mercoledì 29 febbraio 2012

Serate Film sul Cerro Torre


avvicinandosi all'elmo del Cerro Torre
RITMO LATINO SULLA OVEST DEL CERRO TORRE
Regia di Ramiro Calvo (Argentina 2006)

APPUNTAMENTI 2012

sponsor ufficiale







ROMA martedì 29 maggio ore 19
presso Patagonia partner store Guviexperience
Via Salaria, 179 a/b

BRESCIA giovedì 31 maggio ore 20
Patagonia shop Cariboo
presso Cinema Nuovo Eden
Via Nino Bixio 9

ARABBA (BL) martedì 5 giugno ore 21
a cura del Soccorso Alpino, presso
Sala Congressi, Via Boè 1

BUSTO ARSIZIO (VA) giovedì 7 giugno ore 21
C.A.I. sez. B.A.
presso Teatro S.Anna, Pzza. S.Anna 1, Villaggio S.Anna

MORBEGNO (SO) venerdì 8 giugno ore 21
Patagonia shop 3 Passi
presso Chiesa S.Giuseppe aula ipogea
Via 5°Alpini

INFO last minute: un problema familiare ha impedito la partenza dall'Argentina per l'Italia di Ramiro Calvo il 26/5. Il film sarà quindi commentato da ROLANDO GARIBOTTI alpinista e guida italo-argentino tra i più qualificati conoscitori al mondo del Cerro Torre.
Al 31 maggio le serate fatte hanno registrato il "tutto esaurito" e l'entusiasmo del dopo film è stato sempre superiore alle aspettative, segno della validità dello spettacolo proposto e dell'impegno di PATAGONIA e i suoi negozi nel promuoverlo a cui va un sentito GRAZIE!
Video di presentazione del film (clicca per vederlo)
Sinossi: un gruppo di 6 musicisti argentini fa una tournée suonando nei luoghi naturali più celebri del paese. Dalle Cascate di Iguazu al ghiacciaio Perito Moreno, dalle colonie di pinguini della Terra del Fuoco fino alla selva subtropicale ma... ma gli manca di suonare sulla montagna più incredibile della terra che è proprio in Argentina: il Cerro Torre!
Il Torre è anche una delle montagne la cui prima salita è stata a lungo discussa e contestata. Infatti nel 1959 Cesare Maestri disse di averne conquistato la cima lungo una via di estrema difficoltà. Nel 1959 non esisteva in alpinismo nulla di neppure paragonabile alla salita del Torre, eppure, Cesare Maestri sosteneva, e sostiene tutt'oggi, visto che il suo compagno Toni Egger morì nella discesa e con lui sparì la macchina fotografica con le foto di vetta, che la cima era stata raggiunta.
Nel 2005 Rolando Garibotti, Ermanno Salvaterra e Gianluca Beltrame salgono la linea del '59 senza incontrare nessuna traccia dei chiodi che Maestri (e Egger) aveva detto di avere infisso e quindi la salita viene omologata dalla comunità alpinistica mondiale come la "prima" lungo quel versante e viene battezzata: El Arca de los Vientos.
Maestri, incazzato nero, nel 1970 tornerà sul Torre per un altro versante armato di un compressore per fissare i chiodi nella roccia liscia, lasciando a 20 metri dalla cima quella macchina infernale in segno di spregio verso chi aveva messo in dubbio la salita del '59. Non considerandolo degno d'essere scalato, Maestri non salì il fungo di ghiaccio della sommità (alto 80 m). La cosa gli costò cara perché dopo le immani fatiche (54 giorni in parete d'inverno e 2 spedizioni) per portare fin lassù il compressore di 170 kg, la comunità alpinistica internazionale gli contestò anche questa salita perché non raggiunse la cima del fungo.
E' dell'ultima ora (gennaio 2012) che due alpinisti canadesi hanno schiodato quasi completamente la Via del Compressore di Maestri del '70. L'ambiente alpinistico mondiale è letteralmente "infiammato" e diviso tra chi condanna e chi approva la mossa dei due giovani fuoriclasse nordamericani.
Il Cerro Torre non smette di essere al centro delle polemiche e ...dei sogni di molti.

Torniamo ai nostri musicisti del film che stanno discutendo se suonare al Torre dal vivo o in playback per non doversi portare fin lassù tutti gli strumenti musicali.
I 6 partono (in realtà sono alpinisti fortissimi!) e raggiungono la cima per il versante ovest compiendo la prima salita in stile alpino della Via dei Ragni di Lecco, aperta nel 1974, e considerata ormai ufficialmente la "prima" salita del Cerro Torre assoluta, già tentata nel 1958 da Walter Bonatti e Carlo Mauri e poi nel 1970 da Casimiro Ferrari e Piero Ravà (che arrivarono a 250m dalla cima), realizzando, oltre all'exploit alpinistico, un film straordinariamente spettacolare, ironico e divertente per ogni tipo di spettatore.

Il finale a sorpresa, infatti, gioca ironicamente sul parallelismo tra playback musicale ed etica alpinistica, lasciando lo spettatore letteralmente a bocca aperta.

I 6 musicisti-alpinisti realizzeranno il loro sogno evidenziando il lato umano e ludico dell'alpinismo demolendo retoriche e schemi eroici purtroppo ancora molto in voga qui in Europa, e...raggiungendo la cima!


Il film al Filmfestival di Trento ha vinto ben 2 premi nel 2007 (Premio del pubblico come miglior film alpinistico e Premio degli studenti dell'Università di Innsbruck a registi con meno di 33 anni d'età, Ramiro Calvo allora ne aveva 32) e altri 28 riconoscimenti gli sono arrivati da tutti i Filmfestival del mondo a cui ha partecipato fino ad oggi. A quello di Banff è stato considerato tra i 5 migliori film di alpinismo di tutti i tempi.
Ramiro Calvo, il regista, nonchè Guida di Montagna UIAGM, sarà in Italia nei mesi di Maggio-Giugno 2012 per una seconda tournée con il suo stupefacente film.
Per questioni logistiche le proiezioni dovranno concentrarsi tra metà maggio e il 7 giugno, periodo in cui Ramiro sarà in Italia.
Posso solo aggiungere che, secondo il mio modesto parere, si tratta del film di alpinismo più bello che ci sia e che lascia a bocca aperta qualsiasi tipo di pubblico. Una cosa diversa da tutte le altre!

Foto arch.Ramiro Calvo

Gli interessati a organizzare una serata, possono contattarmi al n. 327.7105289 o scrivere info@marcellocominetti.com

lunedì 27 febbraio 2012

ADDIO AI TREK DELL'ANNAPURNA CIRCUIT E DELL'ALTO MUSTANG CAUSA COSTRUZIONE STRADA

Probabilmente è successo ovunque. Nelle nostre disastrate Alpi da decenni le strade ci fanno arrivare dappertutto, assieme alle funivie, permettendoci vacanze confortevoli.Mi è capitato di recente di percorrere due trekking in Himalaya: l’Alto Mustang e il Circuito dell’Annapurna trovando delle strade carreggiabili al posto dei sentieri.Le strade che vi si stanno costruendo non sono totalmente terminate ma lo saranno a breve perché i lavori avanzano a tutta velocità e già su molti tratti ci sono delle auto che percorrono avanti e indietro lunghi tragitti collegabili tra loro da brevi tratti a piedi.Le popolazioni di quei posti sono contente dell’arrivo della strada, penso, come sono stati contenti i miei bisnonni quando la strada ha collegato il loro paese di montagna alla statale di Alemagna. Maggiore mobilità, meno fatica e più possibilità di contatti esterni, trasporti più veloci e meno costosi, sono solo alcuni dei vantaggi che porta l’avere una strada carrabile sotto casa. Non percorrerò più quei due bellissimi itinerari perché preferisco camminare sui sentieri e, secondo me non ne vale più la pena, ma certamente non posso lamentarmi – e con chi? – della scomparsa di un mondo che l’arrivo della strada ha modificato profondamente. Lamentarmene sarebbe egoistico e ignorante eppure quante voci si sentono scagliarsi contro l’avanzare del progresso in luoghi che gli stessi vorrebbero tenere nell’arretratezza al solo scopo di utilizzarli come un loro giardino in cui esercitare le loro piccole passioni?Senza calcolare che quegli stessi che si lamentano vivono a casa loro circondati da tutte quelle cose di cui dovrebbero privarsi, secondo loro, quelli che vivono nelle, sempre meno remote, vallate himalayane. Solo per fare un esempio geografico.
Le pressioni di ogni genere esercitate dalla Cina sul piccolo stato nepalese stanno dando sicuramente una forte spinta alla costruzione di strade nelle zone di cui sopra perché significa aumentare i commerci e le possibilità di controllo di un gigante su un paese, il Nepal, schiacciato tra India e Tibet , appunto.Negli ultimi 40 anni ho visto con i miei occhi cambiare radicalmente molti luoghi da quando sono stati raggiunti da strade o dove sono state asfaltate le vecchie sterrrate che esistevano già ma erano più scomode e richiedevano più tempo per essere percorse. Mi vengono in mente la Carretera Austral in Cile, la Ruta 40 in Argentina e, senza andare così lontano, moltissime strade interne della Sardegna dove negli anni ’70 era raro trovarne una asfaltata, mentre ora le principali lo sono tutte. I pastori, giustamente passati dall’asino alla Land Rover, non rimpiangono di certo i tempi andati, chiedeteglielo.
In definitiva sconsiglio a ogni TREKKER la percorrenza del classico Circuito dell’Annapurna e dell’Alto Mustang, luoghi che comunque restano paesaggisticamente e culturalmente molto belli e interessanti, a favore di altri itinerari nella stessa zona (a meno che non si ami passeggiare su strade percorse da camion e trattori). Suggerisco il versante orientale dell’Alto Mustang molto più impervio e impegnativo fisicamente e privo di lodges e il meraviglioso Santuario dell’Annapurna che, anche se è molto popolato e ben servito turisticamente resta uno dei classici più meritevoli di essere percorsi.









Clicca sulla foto per ingrandirla


Foto1:la strada che arriva a Lo Manthang dalla Cina


Foto2:i tornanti che si inerpicano sul Thorong La da Muktinat lungo l'Annapurna Circuit


Foto3:taxi nell'Alto Mustang


Foto4:escavatore nell'Alto Mustang

domenica 12 febbraio 2012

K&K operazione Cerro Torre “Il giorno prorompe in tutta la sua bellezza, spazzando via i fantasmi della paura della notte”

Poche settimane fa due giovani alpinisti nordamericani hanno schiodato la Via del Compressore sul Cerro Torre. I siti di alpinismo di tutto il mondo ne parlano e la comunità alpinistica mondiale è divisa tra chi è a favore e chi è contro. Ognuno prende posizioni, nella maggior parte dei casi, assolute. Qui provo a prenderne una anch'io perché amo il Torre e, in qualche modo, quasi tutte le persone che ci si sono spellate le dita sopra.


In vita mia due persone mi hanno fatto sognare: Roger Waters e Cesare Maestri.Prima di morire vorrei cenare con il primo, magari suonarci la chitarra e parlare di musica, mentre col secondo ho cenato una sera, io e lui, davanti a una bottiglia di quello buono e abbiamo parlato della vita. Anche del Torre, ma soprattutto della Patagonia in generale e delle donne argentine. Perché siamo due uomini.


“2000 metri della nostra vita” è uno dei più bei libri che io abbia letto da ragazzo e mi ha cambiato la vita. Sì, perché ho deciso di fare l’alpinista e pure di viverci, proprio dopo quella lettura. E’ un libro anche pieno di retorica e orgoglio, sentimenti di cui sono privo, ma che sono profondamente umani.
Quella sera mi tremavano le gambe sotto il tavolo perché stavo parlando con uno dei miei due idoli, e dopo di allora la mia stima e simpatia verso Cesare Maestri crebbero ancora di più.
Mi è sempre piaciuta la sua frase: l’alpinismo è bello perché ognuno lo fa come vuole! Così slegata da canoni e regole che parlare d’etica sembrerebbe come portare il diavolo a pregare in chiesa.


E’ stato proprio Rolo Garibotti, la scorsa estate, a farmi notare che sulla Sud della torre Trieste in Civetta c’é una lunga fila di chiodi a pressione che si chiama Via della Libertà. Ci abbiamo riso su perché ci è sembrata assurda, a vederla con gli occhi di oggi, ma penso che chi aprì quella via tanti anni fa in quel momento si sentisse libero.
Quando Cesare Maestri stava cercando i soldi per partire per la Patagonia nel ’70 avrebbe fatto qualsiasi cosa per trovarli. Aveva un fuoco dentro che ardeva che ho visto anche in Colin Haley prima di un’annunciata finestra di bel tempo in Patagonia, tanto per restare in argomento.
Nel lussuoso ufficio del responsabile dell’Atlas Copco a Milano il “compressore” l’avevano nascosto dietro a una tenda, quel giorno del 1970, e a Maestri avevano messo in mano una pistola che forava il granito (ce n’era un bel blocco lì sul pavimento) come fosse burro. L’assegno per partire era già pronto e firmato lì sul tavolo e Cesare Maestri se lo mise in tasca con gli occhi lucidi dall’emozione. Dopo le strette di mano di rito e con un piede già fuori dalla porta, Maestri venne richiamato col tono di chi ha un dettaglio dell’ultimo momento: dimenticavo di dirle, caro Maestri, che per fare funzionare la pistola dovrà portarsi in Patagonia questo. E scorrendo la tenda, dietro la quale si insinuava un tubo di gomma blu, apparve il “mostro”: un compressore a motore a scoppio che per farlo funzionare sarebbero serviti in più, benzina e… ricambi, non si sa mai. Lo porterà con sé, vero? Sì, fu la risposta. E voi cosa avreste risposto?


Certo, il Torre è così bello che proprio là doveva andare a piantare tutti quei chiodi, cazzo, ma l’avventura che quegli uomini vissero d’inverno in un posto sperduto com’era l’estancia Fitz Roy (così si chiamava il posto dove oggi c’è El Chaltén) fu una di quelle che sarebbe piaciuto vivere a ognuno di noi.
Mi ricordo ancora dell’anarchia patagonica di ormai molti anni fa, quando arrivavi ai piedi delle montagne e ti costruivi una casa con accetta e tronchi. Provate a farlo ora. E non solo queste cose sono cambiate laggiù.


Portare il compressore lassù sta a Maestri e compagni come la casetta di Infinito Sud sta a Salvaterra e compagni. Non giudico lo stile ma il lato simbolico, quasi mitologico, e soprattutto la componente avventurosa delle due imprese. Chapeau, mi viene da dire a entrambi i team.
E poi la storia del ’59, sarà pure una bugia, perché lo è, ma questo non toglie nulla alla stima che ho per Maestri, semplicemente perché è un uomo con tutti i suoi pregi e difetti. Per me il pregio più grande è stato quello di avermi fatto sognare cambiandomi la vita, non è poco.
Parlando con Rolo e altri amici di El Chaltén, ho sempre sostenuto che una pecca editoriale di “2000 metri della nostra vita” è stata quella di non avere avuto la traduzione in lingua inglese e sostengo tutt’ora che andrebbe fatta. Molti dei suoi detrattori rivaluterebbero scelte da lui fatte a suo tempo e, cosa molto più importante, il suo lato umano, insieme a quello della coautrice e moglie Fernanda. Non parlo mai di quello alpinistico, se ne parla già troppo. Il figlio Gian dovrebbe animarsi e trovare un editore inglese o americano.
Personalmente ho la massima stima sia di Rolo Garibotti, che è un mio caro amico, sia di Cesare Maestri e credo che la polemica che li vede da molto tempo contrapposti esista perché sono due personaggi “estremi” agli estremi di due epoche. La precisione di Rolo nella sua indagine sulla presunta via del ’59 conclusasi con la salita, per ben 2 volte, di quel versante lo mette ai miei occhi tra i più meticolosi, oltre che bravi, alpinisti di tutti i tempi. Maestri, di contro, ha sempre detto di non essere un ”preciso”, ma di essere semmai, sintetizzo io, un sanguigno poco incline a tenere diari e annotazioni.
Ho apprezzato molto l’esempio fatto da chi ha scritto che tutti esultiamo se si demolisce un ecomostro architettonico degli anni ’70 -tranne il proprietario forse, aggiungo- e quindi dobbiamo essere contenti che K&K abbiano tolto i chiodi di Maestri sempre del ’70. Non fa una piega. Io sono per la pace, quindi dico grazie a Cesare Maestri che li ha piantati e grazie a K&K che li hanno tolti.Certo che l'azione in sè avrebbe potuto essere più democratica, ma capisco pure che da lassù prendere decisioni democratiche è pressoché impossibile.


Il Torre, a cui di tutta ‘sta storia non gliene frega niente, resterà la montagna più difficile del mondo per gli appassionati di record, ma per gli amanti dell’avventura, ovvero dell’incertezza, sarà sempre teatro di gesta umane indimenticabili. Questo è l’alpinismo, secondo me.


La storia resta,come restano ora i buchi nel granito, e io ogni tanto me la rileggo e mi emoziono ogni volta esattamente come mi emoziono leggendo quella pagina del catalogo Patagonia (quella che fa i vestiti) in cui Rolo racconta la traversata dal Cerro Standhardt al Torre. Lì gli estremi si toccano, sono entrambi umani.


“Il giorno prorompe in tutta la sua bellezza, spazzando via i fantasmi della paura della notte”. C’è tanta poesia e tanta realtà e umanità in una frase come questa, se non sbaglio è la didascalia di una foto in “2000 metri della nostra vita”, che da sola vale l’esistenza stessa del Cerro Torre e i suoi dintorni. Anzi no, ci metto anche il pensiero di Rolo a sua nipote quando è arrivato stremato in cima al Torre dopo la traversata. Leggetevelo se non l’avete ancora fatto.
Questa della schiodatura del Torre è una storia in sette ottavi, come il giro di basso di Money scritto da Waters nel ‘72,(formidabili quegli anni) irregolare ma perfetta per l’orecchio e il cuore.
mc