domenica 17 febbraio 2008

VERO FREERIDE

Posto questo scritto delirante di qualche anno fa perchè molti credono erroneamente che l' improvvisazione sia sempre possibile...
Articolo già uscito su FREERIDE nel 2003.
Vero Freeride Sulle alture di Genova la neve d’ inverno era una realtà, gli anni sessanta erano più freddi climaticamente, più caldi umanamente, ed alla leggerezza dell’ abbigliamento si sopperiva con un sano esercizio fisico… anche per noi gente di mare. La marineria esiste da più di duemila anni, l’ alpinismo da poco più di due secoli, lo sci da ancora meno… pensateci. Il “Pian dei Grilli” si raggiungeva comodamente in auto, con le catene, che non erano una faticaccia da mettere come oggi, non so perché.
Me, mia sorella, nostro padre e la Fiat 750 nel 1966

Parcheggiata la Fiat 750, mio padre mi agganciò gli sci agli scarponi: cuoio, lacci, kandahar, lamine avvitate, l’ olimpionica nera a rombi, i guanti di lana, camicia e maglione, neve nei piedi… Lui gli sci non li aveva e mimò una posizione inesistente nella quale avrei dovuto mettermi se volevo sciare. Lo imitai alla perfezione e con tutti i muscoli cercai di mantenere la posizione fino a che ce l’ avessi fatta… Come se fossi una statua mio padre mi spinse sul ciglio 


dove la pendenza mi risucchiò. Il pendio terminò prima della mia energia, non male per la prima volta. La neve era profonda e polverosa, il pendio sufficientemente ripido per avanzare, la mia voglia non si accorse di nulla e partiì. Le gibbosità si susseguivano con ampi spazi tra gli alberi e servivano a mantenere la mia velocità né troppo alta né troppo bassa. Andavo che era una meraviglia. Che bello!!! Non mi sarei più fermato, ma il pendio si esaurì in una conca tra faggi e castagni. La mia prima discesa sugli sci per me durò una vita, il pendio era infinito, la neve leggera e profonda e ogni tanto me lo sogno ancora ma non con la nostalgia della giovinezza ma con quella della bellezza estetica di quel giorno. Avevo 4 anni e me lo ricordo!
se non è un veicolo freeride questo...

 Mio padre correva faticosamente sulla mia traccia affondando fino alla vita, era preoccupato di avermi perso dalla sua vista, o forse era solo meravigliato di non avermi visto cadere solo dopo pochi metri come si sarebbe convenuto ad un principiante. Mio padre partì per l’ Africa e le mie giornate sulla neve vennero condotte da mio zio Giuseppe e mio cugino maggiore Marco. Scesi dall’ auto, una NSU Prinz bianca come la neve, ogni pendio era buono. Mio zio in testa batteva la traccia in salita, mio cugino mi precedeva ed io affondavo nelle loro tracce perché le mie gambe erano molto più corte delle loro. Tutto bagnato arrivavo in cima e poi si scendeva, l’ ultima cosa di cui si parlava era di come si faceva a curvare, il fiato serviva per salire, a scendere ci pensava la forza di gravità. Due discese al giorno erano già tante e gli esercizi più tecnici erano il dietro front e la scaletta. A 9 anni ricordo che i miei Morotto erano lunghi 2 metri. Il mio compagno di banco di allora era grasso, fifone e scansafatiche ma andavamo d’ accordo. Lui era per me a causa della sua poca prestanza fisica, un genio dei giochi anti-dinamici, come i soldatini, la pittura e la proiezione di film muti ottomillimetri sulla parete bianca della cucina. Anche lui andava a sciare la domenica ed una volta mi invitò con la sua famiglia a Prato Nevoso. Mi aveva raccontato che lui in un giorno faceva anche venti discese ed io volevo proprio vederlo… Partenza alle sei, scarponi da sci già ai piedi. 
Monte Pigna 1976

La Simca Mille arrancava sugli ultimi tornanti mentre il padre di Paolo ci svegliava con un “siamo arrivati” e di fronte a me si aprì un mondo sconosciuto. Piloni colorati e cavi trainavano in cima a montagne altissime gli sciatori. Non si affondava nella neve perché era dura e si scendeva su una distesa di gobbe che si usavano per saltare e per girarvi sulla punta. In salita non si faticava ma in discesa si perché bisognava controllare la velocità altrimenti si cadeva. Cadevamo molto ed una volta ruppi persino gli sci in due, piantandomi contro una gobba di neve durissima ! Cercai di trascinare Paolo nella neve a me familiare, quella al di là dei pali che delimitavano la pista, ma lui mi osservava perplesso dal bordo mentre io filavo senza una curva a valle nella mia neve fonda. Lui se ne stava a guardarmi come protetto da quel percorso preparato e poi scendeva sulla pista arrivando prima di me in fondo. Pensai due cose. Uno, che mai più sarei andato a faticare con mio zio e mio cugino, due, che con quelle macchine che ti trainavano fino in cima si poteva salire molte più volte e quindi divertirsi in discesa molto di più. La pista non mi piaceva, ma la neve fresca si, quello era per me sciare e lo restò fino ad oggi. I miei genitori mi regalarono una Vespa 125 Primavera che avevo ancora 15 anni e quindi non potevo guidarla. Avevo un autista con patente che mi portava in giro, lui ci metteva la sua perizia, io il mezzo, per la benzina facevamo a metà, lui la rubava con una gomma dall’ auto di suo padre, io da quella del mio. A 16 anni presi la patente “A” così potei fare a meno dell’ autista. Contravvenendo alla legge che impone i 18 anni per portare un passeggero, per qualche domenica con un mio coetaneo ci imbarcammo in viaggi “freeride” in tutti i sensi. Partenza con le tenebre da Genova. Io guidavo, Fulvio stava dietro. Il parabrezza lo toglievamo per avere più velocità, intanto l’ abbigliamento da sci, nel frattempo migliorato, pensavamo che ci avrebbe protetti dal freddo. Ci sbagliavamo. Gli sci lunghissimi (eravamo ai 207 cm) stavano appoggiati alla mia spalla in verticale puntandosi con le code sul pavimento della Vespa sul lato opposto a quello del pedale del freno posteriore. Un laccetto di cuoio li teneva uniti e poi finiva nella mia bocca tra i denti per evitare che gli sci cadessero. La riviera ligure sfilava alla nostra destra fino a Chiavari che raggiungevamo intorno all’ alba. Il sole ci scaldava appena raggiunto il Passo della Ruta che scavalca il Monte di Portofino e noi imperterriti proseguivamo vestiti da sci! Il mare alle spalle, l’ appennino gelido davanti a noi fino a S. Stefano d’ Aveto dove una cestovia portava in cima al Monte Bue. Non avevamo mai i soldi per una bibita calda perché eravamo sempre senza soldi, ma eravamo maestri nell’ arte di arrangiarci e quindi avevamo un thermos da litro con il the caldo, dei panini gelati e qualche arancia che spesso dovevamo scaldare sotto il maglione prima di poterle addentare. Ogni viaggio di questi era vera avventura. Una volta era così freddo che ci fermammo e ci mettemmo a fare piegamenti sulle gambe ed altri movimenti per scaldarci e Fulvio strinse la marmitta rovente tra i guanti che quando riuscì a trasmettere il suo calore alle mani gelate, i guanti erano già poltiglia. Sciò con dei calzettoni di lana cotta a mo’ di guanti con cui non gli riusciva di impugnare i bastoncini. Scendeva nel bosco tenendosi agli alberi facendovi perno per girare. Facemmo anche una gara a chi saliva più in alto su un grande albero con gli sci ai piedi. Credo che Fulvio riuscì a lanciarsi da un ramo elasticissimo “tipo trampolino”, da un’ altezza non inferiore ai 10 metri. La neve soffice attutiva la caduta. Ricordo anche che tutte le volte che arrivavamo in cima al Monte Bue c’ era la nebbia e non si vedeva nulla, tranne una volta in cui sbucammo sopra le nuvole e ci parve di vedere il mare, che in effetti non era lontano. Per pranzo ci appartavamo nel bosco e facevamo un fuoco attorno al quale consumavamo i nostri panini ed arrostivamo qualche wurstel. Era tutto selvatico, noi, lo spirito, il posto ed i propositi delle nostre gite sulla neve. Raramente ci seguivano delle ragazze ma ogni tanto qualcuna veniva. Una certa Daniela ci fece un regalo rubando varie cioccolate da un negozio di un paesino lungo la strada. Lei non sciava, ma faceva lo stesso la gita viaggiando sulla Fiat 600 guidata da un altro non-sciatore, il mitico Simoncini! Il nostro gruppo di amici si componeva di sciatori e di “sostenitori” ovvero persone a cui faceva piacere essere lì e basta. C’ erano Bonetti, Libero, Demarchi, Baccini, Sandro, Sciscio, Fulvio, Biazzo, Bolsce, Cento, Zanni, Ottaviani, Liana, Mariagrazia, Chicca, Nebbia, Facciadiporco, Paola, Cristina, Susi, Alba, Anna e…. molti che non ricordo. Alcuni facevano parte del gruppo musicale Style Idea. La Fiat 600 era stata un regalo della madre di una nostra amica che l’ aveva abbandonata nel giardino di casa e dove delle api giganti avevano fatto il loro nido. La sua conquista e bonifica erano state ardue perché le api non mollavano, ma a noi un’ automobile faceva troppo comodo per lasciarle lì. Con la compassione di un demolitore di auto recuperammo i pezzi mancanti, che ce li regalò, e dopo qualche giorno la “tradotta” era marciante. La Tradotta era il treno che portava in guerra i soldati al fronte, c’ è anche una canzone. Era bello poter utilizzare un nome tanto drammatico per le nostre scorribande sicuramente pacifiche. Freddo, fatica, viaggio, pericoli e avventura erano in comune con l’ epico convoglio bellico, a noi non sparava nessuno per fortuna, ma da qualcuno sicuramente dovevamo stare attenti a non farci beccare… I 4 posti si potevano ampliare fino ad una dozzina. Vi spiego come. La tradotta partiva nottetempo con Simoncini alla guida, lo accompagnava qualche volta una ragazza, carica di tutti gli sci, scarponi, vettovaglie e quant’ altro per Artesina. Noi, gli sciatori, prendevamo il treno fino a Mondovì cercando di non pagare il biglietto perché i soldi servivano per la benzina della tradotta. Ognuno pensava a sé. Nel frattempo Simoncini aveva scaricato vicino alle piste tutto il carico ed aveva convinto qualcuno a sorvegliarlo al gelo. Con l’ auto vuota scendeva fino a Mondovì dove noi eravamo arrivati in treno e facendo due-tre viaggi ci portava tutti a destinazione. Scattava ora l’ operazione ski-pass falsi. Ci si portava con aria distaccata nelle vicinanze della Cassa per scoprire di che colore era il cordoncino di spago e scopertolo si estraevano di nascosto da una scatola contenente decine di cordoncini di vari colori, le tessere giornaliere. Ne avevamo anche di settimanali e quindicinali con foto, ovviamente intercambiabile. Cancellando con la scolorina la data dei vecchi skipass vi si timbrava quella del giorno necessario con timbro ed inchiostro (altro che scanner) e dopo qualche minuto si era pronti a partire. Gli skiliffisti intontiti dal freddo e dal vino avevano altro a cui pensare ed i controlli delle tessere venivano fatti sommariamente. Comunque le nostre falsificazioni erano fatte tanto bene che difficilmente se ne sarebbero accorti. Il ritorno avveniva alla stessa maniera, gli ultimi arrivavano a casa intorno alla mezzanotte, erano giornate piene!
Oggi, con la mia "beniamina" freerider
Arianna Tricomi 3 volte
 freeride world champion!

domenica 3 febbraio 2008

SCIALPINISMO IN PATAGONIA a fine 2008


Sto preparando la scheda per una SPEDIZIONE SCIALPINISTICA al Vulcano Lautaro 3380m sullo Hielo Patagonico Sur per dicembre 2008. Si tratta di una montagna molto grande e molto isolata che richiede totale autonomia per diversi giorni. Più che elevate difficoltà tecniche presenta notevole impegno logistico e mentale viste le condizioni climatiche piuttosto tempestose della zona. E' una cima che proprio per questo conta pochissime ascensioni e, non ultimo, è un vulcano attivo dove un grande cratere in cui ribolle la lava si contrappone al mondo glaciale che regna tutt' intorno.
Saremo in due guide (se non tre) ed il costo del tutto sarà piuttosto elevato.
Maggiori dettagli più avanti, ma se qualcuno nel frattempo fosse interessato può contattarmi quando vuole. Tenete d' occhio il Calendario 2008 di Guide Alpine Star Mountain.
Foto: patagonia cilena, fiordo e gh.Trinidad, rider: Tanja Cotton 2005

giovedì 24 gennaio 2008

C'è La Neve! Se volete sciare partite, altrimenti si scioglie...


Finalmente una stagione invernale con tanta neve, a nord ed a sud delle Alpi per fortuna, DOLOMITI comprese!
Qui sotto le mie proposte con gli sci, cliccando su ognuna andate alla scheda dettagliata.
Date e prezzi invece li trovate cliccando qui.
FREERIDING SKI-Snowboard-Telemark
-Stages week end a Corvara con Guide e Maestre di Snowboard e Telemark

SCIALPINISMO & HAUTE ROUTES
INOLTRE
Chiamando al 347.9217406 o scrivendo a corvara@guidestarmountain.com potrete accordarvi con una guida per uscite su richiesta in Dolomiti.

VAL MESDI' in gruppo ogni mercoledì costo 50€/persona, prenotazione almeno 2 gg. prima




lunedì 21 gennaio 2008

NEVE in DOLOMITI




Le recenti nevicate hanno fatto cadere sulle Dolomiti da 80 a 150 cm di neve fresca!!! I freeriders stiano tranquilli, le discese sono ben innevate e pare sia prevista altra neve.Per conoscere i miei programmi FREERIDE con base a Corvara e/o Arabba clicca qui.


-Foto piccola i prati dell' Alta Badia sullo sfondo della Tofana di Rozes (ph. C. Baù) il 20-1
-Foto grande Tommaso Cominetti nei boschi di Arabba il 19-1


sabato 1 dicembre 2007

Nuova Via e nome cambiato di cima Patagonica...

I giorni 23 e 24 novembre Ramiro Calvo (Arg) e Marcello Cominetti hanno compiuto la seconda (o forse la prima, visto che non hanno incontrato nessun segno di passaggio precedente nella logica discesa) ascensione del GENDARME DEL POLLONE nel gruppo del Fitz Roy aprendo una nuova via sul versante sud-est con difficoltà fino al 6b (ca. 200m) su un dislivello di ca. 1700m con un couloir di ca. 500m tra friabilissime e bizzarre formazioni rocciose che poi hanno dovuto salire nella notte...
I due alpinisti si sono anche attribuiti l’ arrogante mossa di cambiare nome alla bellissima torre rocciosa ribattezzandola “CENTINELA DEL PORTER” sperando di non sollevare ire nel biellese, visto che al bel paese di Pollone dove nacque Padre De Agostini, sono state dedicate dallo stesso già un ghiacciaio, un fiume (da dove è iniziata l’ ascensione), un Cerro e una Aguja…

domenica 18 novembre 2007

Successo in Patagonia....


Pochi giorni fa, precisamente il 14 novembre Giulia Monego ed il sottoscritto hanno raggiunto la cima del Mariano Moreno! Segue new stampa:

Pieno successo per la spedizione in Patagonia diretta, in sci e slitta,alla volta del “gigante” dello Hielo Continental Sur” Cerro Mariano Moreno di 3456 m.

La Freerider Giulia Monego assieme alla guida alpina Marcello Cominetti hanno raggiunto la vetta dell’ imponente e remota cima il 14 novembre in 8 giorni tra andata e ritorno dal villaggio di El Chaltèn ai piedi del gruppo Fitz Roy-Cerro Torre.

La cordata ha approfittato di una breve finestra di tempo accettabile per portare a termine l’ obiettivo contando sulla rapidità, utilizzando attrezzatura da scialpinismo di peso medio e scioline scelte sia per le pelli di foca che per la slitta, raggiungendo la cima in un solo balzo dalla base a 1410m senza campi intermedi vista la breve durata del tempo buono da quelle parti…

Il rientro è stato reso piuttosto “interessante” da una forte bufera di quelle tipiche del luogo che ha provato non poco i due giusto nelle ultime ore.

Per Giulia si è trattato della prima esperienza di questo tipo e pare non essere sicuramente l’ ultima visto che con Marcello, ormai veterano della Patagonia, stanno progettando una seconda ascensione nel gruppo del Cerro Torre non appena il meteo lo permetterà.

El Chaltèn-Patagonia Argentina 18-11-2007

giovedì 1 novembre 2007

Agriturismo Antico Maso Corte degli Elfi Dolomiti tra Sella e Marmolada

Il 20 dicembre 2007 apre le porte ai suoi ospiti l' Agriturismo Antico Maso Corte degli Elfi della fam. Borlandi situato nel cuore delle Dolomiti più belle tra Civetta, Pelmo, Sella e Marmolada ricavato da un' antica abitazione tradizionale ladina nella valle di Livinallongo (Arabba) in località Roncat ed in posizione superbamente panoramica e tranquilla dove si respira ancora l' aria dei luoghi di montagna autentici. L' azienda agricola è attiva contando sulla presenza di numerosi animali ed oltre a confortevolissime stanze arredate con gusto, l' antica "stube" originale adibita a sala da pranzo, conta su di uno spazio comune adatto a svolgere corsi e seminari di Yoga e/o altre attività come riunioni e fitness in un luogo assolutamente tranquillo e che ispira serenità...

Ciò nonostante la vicinanza con il comprensorio sciistico Dolomiti Superski ne fa un luogo adatto alle vacanze di sciatori, scialpiniti e freeriders (che potranno raggiungerlo con il fuoripista "Ornella" e/o Davedino dal Passo Padon tra Arabba e Marmolada) nonchè iceclimbers visto che si trovano nelle vicinanze numerose cascate (Sottoguda è a 2 passi, tanto per fare un es.) ghiacciate in inverno.
Per le vostre prossime vacanze non sapremmo consigliarvi di meglio!
INDIRIZZO: Via Roncat, 8 32020 Livinallongo del Col di Lana tel.0436.7159 stefano.borlandi@libero.it

PRIMAVERA, STAGIONE IDEALE PER LO SCIALPINISMO!

  Con l'arrivo del primo caldo nelle città si pensa che la neve caduta sulle montagne d'inverno si sciolga tutta in pochi giorni... ...