| Via Exocet, Cerro Standhardt, Patagonia |
Attività in montagna invernali ed estive, viaggi, spedizioni, sci, alpinismo, arrampicata, trekking, hiking, ciaspe, ice climbing in: Dolomiti, Alpi, Himalaya, Karakorum, Ande, Patagonia, Africa, Groenlandia, Norvegia, Alaska, Mediterraneo, Medio Oriente
domenica 8 settembre 2013
lCE CLIMBING 2014
sabato 24 agosto 2013
ICARO CI MANCHERAI SEMPRE!
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41133
Del sorriso che Icaro aveva sempre per chiunque incontrasse me ne sto accorgendo adesso perché so che non lo rivedrò più. Me lo voglio ricordare nei posti che amavamo entrambi, che sono tantissimi. Di quella volta che ci siamo incontrati vicino a Namche Bazaar, quando lui scendeva e io salivo mentre facevamo il nostro lavoro di guide di montagna. Quando i clienti stanno lì ad aspettarti e tu vorresti chiacchierare di più con un amico ma non puoi perché vai in due direzioni diverse. O di quella volta che passando da La Leona prima dell'asfalto, mi dissero: è passato uno che ti conosce, si chiamava Icaro "un personaje...". O di quando seduti sull'erba alle Crepe d'Oucera mi ha detto che io ero il migliore istruttore delle Guide Alpine che avesse mai conosciuto, pur sapendo io che non era vero in assoluto, ma ero contento che lo fosse per lui. O di quando mi regalò una spilla dei Pink Floyd, una t-shirt e un Pass avuti metre lavorava a montare il loro palco prima di un concerto. O di quando festeggiammo su una vecchia barca in Sardegna il compleanno di Sandro ancorati all'Isolotto con, tra gli altri, Lynn Hill e una banda di americani che non capivano perché ci divertissimo tanto. O di quando faceva il tecnico del suono dei Frozen Rats. O di quando mi diceva che secondo lui ero un telemarker nel fondo dell'anima pur non avendolo io mai pensato. O di quando al suo compleanno ci eravamo nascosti in casa di Karin al buio per fargli gli auguri a sorpresa e lo spaventammo da morire. Qualche giorno fa mentre arrampicavo con Mattia, prima di calarci giù da uno strapiombo, lui si fa l'autobloccante con un cordino già pronto e fermato raffinatamente con un apposito gommino. Dritta di Icaro, mi dice, e si cala nel vuoto. Il 22 agosto abbiamo festeggiato il suo 53esimno compleanno su un prato della Val Badia. Eravamo in centinaia e personalmente ho rivissuto dei pezzi della mia vita che avevo anche dimenticato, reincontrando molte delle persone presenti. Io sono piuttosto antisociale, sono un bastian contrario i riti collettivi mi fanno orrore, sono ateo e non credo alle favole, però a un certo punto Karin ci ha detto che dovevamo metterci in cerchio abbracciandoci. Si è formato quasi spontaneamente un gigantesco girotondo in cui tutti guardavano tutti. Ci siamo riconosciuti istantaneamente tutti quanti in quel cerchio magico. Non soffiava vento, la luce del sole tra le poche nuvole era di quelle speciali, sulle pareti del Sas Dlacia arrampicavano in molti di noi e tutti erano bellissimi in quel silenzio immobile che si è creato. Cazzo Icaro, sei riuscito anche questa volta a farmi cambiare idea perché mi sono durati i brividi dentro per almeno un'ora, mentre Karin commossa da dentro al cerchio ci ringraziava! Secondo me, anche se ci vedo poco, tra tutte quelle persone abbracciate in cerchio c'eri anche tu, sono sicuro, eri tra mia figlia e un cane marron che aveva smesso di abbaiare perché anche le percezioni extra-umane dei cani avevano capito che quel momento era davvero speciale. Ciao caro Icaro, hai fatto una vera vita e ce l'hai abbellita pure a noi che ti abbiamo conosciuto.
| Namche Bazaar ott.2006 |
venerdì 9 agosto 2013
ROTTI E STRACCIATI - Canazei 24 agosto ore 21, ingresso libero
Quando ho iniziato ad arrampicare erano gli anni settanta. L'arrampicata, quella sportiva, non esisteva ancora e le falesie si chiamavano palestre perché servivano a prepararsi per sfide ad alte quote, sulle montagne insomma. L'alpinismo non era per me uno svago ma una fuga da quello che non mi piaceva e contro cui ho sempre nutrito antipatia. Le regole, la scuola e i professori, gli inquadramenti e i recinti dello spirito. Io studente mi accompagnavo a un gruppo eterogeneo di personaggi più grandi di me che dedicavano tutto il loro tempo libero all'alpinismo,operai,avvocati,medici,filosofi e terroristi rossi. E mi hanno insegnato a vivere. Dei tipi così non si vestivano di certo da fighetti ma si infilavano quello che capitava pescandolo tra la roba vecchia da buttare. Si badava esclusivamente alla sostanza. Quando si arrampicava e si bivaccava nelle grotte non serviva vestire elegantemente. Era meglio avere una chitarra e del buon vino semmai, che dei pantaloni nuovi! Quella di ROTTI e STRACCIATI è una storia in cui mi vedo da giovane, per questo, e non solo, la promuovo volentieri qui su suggerimento dell'amico Alberto Graia (uno che disegna da far paura...) "ERANO ROTTI E STRACCIATI" Provare a inanellare avvenimenti. Costruire il racconto di quegli anni, lontani dall'eroica alpina ma assolutamente vicini alla voglia umana di avventura e vita. Cercare di collegare poi il tutto alla realtà inventando un filo logico che leghi le vicende. Video e foto di ieri ma anche di oggi e soprattutto i disegni di un amico ( Alberto Graia ) per raccontare tutto quello che c'era allora oltre l'immediatamente visibile, nel tentativo di creare una serata fra lettura e teatro. La storia di Pierluigi Bini, di Vito Plumari e delle loro avventure fra le Dolomiti e il Gran Sasso. "ERANO ROTTI E STRACCIATI" Val di Fassa, Canazei, 24 agosto 2013 alle ore 21,00 Ingresso libero http://www.youtube.com/watch?v=QQIac2hw0CA Andateci!
mercoledì 3 luglio 2013
L'UNESCO si sveglia nelle Dolomiti al suono delle marmitte
per saperne tristemente di più
http://www.youtube.com/watch?v=wGjDgYdaFqQ
http://dolomitesport.com/2011/12/unesco-dolomites-and-motorcycles
http://www.youtube.com/watch?v=wGjDgYdaFqQ
http://dolomitesport.com/2011/12/unesco-dolomites-and-motorcycles
martedì 7 maggio 2013
SELVAGGIO BLU "il libro" e Portfolii di Marco Rocca e Dan Patitucci
Mario Verin e Giulia Castelli Gattinara, ed. E.Spanu
lingua: italiano, tedesco, inglese
confezione: brossura
peso: 1020 g
prezzo: € 29.90
formato 24x24
175 pagine
La storia, le immagini, l'itinerario e i consigli utili e molte curiosità storico-culturali sul magnifico e misterioso territorio di Baunei. Una sola pecca (che gli autori-che sono cari amici- mi perdoneranno, spero): i bastoncini telescopici per camminare qui sono assolutamente sconsigliabili!
IL PROSSIMO 8 GIUGNO A BAUNEI c/o Centro Documentazione ci sarà la presentazione del Libro, ingresso libero. Qui le info per partecipare.
Marco Rocca, bravo fotografo e compagno di ormai svariate avventure Patagoniche, Himalayane e pluri-mediterranee (è al suo secondo Selvaggio Blu) mi ha mandato delle foto scattate durante Selvaggio Blu, appunto, fatto assieme lo scorso Aprile. Ne propongo qui una piccola selezione per farvi sognare. Com'é giusto che sia!
Non posso fare a meno di linkarvi al foto-racconto, sullo stesso itinerario, realizzato da Janine e Dan Patitucci (uno dei migliori fotografi di outdoor del pianeta) in compagnia del sottoscritto e del giornalista Tim Neville per il New York Times nel 2008. Qui le gesta.
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| clicca sulla copertina per acquistare il volume |
lingua: italiano, tedesco, inglese
confezione: brossura
peso: 1020 g
prezzo: € 29.90
formato 24x24
175 pagine
La storia, le immagini, l'itinerario e i consigli utili e molte curiosità storico-culturali sul magnifico e misterioso territorio di Baunei. Una sola pecca (che gli autori-che sono cari amici- mi perdoneranno, spero): i bastoncini telescopici per camminare qui sono assolutamente sconsigliabili!
IL PROSSIMO 8 GIUGNO A BAUNEI c/o Centro Documentazione ci sarà la presentazione del Libro, ingresso libero. Qui le info per partecipare.
Marco Rocca, bravo fotografo e compagno di ormai svariate avventure Patagoniche, Himalayane e pluri-mediterranee (è al suo secondo Selvaggio Blu) mi ha mandato delle foto scattate durante Selvaggio Blu, appunto, fatto assieme lo scorso Aprile. Ne propongo qui una piccola selezione per farvi sognare. Com'é giusto che sia!
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| Portu Quau |
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| Monte Caroddi (=carota) o Aguglia di Goloritzé |
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| Pomeriggio a Goloritzé |
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| Alba a Goloritzé |
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| Tra Oronnoro e Sisine |
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| Ginepro, Terebinto e Leccio su sfondo blu mare |
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| Cuile Salinas |
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| M.Cominetti e Marco Rocca nell'antro sospeso di Biriola |
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| Euro beach ph. Dan Patitucci |
mercoledì 20 febbraio 2013
PINK FLOYD e THE DARK SIDE OF THE MOON 40 anni dopo
WARNING: ulteriore partenza scialpinistica BERNER OBERLAND dal 19 al 22 maggio. VEDI QUI IL PROGRAMMA e tutte le INFO
C'E' DAVVERO TANTA NEVE!
Tutti hanno avuto una colonna sonora della propria vita che associano a una canzone, a un autore, a un libro in particolare o a un quadro.
Diversamente leggetevi cosa dice Martha Medeiros nella sua poesia "Ode alla vita", ma andiamo avanti.
Il mio interesse per la musica dei Pink Floyd risale, si può dire, alla mia infanzia, quando a casa di un amico, suo fratello maggiore ci onorava di ascoltare in assoluto silenzio, come si faceva allora e come ancora io faccio oggi a casa mia, la musica di quegli anni a cavallo tra i '60 e i '70.
Casse JBL, piatto AKAI, ampli MARANTZ, mangiacassette PIONEER, equalizzatore TEAC, il tutto sistemato davanti a un divano rosso su cui ci sedevamo più mestamente di quando prendevamo posto in chiesa per la messa. Sul muro un poster con Denis Hooper e Jack Nicholson che sfrecciavano su un chopper in American Graffiti e un altro con Joe Di Maggio alla battuta sul vertice del diamante. Rigorosamente in bianco e nero.
Era l'estate del 1973 e le tapparelle erano abbassate per tenere fuori gli implacabili raggi del sole, il fratello maggiore di Adriano ci ordinò di sederci sul famoso divano rosso, ricordo perfettamente i tre ospiti che eravamo.
La copertina di quel disco era tutta nera e delle strisce colorate come un arcobaleno rettilineo la solcavano diagonalmente passando attraverso una piramide di vetro, ce la passavamo tra le mani religiosamente mentre il disco girava già sul piatto.
La puntina si abbassò sul vinile e un fruscio quasi impercettibile diede inizio a una serie di suoni, voci e melodie che, da quell'anomima stanza buia di una torrida giornata estiva di 40 anni fa, si portò 5 ragazzini in un mondo parallelo, bello quanto inquietante, per i quasi 43 minuti di The Dark Side of the Moon. Questo il titolo.
Finita la musica ci guardammo in faccia con gli occhi stranamente lucidi. Non piangevamo ma sapevamo, anche e in parte inconsciamente, che ci era successo qualcosa che ci avrebbe segnato per la vita.
C'E' DAVVERO TANTA NEVE!
Cosa c'entra la storia di un disco con le montagne?
Apparentemente proprio nulla ma parlare solo e sempre di montagne può risultare noioso e poi tutti abbiamo anche altre vite e altri interessi, no?Tutti hanno avuto una colonna sonora della propria vita che associano a una canzone, a un autore, a un libro in particolare o a un quadro.
Diversamente leggetevi cosa dice Martha Medeiros nella sua poesia "Ode alla vita", ma andiamo avanti.
Il mio interesse per la musica dei Pink Floyd risale, si può dire, alla mia infanzia, quando a casa di un amico, suo fratello maggiore ci onorava di ascoltare in assoluto silenzio, come si faceva allora e come ancora io faccio oggi a casa mia, la musica di quegli anni a cavallo tra i '60 e i '70.
Casse JBL, piatto AKAI, ampli MARANTZ, mangiacassette PIONEER, equalizzatore TEAC, il tutto sistemato davanti a un divano rosso su cui ci sedevamo più mestamente di quando prendevamo posto in chiesa per la messa. Sul muro un poster con Denis Hooper e Jack Nicholson che sfrecciavano su un chopper in American Graffiti e un altro con Joe Di Maggio alla battuta sul vertice del diamante. Rigorosamente in bianco e nero.
Era l'estate del 1973 e le tapparelle erano abbassate per tenere fuori gli implacabili raggi del sole, il fratello maggiore di Adriano ci ordinò di sederci sul famoso divano rosso, ricordo perfettamente i tre ospiti che eravamo.
La copertina di quel disco era tutta nera e delle strisce colorate come un arcobaleno rettilineo la solcavano diagonalmente passando attraverso una piramide di vetro, ce la passavamo tra le mani religiosamente mentre il disco girava già sul piatto.
La puntina si abbassò sul vinile e un fruscio quasi impercettibile diede inizio a una serie di suoni, voci e melodie che, da quell'anomima stanza buia di una torrida giornata estiva di 40 anni fa, si portò 5 ragazzini in un mondo parallelo, bello quanto inquietante, per i quasi 43 minuti di The Dark Side of the Moon. Questo il titolo.
Finita la musica ci guardammo in faccia con gli occhi stranamente lucidi. Non piangevamo ma sapevamo, anche e in parte inconsciamente, che ci era successo qualcosa che ci avrebbe segnato per la vita.
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| Frozen Rats ph. Karin Pizzinini |
A questo link trovate la storia dei Pink Floyd, ben raccontata dai soliti bravi esperti e appassionati Assante e Castaldo, che di ogni pezzo dicono che è stato il migliore della band, ma sono da capire...
Nel nostro piccolo abbiamo celebrato questo inizio pluriventennale suonando diversi pezzi dei Pink Floyd per i nostri amici il 21 marzo scorso. Qui la nostra band.
martedì 19 febbraio 2013
ABBIAMO FATTO HELISKI IN CANADA... MA SIAMO FELICI?
| pisciata nei vecchi cessi di Serauta-Marmolada-Dolomiti |
Non è infatti di heliski in Canada che voglio parlare, ma di chi ci va.
E' vero, generalizzare è troppo facile, ma lo farò ugualmente, anche se so benissimo che tra chi va in Canada a fare heliski ci sono ottimi sciatori appassionati.
E' vero, generalizzare è troppo facile, ma lo farò ugualmente, anche se so benissimo che tra chi va in Canada a fare heliski ci sono ottimi sciatori appassionati.
Questo scritto delirante prende spunto dal fatto che sempre più numerosi “freeriders”, prima di venire a sciare fuoripista con me, scrivono tra le loro credenziali che hanno sciato in Canada usando l’elicottero. Premetto che non sono né pro né contro l’heliski in generale perché molto dipende da dove lo si fa: può essere molto remunerativo o molto stupido, ma non è di questo che voglio parlare.
| Mattia Maldonado a telemark in Val Chedul. |
Ora, io faccio la guida da trent’anni e ne ho viste di tutti i colori, belli e brutti, ma parlando di sci “libero” mi ricordo che nelle nostre Dolomiti nei primi anni '80 accompagnavamo fior di sciatori giù per canali ancor oggi considerati belli ripidi.
Ho avuto la fortuna di lavorare nelle Dolomiti con i francesi della scuola di sci estremo fondata da Patrick Vallencant di Argentiere/Chamonix e portavamo gruppi di sciatori nei canali Holzer e Joel al Pordoi o allo Staunies sul Cristallo, nella Val Scura del Sassongher , solo per fare qualche esempio, quando questi canali venivano scesi rarissimamente e da pochi specialisti.
Il ripido era di moda in Francia e i miei colleghi d’oltralpe chiamavano Val Merdì la Val Mesdì perché la trovavano noiosa e improponibile a chi si iscriveva a degli “stages di sci estremo”.
Ma ancora oggi, quando le previsioni meteo annunciano copiose nevicate i miei amici di Chamonix, Verbier e del Monterosa vengono a sciare qui appena fa bel tempo. Sarà che le Dolomiti sono un terreno per il fuoripista tutt’altro che banale? E che noi guide alpine di queste montagne, abituati al ripido e con la corda sempre pronta nello zaino, non siamo così malaccio?
Siamo forse arrivati in ritardo su molte cose ma di certo non c’è terreno che ci impensierisca più di tanto. Stop.
| Albi De Giuli in azione lungo la diretta dei Ciamurch-Sella-Dolomiti |
Oggi se qualcuno mi dice che ha fatto heliski in Canada so già che è un turista danaroso appesantito dal benessere e spaventato mortalmente dall’incertezza; che è stato messo comodo su un elicottero che lo ha depositato in cima a una discesa perfetta e che l’elicottero lo ha poi raccolto in fondo non appena la pendenza non gli consentiva più di scivolare a valle per portarlo in cima a un’altra discesa perfetta. Un beverone a base di cocacola per idratarsi e un paio di sci “fat” (come lui) ai piedi, per rendere il tutto fattibile et voilà, lo sciatore si sente invincibile e pronto ad affrontare ogni pendio.
Ma non nelle Dolomiti, dove ci sono le rocce, le pareti da aggirare, qualche metro a scaletta da fare e magari anche qualche metro in cui bisogna darci dentro con le braccia per spingere un poco o fare un po’ di lisca di pesce fino al pendio successivo.Pochi giorni fa uno mi ha detto seccatissimo perché doveva risalire circa 3 metri di dislivello in salita: "sono venuto a sciare in discesa!"
Certo è che con tutti quei caschi, paraschiena, occhialoni e accessori d’ogni foggia e peso, uno si muove pesantemente. Sciando fuoripista raramente si soffre il freddo. E’ uno sport, quindi ci si scalda.
Meglio essere leggeri, ma vaglielo a dire…
Insomma, se tra le credenziali che uno sciatore esibisce nel suo curriculum c’è l’heliski in Canada io tremo e mi dico: oddio cosa potremo fare senza cacciarci nei guai?
E’ come se uno mi dicesse che per scelta usa solamente uno sci, che ha lo zaino pieno di sassi o comunque qualcosa che lo impedisca terribilmente.
Certo tutta quella polvere, le tracce perfette, l’elicottero, i sigari cubani, i riconoscimenti a pagamento e tutti i soldi che uno deve sborsare per una settimana bianca come quella, rendono sicuramente soddisfatti quei personaggi che apprezzano questo modo di vivere la montagna d’inverno.
La felicità, però, è un’altra cosa.
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