologo" tra guide alpine

Hervé Gourdel è una guida alpina che ha perso la vita per mano di squilibrati violenti mentre stava
Hervé Gourdel, Guida di Montagna delle Alpi Marittime
facendo "la guida", ovvero vagava per montagne nuove del nord Africa per soddisfare semplicemente quel senso di curiosità che hanno più o meno tutti quelli che fanno questo mestiere. Anche quando non hanno nessuno legato all'altro capo della corda .
Quante volte mi è capitato, di sentirmi ed essere, esploratore in posti per me nuovi, remoti oppure no, per quell'inguaribile sete di destinazioni insolite e attraenti da poter proporre a eventuali clienti.
A chi non è guida di montagna può apparire freddo e commerciale questo ragionare, ma alla base ci sta una passione fortissima che, e scusatemi la prepotenza, solo una guida di montagna può capire.
Per questo la morte di Hervé mi ha colpito particolarmente.
Non lo conoscevo di persona ma ne avevo sentito parlare, e l'altra "prepotenza" è che nel vedere le sue foto su internet, mi sono riconosciuto come guida nelle sue espressioni, posizioni e movimenti. Si, perché le foto mostrano anche certi movimenti, a chi li sa vedere.
Insomma, noi guide di montagna siamo un po' tutti uguali per certi versi, e lo dico con l'orgoglio che sento e che mai ho avuto in vita mia.
Questo episodio tragico me lo ha fatto venir fuori inaspettatamente, perché non sono mai stato orgoglioso di niente.
Poi ci sarà anche il fatto che era nato a Nizza, sul mare e poco distante da Genova, dove sono nato io, e che faceva la guida sulle Alpi.
Non ho una gran vista, uso gli occhiali ma non per scalare, e qualche giorno fa su una via vicino a casa c'era un'altra cordata che riuscivo a vedere appena perché era molto più bassa di noi. Non distinguevo granché ma vedevo con esattezza che il capocordata era una guida da come si muoveva, e l'avrei riconosciuto anche se fosse stato più lontano e io più orbo.
Nelle foto che ritraggono il povero Hervé ci sono infiniti dettagli che mi fanno sentire profondamente somigliante proprio per queste caratteristiche comuni di prima.
Chi fa il nostro mestiere vagando per montagne di paesi lontani è una persona necessariamente pacifica e predisposta a comprendere l'altro maggiormente di chi magari esercita la professione sulle montagne di casa e poi vota per la Lega (ogni riferimento a persone reali è puramente casuale e l'esempio mi serve solo per andare velocemente al succo del discorso), quindi mi immagino la sorpresa di Hervé quando avrà capito che non c'era più via d'uscita.
A me al massino è successo di essere fermato dai ribelli maoisti del Nepal, armati fino ai denti, ma chiaramente mossi da intenzioni tutt'altro che violente in quell'occasione, per fortuna! E capisco il disagio, ma anche la certezza di farcela usando la propria diplomazia esercitata dalla vita vissuta, in tali situazioni.
Hervé non ce l'ha fatta ed ha purtroppo fatto la fine degli altri malcapitati che lo hanno preceduto in questa folle azione violenta religiosa e irredentista, secondo me sconclusionata e che genera altra inutile violenza.
Il fatto che fosse una guida di montagna (in Francia si chiama così la Guida Alpina) non fa cambiare la tragicità dell'accaduto, ma a me, che sono come lui guida, fa pensare istintivamente a quanto la nostra presenza sulla terra sia precaria e che i pericoli dell'alpinismo tanto acclamati, quando non minacciati, siano solo parte di una relatività inutile che gioca con  tempi, luoghi e persone, per noi mortali imprevedibili.

Caro Collega, ti scrivo dallo stesso tuo "ufficio" senza tetto né scrivanie, che siamo tutti eroi perché non ci pieghiamo al sistema e crediamo nella pace, ma proprio perché il nostro ufficio non ha nessun tetto quando cade qualcosa da sopra ci può arrivare sulla testa. E il sasso che ti ha colpito non è caduto accidentalmente da una cengia, ma lo ha scagliato uno come noi che forse non ha trovato la sua "montagna" per sentirsi libero, sereno e quindi in pace. Questa è la cosa triste.






giovedì 25 settembre 2014

SERATE PATAGONICHE A SAVONA E A TORINO 8 ottobre e 25 novembre

INOLTRE il giorno 25 novembre farò una serata simile in quel di TORINO presso ilMuseo della Montagna. Dettagli nel post più avanti.

GRAZIE a: PATAGONIA - SCARPA - FERRINO - SIMOND

domenica 3 agosto 2014

SCALATE e ARRAMPICATA Sportiva in DOLOMITI e OFFERTE SPECIALI SCALATA di Settembre

Alba su Sella e Sassolungo. Ph. Silvia Grillo
-SCALATE CLASSICHE DAL 3° GRADO IN SU
-VIE NORMALI ALLE CIME PIù FAMOSE
-VIE FERRATE
-VIE SPORTIVE E MONOTIRI
-CORSI ARRAMPICATA
info@marcellocominetti.com 
+39.327.7105289
Marmolada Via Don Quixote VI+
OFFERTE SPECIALI di SETTEMBRE!!!
Proposta forfait 4°grado
-Spigolo Sud del Sas de Stria
-Via del Buco al Picc. Lagazuoi
-Via Maria al Sas Pordoi
-Spigolo Comici alla Torre Picc. Falzarego
con 1 o 2 alpinisti: €800
Gr. Sella, falesia Lago Boè (dal 4c al 6a)
Proposta Forfait 5° Grado
-Spigolo Alverà al Col dei Bos
-Via Dibona alla Torre Grande Falzarego   
Marco Grigis su Compay Segundo
-1° Spigolo di Tofana

-Via Myriam alle 5 Torri
con 1 o 2 alpinisti: 900€

Proposta Forfait Grado 6a
-Via Compay Segundo al Coston d'Averau
-Sole e Metallo al Settsass
-Sogni di Gloria al Picc. Lagazuoi
-Re Artù ai Lastoni di Formin/Mondeval
con 1 o 2 alpinisti: 1000€
 Note:  le 3 offerte hanno un prezzo speciale solamente se accettate come sono proposte. Diversamente ogni singola via ha il costo stabilito dal tariffario ufficiale.
Le offerte hanno validità dal 29 agosto al 10 ottobre 2014

  -ALPINE & SPORT CLIMBING
-NORMAL ROUTES to the MOST FAMOUS SUMMITS
-VIA FERRATA
-CLIMBING SCHOOL
Tofana di Rozes Via Dimai-Eotwos (IV+)
 Da Maggio a Ottobre - From May to October
Pelmo, "Passo del gatto"
sulla cengia di Ball

Tofana di Rozes, Via Normale
INTERESSANTI FORFAIT per PIU' USCITE
INTERESTING COMBINATION for MORE TRIPS

lunedì 21 luglio 2014

C'era una volta Passo Sella

Luglio 2014,
lo so, lo so che invecchiando affiora sempre più la nostalgia degli anni passati e di com'erano certe cose prima, ma non resisto a denunciare una società complice del proprio degrado della quale non mi sento assolutamente di far parte. Siete liberi di non leggere oltre. E proprio per questo so che andrete avanti.
La lentezza è il vero lusso di oggi
Passo Sella nelle Dolomiti ha rappresentato per me un luogo magico e di sogno quando lo raggiungevo nella notte dopo ore di viaggio, a volte in Vespa, da Genova negli anni ('70 e primi '80) in cui vivevo là.
Ci si accampava nelle vicinanze della cabinovia del Sassolungo in maniera naturale, tra la tendopoli che affollava lo spiazzo vicino alla strada, e il giorno seguente c'erano tutt'attorno le montagne per scalare e i prati per oziare beatamente.
Il campeggio libero non era solo tollerato ma semplicemente un atto dovuto agli alpinisti perchè ancora si ricordava che erano stati LORO a far scoprire le Dolomiti al mondo!
Oggi a Passo Sella tutto è cambiato. Solo la vecchia cabinovia del Sassolungo è rimasta la stessa a fare da testimone di un epoca che non c'è più, prima di essere sostituita sicuramente da un impianto potentissimo che soddisfi le esigenze della propaganda politica UNESCO.
Pochi giorni fa un ragazzo giovane che lavora al nuovo parcheggio a pagamento del nuovo "Rifugio pentastellato" (?) mi ha guardato molto meravigliato quando gli ho chiesto se poteva indicarmi un posto dove lasciare l'auto senza pagare. "Ma sono solo 5 euro" mi ha detto stupito dalla mia domanda.
Io ho detto che non avrei MAI pagato per lasciare la mia auto lì a costo di parcheggiarla in un luogo distante e farmi a piedi il tragitto.
Una coda di automobilisti dai SUV bianchi con cagnolino Dudù e moglie annoiata all'interno aspettava scocciata che lasciassi libero l'ingresso del parcheggio e la smettessi di parlare con il giovane custode. Infatti poco dopo me ne sono andato ed ho trovato un posto per l'auto neppure troppo distante.
Nel ripercorrere quei pochi metri a piedi vedevo il Passo dall'alto e stentavo a riconscere il vecchio piazzale dove campeggiavano gli alpinisti provenienti da mezzo mondo a bordo di vecchi pullmini, auto di fortuna e qualche moto. Tutto era diradato, lento e sudato.
Oggi gli alpinisti hanno pullmini da 80mila euro e vanno in hotel ma molti poi fanno solo le vie di 4° grado che noi evitavamo per principio perché troppo facili.
Mica mi facevo 500 km per salire lo spigolo del Pollice?! Come minimo dovevamo portare a casa 3 o 4 vie di 6° grado al week end, di cui una almeno di sviluppo superiore ai 600m! Che cazzo!
Mi chiedevo, poi più sul serio, che il giovane addetto al parcheggio che non capiva le mie parole aveva davanti tutta una vita nella quale avrebbe potuto ribellarsi a questo sistema impostato solo sul profitto, ma allo stesso tempo sembrava che non avesse nessuna intenzione di farlo e mi dispiaceva per lui.
La coda delle auto paganti si allungava sempre più e il parcheggio presto si era riempito di mezzi e soldoni. Che il proprietario dello spiazzo guadagni pure tutti i soldi che vuole, per carità, ma non avrà mai i miei in cambio delle montagne che vado a godermi, perché sono convinto che la Natura sia di tutti e che vada vissuta estremamente gratis.
Mentre aspettavo il mio compagno di cordata, che ha parcheggiato regolarmente a pagamento senza neppure accorgersene e meravigliandosi che io non volessi piegarmi a tanta assurdità, mi sono sfilati davanti un po' di gitanti profumati da deodoranti terribili (una volta i gitanti odoravano di sano sudore e non di profumi artificiali) che andavano a mangiare il pesce al Rifugio Comici, motociclisti grassi e accaldati dalle loro tute pesanti e nere (che ormai sono i padroni incontrastati di curve e passi), mountainbikers a noleggio con la gopro attaccata ovunque e già collegata a facebook e un signore che indicava ai suoi accompagnanti il Sassolungo chiamandolo Civetta. E poi ditemi come potrei ignorare tanta bruttezza.



sabato 5 luglio 2014

SELVAGGIO BLU la Variante che (quasi) tutti aspettavano!


Nella lingua baunese per indicare un luogo difficile da percorrere, ripido e pericoloso si usa la parola “ledere”, come a indicare le conseguenze di una caduta mentre lo si tenta di attraversare. Un monito, insomma. Un avvertimento da tenere in grande considerazione se si conoscono i pastori di Baunei, abituati da sempre a muoversi su un terreno che più impervio non si può, quando non decisamente verticale e roccioso da sconfinare sicuramente nell'alpinismo che con il pascolo ha ben poco a che vedere.
Proprio un “ledere” si trovarono davanti Peppino Cicalò e Mario Verin mentre cercavano un passaggio tra le foreste sospese tra Cala Goloritzé e Ispuligidenie sul finire degli anni 80. Inutili furono i tentativi di attraversare questa zona costiera che collega comunque con un impervio sentiero, oggi abbandonato, tre boschi isolati tra loro da irti speroni rocciosi, e quindi i due “esploratori” si diressero alla gola di Boladina dove ad oggi transita l’allora neonato sentiero Selvaggio Blu.
Cala Goloritzè e Punta Iltiera viste dal bosco di Ispuligi appena superato
Da anni, con gli amici locali Antonio Cabras della Coop Goloritzè e i ragazzi della Grotta del Fico, si fantasticava (e si provava in numerose incursioni esplorative) che si doveva trovare il passaggio misterioso ma che non doveva essere troppo difficile per non stravolgere la consolidata essenza di Selvaggio Blu. Non eravamo i primi ad averci pensato perché

percorso della variante attrezzata
...che più ledere non si può!
i pastori di capre baunesi Ziu Cherzu e Ziu Abiolu, rispettivamente occupanti i territori di Goloritzé e Ispuligidenie , si erano detti tanti anni addietro che avrebbero potuto costruire una Iscala Fustes (sorta di ponte in rami di ginepro utilizzato per attrezzare passaggi particolarmente esposti) e collegare i loro ovili, utilizzando addirittura dei tubi Innocenti per via della lunghezza del tratto verticale da superare, ma mai lo fecero. Il motivo era che le loro rispettive capre lo avrebbero utilizzato per spostarsi da un bosco all’altro mischiando le greggi intaccando sicuramente i buoni rapporti di vicinato tra i due pastori. I tempi  trascorsero,le cose cambiarono e le zone di pascolo più remote del territorio vennero abbandonate.
Claudio e Marcello durante l'attrezzatura. Sullo sfondo Cala Goloritzé e l'Aguglia
Finché nel maggio del 2013 Luca Gasparini e Marcello Cominetti, individuarono un punto, che con poco più di 30 m di arrampicata risolse il collegamento tra i sentieri per poter unire Cala Goloritzé a Cala Ispuligedenie senza risalire la gola di Boladina e percorrere la Serra e’ Lattone. Il tratto di arrampicata, però, era tutt’altro che facile, sicuramente impraticabile per un escursionista anche esperto, quindi nel giugno del 2014 Mario Muggianu, Claudio Calzoni, Nicola Collu, gestori della vicina Grotta del Fico, e Marcello Cominetti, ottenuto un finanziamento dalla ditta SCARPA per l’acquisto dell’attrezzatura in acciaio inox, hanno attrezzato con 30 m di cavo e qualche gradino il famoso passaggio.
Mario sul traverso
Utilizzando alcuni tronchi in ginepro per rendere più agevole il passaggio in onore alle tradizioni pastorali locali, ora il tratto verticale è percorribile con kit da via ferrata (consigliato) e presenta una difficoltà tecnica non superiore a quella originaria del resto dell’itinerario Selvaggio Blu pur essendo di estrema spettacolarità per la notevole esposizione dei passaggi che però sono ben assicurati.
Non nascondo che nell'attrezzare questo passaggio ci siamo posti molti interrogativi di carattere "etico" legati prima di tutto alla condizione unica che gode questo eccezionale territorio dal punto di vista estetico e ambientale, e in secondo luogo all'essenza che il sentiero Selvaggio Blu si è guadagnato negli anni, grazie proprio alle prerogative di poc'anzi. Crediamo di avere fatto un buon lavoro aprendo una possibilità senza offendere nulla e nessuno ma consapevoli del fatto che per preservare totalmente un luogo sarebbe meglio non andarci. Ci auguriamo che i frequentatori futuri siano intelligenti e rispettosi come lo sono quasi sempre stati da queste parti, sicuramente sostenuti e intimoriti da una natura così prepotentemente bella.
Ora “su ledere ‘e Goloritzé” è meno impervio di prima ma resta ben lungi dal potersi considerare un normale sentiero, semplicemente perché non lo è affatto.
Questo percorso si propone come variante all’originale, aprendo la percorrenza del lungo tratto costiero tutto sospeso sul mare di Ispuligi fino ai grottoni che precedono Bacu Mudaloru, in corrispondenza della calata in corda,  dove i due itinerari si ricollegano.
Inutile dire che le difficoltà di orientamento e sicurezza, dovute al fatto che questo insieme di sentieri è rarissimamente percorso, non sono per gli inesperti e il tratto attrezzato presuppone la conoscenza delle necessarie tecniche alpinistiche e viene percorso da ognuno a proprio rischio e pericolo.
Claudio lungo il tratto finale attrezzato
Luca in pieno "ledere"...
Resta da sottolineare che al momento il tratto di sentiero che collega Goloritzé al passaggio attrezzato che porta al bosco di Ispuligi è molto pericoloso e dovrà essere aggiustato in più punti. Al momento ci sono alcuni ancoraggi per poter fare sicura con la corda nei punti più esposti ma percorrerlo ora è molto pericoloso e complicato, quindi impegnativo sotto ogni aspetto.
Claudio alla fine dell'esposto traverso
Selvaggio Blu ha così riacquistato un nuovo interesse ad essere percorso anche da chi lo aveva già fatto, e la bellezza e spettacolarità di questa notevole variante potranno solo accrescere la già nota bellezza di uno dei più bei percorsi a piedi per buoni escursionisti che esistano al mondo!

LA VOGLIA E LA PASSIONE

  Pedralonga-Baunei Mi sono spesso interrogato su queste due pulsioni che, noi appassionati di montagna abbiamo dentro, dal momento in cui s...