venerdì 3 dicembre 2010

Il "dopo TREKKING" in NEPAL novembre 2011

Si sono conclusi i due trekking nell' Himalaya dello stupendo Nepal rispettivamente al KalaPathar 5650m/Campo Base dell' Everest e all' Annapurna Sanctuary dal 6 al 29 novembre scorsi.
L'elevato numero di partecipanti conferma ancora una volta l' interesse che questo tipo di attività sportivo-culturale, ha verso gli appassionati di viaggio e trekking in genere. Infatti sono itinerari che richiedono si una discreta forma fisica, ma ancor più necessitano di una predisposizione mentale volta alla curiosità. Non si vedono solamente montagne straordinarie: le più alte del globo, ma si transita attraverso un intorno umano talmente diverso dal nostro da far vacillare più di una sicurezza di tutte quelle che ci siamo nel tempo costruiti. Mi spiego, gli abitanti delle vallate himalayane trasmettono al visitatore tutta la loro naturale saggezza con il loro stile di vita parco, essenziale ma di enorme sostanza, e noi che arriviamo lì con l' ultimo modello di giaccavento dalle mille diavolerie tecniche costosissime, restiamo disarmati dall' inutilità che il gesto di essercela comprata a casa nostra ci rappresenta mentre siamo là. Questo è solo un esempio che si rifà alle domande che spesso mi sento rivolgere prima della partenza: è meglio questa o quella marca? Prende il cellulare? C'è il dottore? Vanno bene queste calze? perchè il negoziante che me le ha vendute dice che.... E' meglio il wind-stopper o il wind-centravanti? Dove collego l'asciugacapelli? E ce ne sarebbero a milioni se volessi annoiarvi o farvi sbellicare dalle risate, che dopo un po' è lo stesso.
VENIAMO AI TREKKING
Risalire la valle dell' Everest, detta del Khumbu, fino ai piedi di questo colosso assoluto è una passeggiata dal punto di vista tecnico mentre lo è meno da quello dell'altitudine perchè si fa presto a prendere quota e bisogna stare attenti a non soffrirne in maniera pericolosa. Non serve essere atleti, basta essere escursionisti alpini assolutamente normali e di ogni età. Un po' di esperienza in tal senso è l' ingrediente indispensabile per non trasformare un piacevole trek in tragedia e questo aspetto, quello della quota, è quello spesso a torto trascurato. L'alta quota non è un problema se si affronta con la dovuta lentezza per dare tempo all' organismo di acclimatarsi a dovere. Il mio ruolo professionale di guida esperta durante questi viaggi è soprattutto volto a questo aspetto. Di contro si è circondati dalla maestosità del Kangtega, del Tamserku, dell' Ama Dablam, del Pumori e del Nupste e del Lohtse, cime al cui confronto l'Everest sembra un cugino bruttino di secondo piano. Il tutto è condito dal passaggio tra i villaggi Sherpa impregnati di sacralità buddista come non accade in nessun'altra vallata. La visita a un monastero (quello di Tyangboche a 3800m. è uno dei luoghi di culto del buddismo tibetano più importanti) durante una Puja (funzione simile a una messa ma molto più coreografica) è un' esperienza scioccante per l' intensità dell'emozione profonda che rilascia, tanto per fare un esempio. La salita alla cima del Kalapathar è faticosa per la quota (5600m) ma è una meta possibile una volta giunti ai suoi piedi. Il sentiero è modestamente inclinato e ben tracciato e la vista è tra le più spettacolari del pianeta! La durata di un viaggio così è di 16gg dall'Italia.
Il Campo Base dell' Annapurna più conosciuto come Annapurna Sanctuary, invece è un percorso totalmente diverso. Si parte da una quota molto bassa di ca. 900m per arrivare a una massima di relativamente modesta entità di 4170m. appunto. Questo non significa che non si faccia fatica, anzi, forse dal punto di vista fisico questo trek è di poco più impegnativo di quello precedente. La differenza altimetrica fa si che nei primi giorni si transiti lungo zone rurali abitate di interessantissimo rilievo, tra risaie e banani e giungla fitta di rododendri abitata da leopardi e tigri, con le cime innevate a fare da sfondo, che nei primi giorni sembrano irraggiungibili. Ma man mano che si avanza, tra molti saliscendi pittoreschi, che svelano bellezze continuamente, e che fanno prendere quota molto gradualmente quasi senza accorgercene, le cime si ingigantiscono e l'inscalato Macchapucchare (6970m) cambia forma fino a svelare quella caratteristica a coda di pesce per cui viene chiamato "Fish Tail Peak" e l'Annapurna Sud sembra precipitare sui tetti di Gandruk, uno dei villaggi Gurung più pittoreschi.
Quando poi alla fine si entra nel "Santuario", le cime circondano il sentiero, la foresta scompare improvvisamente e ci si sente nella rarefattezza dell'alta quota in pochi minuti. Vi sono pochi posti dove l'Himalaya abbraccia a 360° il visitatore come succede qui. Da quassù è facile individuare le vie di salita all'8000 più temuto e meno salito di tutti i 14 della terra e il Tent Peak di 5600m. si propone come meta finale per l'escursionista (l' impegno è analogo a quello richiesto dal Kalapathar) che si ritrova circondato dalle pareti impressionanti del Gangapurna, degli Annapurna e del Singku Chuli. Questo trek si può fare in tre diversi modi percorrendo parti di itinerario differenti e può durare da 8 a 12 giorni.
Se volete vedere le foto fatte da tutti i partecipanti andate su www.mypicturetown.com (by NIKON) chiedendomi via email la password (info@marcellocominetti.com).
Ringrazio per la logistica l'agenzia IL NODO INFINITO, garanzia di qualità dei miei viaggi e spedizioni, e il mio collega di Corvara Manuel Agreiter per l'aiuto professionale durante il trek all' Everest, mio figlio Tommaso, oltre ovviamente tutti i partecipanti!